Mani pulite – Semmelweis

E’ accaduto a Semmelweis.

Medico Ungherese che osò parlare dell’importanza del lavaggio delle mani negli ospedali. Finirà in manicomio per le critiche e gli insulti alla sua idea.

Morale della favola:

I problemi vengono gestiti sempre dopo. Solo difronte delle conseguenze gravi ed imminenti ci si attiva.

Mai difronte a rischi potenziali e lontani.

E questo vale soprattutto per la medicina, dove girano 8000 miliardi di dollari su questo Bias cognitivo.

Per approfondire l’argomento leggere il libro “Il cigno Nero” di Taleb.

Il termine “cigno nero” è tratto dalla frase del poeta latino Giovenale “rara avis in terris nigroque simillima cygno”. Questa espressione era utilizzata nelle discussioni filosofiche del XVI secolo a indicare un fatto impossibile o perlomeno improbabile. Si basa sulla presunzione che “tutti i cigni sono bianchi”, asserzione che ha avuto un senso fino alla scoperta del cigno nero australiano Cygnus atratus da parte degli esploratori europei. Questo esempio dimostra come né il ragionamento deduttivo né quello induttivo sono infallibili. Un argomento dipende dalla verità delle sue premesse: una falsa premessa può portare a un risultato sbagliato e dei dati limitati producono una conclusione non corretta. Il limite del ragionamento secondo cui “tutti i cigni sono bianchi” è dato dai limiti dell’esperienza, la quale ci fa credere che non esistano cigni neri. Ignác Fülöp Semmelweis : fra genio e follia la storia del medico che intuì il valore del lavaggio delle mani.

LavarsiLeMani

Ignác Fülöp Semmelweis nacque il 01 luglio 1818 a Buda, oggi Budapest, e fu un medico che cambiò il volto della medicina intuendo che un gesto semplice come lavarsi le mani poteva salvare la vita di molte donne che morivano di sepsi puerperale.

Dopo la laurea, nel 1844, ottenne un dottorato dall’Università di Vienna con una specializzazione in ostetricia e due anni più tardi venne nominato assistente professore alla clinica ostetrica dell’Ospedale generale di Vienna, il più moderno ospedale europeo. Si trattava di una struttura pubblica, portata all’eccellenza medico-scientifica per volontà dell’Imperatore Giuseppe II che offriva assistenza gratuita alle partorienti con lo scopo principale di ridurre l’infanticidio. La clinica era frequentata da studenti in medicina che dovevano eseguire quotidianamente numerose autopsie e, contemporaneamente, senza lavarsi le mani e cambiarsi il camice, dovevano anche assistere le partorienti. Adiacente alla clinica universitaria frequentata dai medici ve ne era una seconda frequentata solamente da infermiere ed ostetriche.

Quando Semmelweis prese servizio la situazione non era delle migliori nonostante il reparto fosse gestito alla perfezione e utilizzasse tutte le più avanzate tecniche mediche dell’epoca.

La mortalità puerperale era molto alta e le puerpere avevano febbre altissima associata a brividi e tachicardia. Molte donne cercavano di tenersi alla larga dalla clinica frequentata dai medici e anche le prostitute preferivano partorire per strada piuttosto che correre i rischi che comportava varcare la porta di quella clinica.

L’intuizione di Semmelweiss ebbe origine da due osservazioni: notò che un suo caro amico e collega era deceduto dopo essersi ferito durante un’autopsia del cadavere di una delle puerpere ed aveva riportato gli stessi sintomi della febbre puerperale.

La seconda osservazione era ancora più evidente, riscontrò che la mortalità puerperale era decisamente più bassa nel reparto gestito dalle sole ostetriche (3-4%) rispetto che in quello gestito dai medici (11%). L’unica differenza fra i due reparti consisteva solo nel fatto che infermiere e ostetriche non assistevano alle dissezioni dei cadaveri.

Sulla base di queste osservazioni Semmelweis, in accordo con la Direzione Sanitaria, iniziò uno studio col quale impose ai medici e agli studenti di lavarsi le mani con ipoclorito di calcio dopo aver eseguito le dissezioni anatomiche e comunque sempre prima di assistere una partoriente.

Dopo il periodo di sperimentazione, durato alcuni mesi, il numero delle morti puerperali diminuì vertiginosamente avvicinandosi alla percentuale rilevabile nel reparto delle ostetriche.

Quando Semmelweis espose ai colleghi i risultati della sperimentazione ottenne una reazione inaspettata. Venne insultato dal mondo accademico e dai colleghi, nonostante l’evidenza statistica, per aver costretto i medici ad una pratica indecorosa, priva di alcun fondamento reale dato che “è ridicolo lavarsi le mani per qualcosa che non si vede” e anche perché le puerpere “venivano chiamate a lasciare questo mondo dal Buon Dio e non per colpa dei medici”.

