Anna mia Mamma

 
Ieri stavo scrivendo la bozza di un post, forse una poesia. Pensavo: “Ad un certo punto qualcosa si spezza e si aspetta un apparizione o un miracolo” così mi è venuto in mente un pensiero molto strano. 
Anna è mia Mamma. Ha il nome della Mamma della Madonna. E’ stata una vera Santa. Ha cresciuto 5 figli e 3 nipoti senza nessun aiuto. È andata in Paradiso 3 anni fa. Il fatto: il 31 Maggio era il compleanno di mia mamma, circa due settimane prima, mia sorella mette nel vaso sotto la sua foto, un mazzo di rose gialle fresche e non cambia l’acqua nei giorni seguenti. Il giorno del suo compleanno le rose si sono  seccate immerse nell’acqua e dopo tanto tempo stranamente non aveva nessun cattivo odore. Le rose secche dritte e belle  sono rimaste così fino ad ieri sera, non come nella foto che ho fatto poco fa. Mia madre aveva il pollice super verde, piantava semi e crescevano grandi alberi. Ma questa è un altra storia, se qualcuno ha una spiegazione si faccia vivo. Le rose gialle sono 9, uno dei miei numeri fortunati. Perplessi io e le mie sorelle pensiamo che è opera della mia Mamma.
Secondo me è un messaggio: “Non sprecate denaro per tutti questi fiori freschi che ci portate ogni settimana, due mazzi uno per me è uno per vostro padre, con tutti questi soldi (40 euro a mazzo) fate opere di bene. Vanno bene anche i fiori secchi.” Io avevo trovato fiori finti, così belli da sembrare veri. Ma mia sorella li aveva tolti.
   

Nostra Signora dei Turchi – Carmelo Bene

Essere finalmente il più cretino. Religione è una parola antica.Al momento chiamiamola educazione.

Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai. Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla. San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando.

I cretini che vedono la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma. I cretini che la Madonna non la vedono, non hanno le ali, negati al volo eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono come se un tale, avendo i piombi alle caviglie e volendo disfarsene, decida di tagliarsi i piedi e si trascini verso la salvezza, tra lo scherno dei guardiani, fidenti a ragione dell’emorragia imminente che lo fermerà. Ma quelli che vedono non vedono quello che vedono, quelli che volano sono essi stessi il volo. Chi vola non si sa. Un siffatto miracolo li annienta: più che vedere la Madonna, sono loro la Madonna che vedono.

È l’estasi questa paradossale identità demenziale che svuota l’orante del suo soggetto e in cambio lo illude nella oggettivazione di sè, dentro un altro oggetto. Tutto quanto è diverso, è Dio. Se vuoi stringere sei tu l’amplesso, quando baci la bocca sei tu. Divina è l’illusione. Questo è un santo. Così è di tutti i santi, fondamentalmente impreparati, anzi negati. Gli altari muovono verso di loro, macchinati dall’ebetismo della loro psicosi o da forze telluriche equilibranti – ma questo è escluso -. È così che un santo perde se stesso, tramite l’idiozia incontrollata. Un altare comincia dove finisce la misura. Essere santi è perdere il controllo, rinunciare al peso, e il peso è organizzare la propria dimensione. Dove è passata una strega passerà una fata.

Se a frate Asino avessero regalato una mela metà verde e metà rossa, per metà avvelenata, lui che aveva le mani di burro, l’avrebbe perduta di mano. Lui non poteva perdersi o salvarsi, perché senza intenzione, inetto. Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si vede la Madonna. Ma i cretini che vedono la Madonna, non la vedono, come due occhi che fissano due occhi attraverso un muro: un miracolo è la trasparenza. Sacramento è questa demenza, perché una fede accecante li ha sbarrati, questi occhi, ha mutato gli strati – erano di pietra gli strati – li ha mutati in veli. E gli occhi hanno visto la vista. Uno sguardo. O l’uomo è così cieco, oppure Dio è oggettivo.
I cretini che vedono, vedono in una visione se stessi, con le varianti che la fede apporta: se vermi, si rivedono farfalle, se pozzanghere nuvole, se mare cielo. E davanti a questo alter ego si inginocchiano come davanti a Dio. Si confessano a un secondo peccato. Divino è tutto quanto hanno inconsciamente imparato di sé. Hanno visto la Madonna. Santi. I cretini che non hanno visto la Madonna, hanno orrore di sé, cercano altrove, nel prossimo, nelle donne – in convenevoli del quotidiano fatti preghiere – e questo porta a miriadi di altari. Passionisti della comunicativa, non portano Dio agli altri per ricavare se stessi, ma se stessi agli altri per ricavare Dio.

