Sogni – Rabindranath Tagore

Finisci allora quest’ultima canzone e dividiamoci.
Dimentica questa notte
ora che la notte non c’è più.
Chi provo a stringere tra le braccia?
I sogni non possono essere imprigionati.
Con mani avide stringo al mio cuore il vuoto
e il mio petto ne resta ferito.
Rabindranath Tagore

L’ombra della luce

L’ombra della luce
Difendimi dalle forze contrarie
La notte nel sonno quando non sono cosciente
Quando il mio percorso si fa incerto
E non abbandonarmi mai
Non mi abbandonare mai
Riportami nelle zone più alte
In uno dei tuoi regni di quiete
È tempo di lasciare questo ciclo di vite
E non abbandonarmi mai
Non mi abbandonare mai
Perché le gioie del più profondo affetto
O dei più lievi aneliti del cuore
Sono solo l’ombra della luce
Ricordami come sono infelice
Lontano dalle tue leggi
Come non sprecare il tempo che mi rimane
E non abbandonarmi mai
Non mi abbandonare mai
Perché la pace che ho sentito in certi monasteri
O la vibrante intesa di tutti i sensi in festa
Sono solo l’ombra della luce
Fonte: LyricFind
Compositori: Francesco Battiato
Testo di L’ombra della luce © Sony/ATV Music Publishing LLC

Perché chiedo dove sei? – Pedro Salinas

Perché chiedo dove sei,

se cieco non sono,

se assente tu non sei?

Se ti vedo

andare e venire,

te, il tuo corpo alto

che termina in voce,

come in fumo la fiamma,

nell’aria, impalpabile.

E ti chiedo se,

e ti chiedo di che sei,

di chi;

ed apri le braccia

e mi mostri

l’alta immagine di te,

e mi dici ch’è mia.

E t’interrogo sempre.

Pedro Salinas

Fernando Pessoa

Non sono nulla, non posso nulla, 
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere, 
né so se devo essere, 
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore.
.
Fernando Pessoa

Emily Bronte

Non dovresti conoscere la disperazione

se le stelle scintillano ogni notte;

se la rugiada scende silenziosa a sera

e il sole indora il mattino.

Non dovresti conoscere la disperazione – seppure

le lacrime scorrano a fiumi:

non sono gli anni più amati

per sempre presso il tuo cuore?

Piangono, tu piangi, così deve essere;

il vento sospira dei tuoi sospiri,

e dall’inverno cadono lacrime di neve

là dove giacciono le foglie d’autunno;

pure, presto rinascono, e il tuo destino

dal loro non può separarsi:

continua il tuo viaggio, se non con gioia,

pure, mai con disperazione!

Emily Bronte

Udire

I pensieri

si eclissano

dietro forme nuove

e contorte

così da impedire alla mente

di poter raggiungere la meta visibile.

Sta in una falsa immobilità,

il senso.

E risuona come dissonanza

inaspettatamente ricca di suoni

sentibili anche

senza essere uditi.

da ” Luoghi” di Federica Santoro

*Non c’è altro. Solo la donna*Jaime Sabines*

Non c’è altro. Solo la donna per rallegrarci,

solo occhi di donna per riconfortarci,

solo corpi nudi,

territori in cui l’uomo non si stanca.

Se non è possibile dedicarsi a Dio

nell’epoca della crescita,

che cosa dare al cuore afflitto

se non il circolo di morte necessaria

che è la donna?

Siamo nel sesso, bellezza pura,

cuore solo e pulito.

Bruno Amore – Il tremore d’una volta

.

Quel primo tremore delle dita

non l’ho scordato e non lo scordo mai

era una carezza che pareva ardita

e la sua pelle un attimo toccai.

Guardava altrove, lei, presa d’impaccio

ma di sottecchi le rubai un sorriso

mentre la trassi a me in un abbraccio

tra tanti sospiri e stare viso a viso

immobili tesi coi sensi allibiti

mi porse le labbra una volta sola

la volli ancora, avendone falliti.

E con le mani ardenti non come ora

strinsi le sue fattesi irrequiete

in una stretta d’affetto che accalora

la voglia di non so che, non dava requie.

Ora le guardo, ogni tanto, sembrano quelle

dell’emozione che allor provai

ma han conservato sol la stessa pelle

e quel sentire non tornerà giammai.

…………………………

Bruno Amore, 75enne, vive a Orciatico di Lajatico (PI), uno dei tanti borghi arroccati sui colli della Toscana, residuali dell’entroterra granducale agricolo-pastorale. Studi minimi della scuola di base. All’esperienza lavorativa di importante impatto sociale, ha unito letture di filosofia, storia, antropologia, senza indirizzo accademico specifico, per mera curiosità intellettuale. Vita professionale nell’Arma, Uff. di PG, poi elicotterista, scrive da qualche anno, poesie e brevi racconti. Qualche riconoscimento in concorsi letterari e alcuni inserimenti su antologie di Editrici di nome. Pubblica abitualmente su siti letterari della rete internet.

Cesare Pavese – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.