Di Passaggio (live 1997) –  Franco (Francesco) Battiato 

Tauto teni zon kai 

teteenekos kai egregoros 

kai kateeeudon kai neon kai 

geeeraion tade gar 

metapesonta ekeina esti 

kakeina palin tauta. 

Passano gli anni, 

i treni, i topi per le fogne, 

i pezzi in radio, 

le illusioni, le cicogne. 

Passa la gioventù, 

non te ne fare un vanto: 

lo sai che tutto cambia, 

nulla si può fermare. 

Cambiano i regni, 

le stagioni, i presidenti, le religioni, gli urlettini 

dei cantanti…… 

e intanto passa ignaro 

il vero senso della vita. 

Si cambia amore, idea, umore, 

per noi che siamo solo di passaggio. 

L’Informazione, il Coito, la Locomozione. 

Diametrali Delimitazioni, 

Settecentoventi Case. 

Soffia la Verità 

nel Libro della Formazione. 

Passano gli alimenti, 

le voglie, i santi, i malcontenti. 

Non ci si può bagnare 

due volte nello stesso fiume, 

né prevedere i cambiamenti di costume. 

E intanto passa ignaro 

il vero senso della vita. 

Ci cambiano capelli, denti e seni, 

a noi che siamo solo di passaggio. 

Eipaz Kleombrotoz _pas hélie chàire Kleombrotos 

wmbraÉiwthz hlat aj ufhlou 

Hombrakiotes hèlat ‘ af ‘ hupselù 

teiceoz eiz Aden, teicheos eis Aìden, 

axion ouden idwn Janatou axion udèn idòn thanàtu 

ÉaÉon, alla Platwnoz kakòn allà Plàtonos 

(hen to peri psuches gramm 

‘analexamenos). 

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La canzone si apre con la voce di Manlio Sgalambro, che legge un passo del filosofo presocratico Eraclito di Efeso in greco antico. Il testo è incentrato sulla fugacità dell’esistenza terrena e sul continuo stato di mutamento e movimento che coinvolge il mondo. A quest’ultimo aspetto fa da preludio il frammento di Eraclito, che fu appunto il filosofo a cui viene attribuita la dottrina del panta réi, «tutto scorre», ossia dell’eterno divenire.


Un’altra frase, citata all’interno della canzone, sembra esplicitamente ripresa da Eraclito: «Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume».
(Wikipedia)

Il Diritto alla Felicità 

Quella sera il padre Gribomont accettò di andare a cena a casa di un amico. Durante la cena il figlio più piccolo, vedendolo vestito in quel modo, non gli toglieva gli occhi di dosso e gli chiese: “Chi sei?”. “Un monaco”, rispose il padre. E lui di rimando: “Cosa fai?”. “Mi alzo alle quattro ogni mattina…”. “Alle quattro? E cosa fai alle quattro?”. “Comincio ad essere felice”, replicò prontamente il monaco.
Ogni uomo deve rispondere così, perché tutti abbiamo diritto alla felicità. Siamo stati creati per essere felici. Ma cos’è la felicità? 

È la pienezza di quella gioia di cui il cuore ha bisogno. 

Una persona senza gioia è come una barca a vela senza vento, come una macchina con la benzina di pessima qualità: non carbura bene. 

Dalla felicità del cuore dipende la qualità della vita e l’operosità di ciascuno. Chi non è felice non vive, spesso si lascia vivere, non produce, o produce male, per cui può diventare pericoloso. 

Il comandante della pattuglia delle Frecce Tricolori mi disse: “I miei uomini, anche se addestrati e pronti, quando salgono sull’aereo devono essere soprattutto sereni e felici. Personalmente tengo i contatti con le loro famiglie, perché se tutto non è ok non li lascio partire”. Uno stupendo spettacolo di tecnica potrebbe trasformarsi in tragedia. 

Senza la felicità nel cuore non si vola alto. 

Dio vuole la nostra felicità come ogni padre la desidera per i propri figli. “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”, ci ha detto Gesù e attraverso S. Paolo ci ha fatto sapere: “Siate sempre lieti… questa è la volontà di Dio verso voi” [l Tess. 5,16]; “Rallegratevi nel Signore sempre, ve lo ripeto, rallegratevi” [Fil.4,4]. 

A quanto pare, allora, la felicità è un ordine, un dovere… proprio così. Perché se non si trovano le ragioni per la propria felicità, non c’è ragione per vivere. 

Eppure quest’ordine di Dio non vale solo quando tutte le cose vanno bene, tutto corre liscio, ma anche quando ci sono le prove e le sofferenze: bisogna essere lieti nonostante le croci e i dolori. 

“Siate lieti” questa è la volontà di Dio [Fil. 3,1] .

Lettera Pastorale di Mons. Giuseppe MANI, Arcivescovo Ordinario Militare d’Italia