Siamo tutti Africani

  
L’uomo moderno (Homo sapiens Linnaeus, 1758; dal latino “uomo sapiente”) è un primate della famiglia degli ominidi ed è l’unica specie vivente del genere Homo.

Il periodo che va dal paleolitico medio, circa 200 000 anni fa, all’epoca odierna, vede la comparsa in Africa orientale e la diversificazione della specie Homo sapiens Linnaeus, 1758. Secondo le teorie prevalenti, dal continente africano, circa 65-75 000 anni fa (o secondo altre evidenze alcune decine di migliaia di anni prima), in stretta coincidenza con un evento di fortissima riduzione della popolazione globale, tuttora in fase di definizione, parte della specie iniziò un percorso migratorio che attraverso un corridoio medio orientale la portò a colonizzare l’intero pianeta.

Fonte: Wikipedia 

  

Love,love,love: Vergognatevi!

Questo ha deciso l’Europa:
Migranti, se sono rifugiati politici possono ottenere il permesso di soggiorno, se invece fuggono dalla fame e dalla miseria devono essere rispediti al loro paese, dove rischiano la galera e anche la pena di morte.
Nel mondo ci sono almeno 50Milioni di persone discendenti dei nostri migranti che sfuggivano dalla fame più nera che c’era in Italia nei primi anni del 900.

Foto di migranti Italiani del 1905:

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Liberté, Égalité, Fraternité

Libertà, Uguaglianza, Fratellanza è il motto nazionale della Repubblica Francese.

Nella Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino, parte integrante e iniziale della Costituzione Francese dell’anno III (1795), la Fraternité, terzo elemento del motto repubblicano, è definita così: «Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi;

venti del sud

Successivamente, nel libro La Costituzione, o Progetto di Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 vengono ripresi e perfezionati gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza che verranno progressivamente adottati a motto e simbolo.

Poi, le Costituzioni del 1946 e 1958 riconoscono autorevolmente il valore che il triplice motto ha per la storia del Paese d’oltralpe.

venti del nord

Liberté, Égalité, Fraternité rappresentano un valore così grande da travalicare i confini della Francia, sono simboli che hanno portata e rilevanza universali. Questo motto, nato dalla fucina d’idee della rivoluzione francese, è un caposaldo irrinunciabile della moderna cultura dell’Occidente.

«Noi non torniamo indietro» e «via la polizia»: urlano i profughi migranti che si trovano ancora sulla scogliera a Ventimiglia,  irritati dalla presenza della polizia e dei carabinieri.
Vogliono solo passare in Francia per andare nel Nord Europa dove hanno amici e parenti ma  vengono respinti dalla gendarmi Francesi. Sono alcune centinaia,molti sono Eritrei scappano dalle dittature,dalla fame, dalle carestie e dalle guerre.

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Eritrea:Lo stato prigione
Almeno diecimila prigionieri politici. Leva obbligatoria fino a 50 anni per gli uomini e 40 per le donne. Obbligo di versare una percentuale dei guadagni per chi fugge all’estero. Pena: ritorsioni contro le famiglie. E’ l’Eritrea di Isaias Afewerki.
Dal Manifesto.it :
Marco Omizzolo, Roberto Lessio

EDIZIONE DEL
27.11.2014
In Eri­trea da anni domina uno dei regimi più vio­lenti al mondo. Il dit­ta­tore Isa­ias Afewerki, al potere dal 1993, non ha scru­poli con la popo­la­zione locale e con quanti cer­cano di scap­pare dal paese. Chi sta con lui vive, chi lo con­te­sta muore o è costretto a fug­gire. Ricor­dare la vio­lenza di que­sta dit­ta­tura è utile in vista della con­fe­renza mini­ste­riale orga­niz­zata dal vice­mi­ni­stro per gli Affari Esteri Lapo Pistelli per oggi e domani a Roma con lo scopo di lan­ciare il Pro­cesso di Khar­toum: un dia­logo raf­for­zato tra i paesi afri­cani e l’Ue per impe­gnarsi sulla gestione delle migra­zioni. Alla con­fe­renza pren­de­ranno parte i rap­pre­sen­tanti dei paesi di ori­gine e tran­sito della Horn of Africa Migra­tory Route, la prin­ci­pale rotta migra­to­ria verso l’Europa, tra i quali uno del governo eri­treo. In con­co­mi­tanza, il Comi­tato Giu­sti­zia per i nuovi desa­pa­re­ci­dos ha con­vo­cato per domani una con­fe­renza stampa alla Camera dei depu­tati per denun­ciare le morti di migranti nell’area medi­ter­ra­nea, rico­struire la verità, san­zio­nare i respon­sa­bili e ren­dere giu­sti­zia a vit­time e fami­liari. A par­tire da quelle del regime eri­treo. I por­ta­voce del Comi­tato, tra cui Enrico Cala­mai, chie­dono che il Pro­cesso di Khar­toum non impe­di­sca all’Italia di con­dan­nare Afewerki e di soste­nere il popolo eri­treo, vit­tima di una dit­ta­tura che ha can­cel­lato ogni libertà, tutti i diritti civili e poli­tici, qual­siasi ten­ta­tivo di oppo­si­zione.