L’ umiltà è conditio prima. I nostri contemporanei sono stupidi, ma prostrarsi ai piedi dei più stupidi di essi significa pregare. Si prega così oggi. Come sempre. Frequentare i più dotati non vuol dire accostarsi all’assoluto comunque. Essere più gentile dei gentili.
Essere finalmente il più cretino. Religione è una parola antica. Al momento chiamiamola educazione.

da “Nostra Signora dei Turchi”

Per il resto… che bello dormire da soli!

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Foto by TonyM

Battiato:”Io mai innamorato, che bello dormire da soli”.
“La passione è una zavorra. Quanti uomini uccidono perché si sentono rifiutati?.L’arte è cosa sublime. Non possiamo considerare la musica come una colonna sonora per amori spezzati. Un artista che si documenta e legge non fa altro che condividere le sue conoscenze. La musica è una lingua in codice che ha il potere di trasportarti in mondi che non hai mai esplorato. Ma perché mi fa parlare di queste cose? Proprio io che mi vanto di non essere mai stato innamorato?”. Una bella fortuna… “Sì, ma rischio di mettermi in cattiva luce. In realtà sono stato innamorato, a sedici anni:  un altro anno di quei tremblement mi avrebbero ucciso. So cosa vuol dire, ho provato quell’ebbrezza. Ma ora stiamo parlando dell’amore cosciente, quello che arriva dopo. Mai accettata l’idea dell’innamoramento come perpetuazione del malessere, quando nella coppia iniziano i sadismi… È umiliante. No, no, da qui non passa”.

“La passione è una malattia, una zavorra che ci trascina verso il basso. Di amori veramente riusciti, a esser generosi, ce n’è uno su un miliardo. La cronaca ci parla quotidianamente di coglioni che credono di essere i proprietari dei genitali dell’altro. Non è questo che genera il femminicidio cui stiamo assistendo? Quanti uomini uccidono perché si sentono rifiutati? Vogliamo chiamarlo amore? Quell’uno su un miliardo si verifica quando due stature di altissimo livello si incontrano; allora non si litiga per un dentifricio, e il calo del desiderio non è la ragione sufficiente per una separazione. C’è un malinteso intorno all’amore e al sesso. Troppi credono che sia un sentimento che esplode in una forte tensione sessuale e dopo un po’ scema. Ma quella è un’infatuazione, un abbaglio. Anche l’orgasmo è un momento più complesso di una semplice eiaculazione, è la prova generale dell’abbandono del proprio ego.
Ci sono belle canzoni d’amore, non sono mai stato contrario alla musica leggera. Ma non mi hanno influenzato. Queste trappole sono fuori dalla mia dimensione.
A diciannove anni, all’epoca non pensavo ancora di fare il musicista, non avevo quel fuoco. Ne fui ancora più certo dopo aver inciso un brano che si chiamava”E l’amore”, nel 1968, che vendette centomila copie. Non tantissime all’epoca in cui i 45 giri fortunati vendevano milioni, ma sempre una cifra ragguardevole per un debuttante.
Un giorno mi trovavo in Galleria del Corso a Milano una domenica pomeriggio, a distanza di cento metri un gruppo di venti ragazzi cantavano in coro la mia canzone,mi sentii un ladro, mi nascosi. All’epoca non sapevo niente, volevo ancora far successo. Mi mandarono al Disco per l’estate, sentii un senso di straniamento: che ci faccio qui? In mezzo alle Lise dagli occhi blu? Così cambiai direzione. Nel ’69 ero a Londra per acquistare un sintetizzatore Vcs3. Cambiai vita, abbracciai l’avanguardia. Non fu così semplice, uscivo da una profonda crisi esistenziale. Mi consigliarono un psicoanalista. Fu la mia salvezza. Mi spiegò che non era nulla di grave, niente sedute, mi prescrisse dei farmaci. Scendendo le scale dello studio mi dissi: è quello che meriti, cretino, ti sei messo nelle mani di uno che non sa neanche chi sei. Ovviamente non comprai mai quelle pillole. Appallottolai la ricetta e la gettai nella spazzatura. E da selvaggio, in casa, mi distesi sul pavimento. Poco a poco scoprii che potevo indagare l’interiore. Quella sì fu un’esperienza fantastica. Per il resto… che bello dormire da soli!”.