I medici non vollero lavarsi le mani e cambiare il camice nel passare da un reparto all’altro, incuranti che i decessi tra le puerpere tornassero alti e Semmelweis venne privato di una posizione accademica ma non si arrese.

Scrisse molte lettere a colleghi dentro e fuori l’impero senza essere, però, mai compreso. Molti e illustri medici europei gli risposero, con qualche apprezzamento, ma senza che alcuno di loro riuscisse realmente a comprendere la portata dell’intuizione.

Semmelweis cadde in depressione ma ancora non si arrese e scrisse un libro intitolato “L’eziologia della febbre puerperale” che venne pubblicato nel 1858 e che , oltre che riportare i risultati ottenuti all’ospedale di Vienna, divenne un vero e proprio compendio di lotta contro la febbre puerperale.

Semmelweiss

Qualche anno dopo, finalmente, Louis Pasteur, un chimico francese, dimostrò in modo inequivocabile che sono alcuni germi a provocare la febbre puerperale ma per Semmelweis è troppo tardi. La sua mente non era più lucida, in parte ossessionata dalle sue idee, in parte delirante: venne rinchiuso in un istituto per malati mentali a Vienna dove morì il 13 agosto 1865 probabilmente in seguito alle infezioni provocate dalle percosse delle guardie.

Semmelweis fu il primo a comprendere, prima di chiunque altro, che le nostre mani possono essere veicolo di trasmissione di agenti infettivi che possono minacciare la nostra salute.

Oggi viene definito “riflesso di Semmelweis” l’attitudine a respingere le prove di una nuova scoperta.

“La sua opera è eterna. Tuttavia nella sua epoca, venne assolutamente misconosciuta. (…) Pasteur doveva rischiarare con una luce più potente, in modo totale e irrefutabile, la verità microbica. In quanto a Semmelweis, sembra che la sua scoperta superasse le forze del suo genio” tratto dalla tesi di laurea in medicina del 1924 dell’ungherese Louis Ferdinand Celine.

Ricorda: LAVARSI LE MANI PIU’ DI 10 VOLTE AL GIORNO PUO’ RIDURRE FINO AL 55% LA DIFFUSIONE DEL VIRUS

Dr.ssa Tiziana Bartolotti – Specialista in Ginecologia-Medicina della Riproduzione Umana

Afferro le sue mani

Afferro le sue mani
e la stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia
della sua bellezza,
di depredare con i baci
il suo dolce sorriso,
di bere i suoi bruni sguardi
con i miei occhi.
Ma dov’è?
Chi può spremere l’azzurro dal cielo?

Cerco di afferrare la bellezza;
essa mi elude
lasciando soltanto il corpo
nelle mie mani.
Stanco e frustrato mi ritraggo.
Come può il corpo toccare
il fiore che soltanto
lo spirito riesce a sfiorare?

Rabindranath Tagore

Mon amour

Io ti amo, io ti amo,io ti amo ………..

Poi sbagli a dire una parola, a dare un drink

e ti arriva un “Io ti cancello”e la tua anima gemella diventa il persecutore, Il bastardo dentro, il sosia sentimentale.

All’improvviso un” O mi sposi o ti lascio”

Sembra di giocare a guardie e ladri, alla vittima e al carnefice.

Non importa se dal trauma svieni dentro il ristorante, aveva già deciso la risposta,

alla faccia dell’amore.

Arthur Schopenhauer, 10 regole per la felicità.

1. Evita l’invidia e i confronti

“Nulla è implacabile o crudele come l’invidia”.
L’invidia è una delle emozioni più negative che possiamo provare perché ci condanna a uno stato di insoddisfazione permanente, allontanandoci dalla felicità.

Confrontarci con gli altri implica dedicare tempo ed energia a un compito infruttuoso in cui quasi sempre perdiamo, perché di solito ci confrontiamo con quelli che pensiamo essere più ricchi, capaci o felici.

Pertanto, il primo passo per essere felici è smettere di confrontarci e capire che l’invidia non ha senso perché siamo tutti diversi.

2. Smettila di preoccuparti dei risultati

Prima di intraprendere qualsiasi progetto o prendere una decisione importante, dovremmo riflettere a lungo su di esso ma, una volta fatto il passo, dobbiamo smettere di preoccuparci ossessivamente dei risultati.

Dare il meglio di noi stessi e rimanere con l’intima soddisfazione di aver fatto del nostro meglio, senza essere troppo ansiosi per i risultati ottenuti, perché spesso non dipendono esclusivamente da noi.

