Sfulingo (N.113) di Rabindranath Tagore 

Quando la luce del giorno 
scende nelle tenebre profonde
per riempire l’anfora,
vengo, da solo, alle acque del lago.
Guardo attento; la stella della sera,
senza compagne,
specchia il suo pallore 
nelle acque calme.
Non affonda, non si spegne,
le onde non la fanno scomparire:
sembra che il ricordo delle mie veglie
nelle notti senza successo 
sia rimasto per sempre segnato
sull’oscuro schermo del tempo.
Quelle ombre 
sono le parole della fiamma
inutile della mia vita.

Sfulingo (Scintille) di Rabindranath Tagore

Sfulingo (“Scintille” in lingua Bengali) è una raccolta di liriche di Tagore, pubblicata nel 1961 nel primo suo centenario della nascita.
Intitolata  Sfulingo per la brevità delle poesie ma sopratutto per la vivacità e la chiarezza dei versi e dei pensieri.
Le 260 liriche incluse nella scelta sono impressioni, auguri, ricordi, scherzi, pensieri d’occasione, ma non per questo in Sfulingo si verifica una caduta nell’ispirazione artistica di Tagore:
anche in questi versi improvvisati la sua vena poetica è pari a quella delle opere più alte.
Nella traduzione Italiana, purtroppo, vanno in parte perse l’armonia e la musicalità del verso di Tagore. 
Ho vagato con grande sete:
la vita è solo cercare.
Ho composto innumerevoli versi
ho accumulato innumerevoli pesi.
Potrò portare quello che non ho ancora avuto?
fino alla meta,sull’altra sponda dell’oceano?
Si spezzerà la corda dell’arpa
quando vibrerà per i canti
che non ho ancora cantato?

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