3. Segui il tuo istinto

Schopenhauer pensava che ci fossero persone molto creative e altre più logiche, persone portate all’azione e altre alla contemplazione.

Pertanto, uno dei suoi consigli per essere felice è lasciarsi portare dall’istinto e non andare contro la nostra natura.

Secondo lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi, significherebbe trovare la nostra passione autentica e seguirla, entrare in quello stato di flusso che provoca un’enorme soddisfazione interiore.

4. Fai in modo che la tua felicità dipenda solo da te

Questo filosofo incoraggiava l’autosufficienza. Spiegava che se la nostra felicità dipende dagli altri, allora non è nostra.

Considerava che “la felicità appartiene a coloro che sono autosufficienti, perché tutte le fonti esterne di felicità e divertimento sono, secondo la loro specie, insicure, difettose, fugaci e soggette al caso”.

Per questo motivo, incoraggiava a cercare le ragioni per essere felici dentro di noi, non fuori.

5. Limita i tuoi desideri

Schopenhauer, profondamente influenzato dalla filosofia buddista, pensava che per essere felici dobbiamo limitare i nostri desideri.

Pensava che desiderare continuamente ci sprofonda in una spirale di insoddisfazione che ci porta a rincorrere cose che non finiranno mai di soddisfarci, perché genereranno nuovi bisogni e desideri.

6. Controlla le tue aspettative

Questo filosofo non solo ci incoraggia a limitare i nostri desideri, ma anche le nostre aspettative, perché queste sono spesso la causa dell’infelicità.

Ogni aspettativa che non è soddisfatta è un terreno fertile per la frustrazione. Infatti, egli affermava che “invece di speculare sulle possibilità favorevoli, inventando centinaia di illusioni speranzose, tutte gravide di delusione se non soddisfatte, dovremmo concentrarci su tutte le possibilità avverse, che ci porterebbero a prendere delle precauzioni”.

In altre parole, ci incoraggia a sviluppare una visione più realistica che ci permetta di affrontare gli ostacoli, invece di nutrire false aspettative che ci rendono infelici.

7. Valuta ciò che hai come se dovessi perderlo domani

Molto prima che venissero realizzati gli studi moderni sulla gratitudine, Schopenhauer parlava già dell’importanza di valorizzare ciò che abbiamo, dalla salute, la famiglia e gli amici alle cose materiali.

Ci avvertì che “raramente pensiamo a ciò che abbiamo; ma sempre in quello che ci manca”.

Pertanto, dobbiamo imparare a guardare alla vita attraverso lenti più positive, sentendoci grati per quei “doni” e approfittandone finché possiamo.

Iniziare la giornata ringraziando per quello che abbiamo è un modo eccellente per coltivare la felicità.

8. Sii compassionevole con te stesso

Possiamo diventare dei giudici molto spietati con noi stessi. Analizzando le nostre vite e gli errori che abbiamo commesso, potremmo esagerare con i rimproveri, generandoci un profondo senso di colpa e insoddisfazione che a sua volta genera amarezza.

Per questo motivo, Schopenhauer diceva che “la gentilezza è come un cuscino, che anche se non ha nulla dentro, almeno smorza le devastazioni della vita”.

Il filosofo incoraggia ad essere più gentili e comprensivi con i nostri difetti e debolezze, il che non significa che non dovremmo cercare di migliorare, ma senza autoflagellarci.


 9. Bilancia l’attenzione tra il presente e il futuro

Schopenhauer pensava che uno squilibrio tra l’attenzione che diamo al presente e quella che diamo al futuro, può far sì che l’uno rovini l’altra.

In sostanza, ci esorta a elaborare progetti, ma restando con i piedi per terra, godendoci il qui e ora, senza rinviare la felicità ad un futuro che potrebbe non arrivare mai.

La sua idea era che non dovremmo ipotecare la nostra felicità per un obiettivo futuro, ma nemmeno dovremmo essere troppo offuscati da un’avversità presente per pensare che il futuro non ci porterà niente di positivo.

La chiave sta nel muoversi con scioltezza nel tempo, per trovare in ogni momento ciò di cui abbiamo bisogno per andare avanti.

 10. Intraprendi e impara, sempre

Schopenhauer disse “non c’è vento favorevole per coloro che non sanno in che porto stanno andando”.

Pertanto, attribuiva sempre una grande importanza ai piani e ai progetti futuri, che apportano una buona dose di entusiasmo alla vita.

Quando restiamo nella nostra zona di comfort, senza imparare nulla o progettare nuove sfide, ci spegniamo un poco alla volta ogni giorno.

Pertanto, per essere felici, dobbiamo andare avanti continuamente, imparando sempre qualcosa di nuovo e ponendoci nuove sfide che ci consentano di crescere come persone. Fonte Angolo della psicologia