Sogni – Rabindranath Tagore

Finisci allora quest’ultima canzone e dividiamoci.
Dimentica questa notte
ora che la notte non c’è più.
Chi provo a stringere tra le braccia?
I sogni non possono essere imprigionati.
Con mani avide stringo al mio cuore il vuoto
e il mio petto ne resta ferito.
Rabindranath Tagore

Perché chiedo dove sei? – Pedro Salinas

Perché chiedo dove sei,

se cieco non sono,

se assente tu non sei?

Se ti vedo

andare e venire,

te, il tuo corpo alto

che termina in voce,

come in fumo la fiamma,

nell’aria, impalpabile.

E ti chiedo se,

e ti chiedo di che sei,

di chi;

ed apri le braccia

e mi mostri

l’alta immagine di te,

e mi dici ch’è mia.

E t’interrogo sempre.

Pedro Salinas

Vivere

Non ricordare il giorno trascorso
e non perderti in lacrime sul domani che viene:
su passato e futuro non far fondamento
vivi dell’oggi e non perdere al vento la vita.»

Umar Khayyām

Le Rubʿayyāt o Quartine (persiano: رباعیات عمر خیام; arabo: رباعیات) sono una raccolta di poesie composte nell’XI secolo dal matematico e poeta persiano ʿUmar Khayyām.

*Non c’è altro. Solo la donna*Jaime Sabines*

Non c’è altro. Solo la donna per rallegrarci,

solo occhi di donna per riconfortarci,

solo corpi nudi,

territori in cui l’uomo non si stanca.

Se non è possibile dedicarsi a Dio

nell’epoca della crescita,

che cosa dare al cuore afflitto

se non il circolo di morte necessaria

che è la donna?

Siamo nel sesso, bellezza pura,

cuore solo e pulito.

La religione del poeta – R.Tagore

  

<< Ciò che ci può dare armonia e libertà 

non è il possedere o l’acquistare, ma essere una cosa sola

con l’unica Realtà perfetta nell’Amore>>.

Questa è la << Religione del poeta >>, come l’aveva chiamata lo scrittore 

stesso, realizzata mediante la contemplazione; una religione dell’amore 

che è possibile perché il Dio di Tagore (<<vita della mia vita>>) è appunto 

presente , vicino.

La musica non salva dall’abisso 

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Sento una paura invincibile
in presenza dell’altezza misteriosa;
io sono soddisfatto della rondine nei cieli
e amo il volo delle campane!
E, sembra, antico pedone,
che sopra l’abisso, sui ponti che si curvano,
ascolto come cresce una palla di neve
e l’eternità batte sulle ore di pietra.
Se così fosse! Ma io non sono
quel viandante che passa rapido sulle foglie sbiadite
e veramente in me canta la tristezza.
In realtà, la valanga è sulle montagne!
E tutta la mia anima è nelle campane
ma la musica non salva dall’abisso!

Osip Mandel’štam

Osip Emilyevich Mandelstam, (Varsavia 15 January 1891 – Russia 27 December 1938)  Nel 1938 fu arrestato; condannato ai lavori forzati, fu trasferito nell’estremità orientale della Siberia. Morì a fine dicembre nel gulag di Vtoraja rečka, un campo di transito presso Vladivostok, ufficialmente a causa di una non meglio specificata malattia. Il suo ricordo fu per lungo tempo conservato clandestinamente dalla moglie, che aveva imparato a memoria numerosi testi poetici del marito.

« Mia cara bambina, non c’è praticamente nessuna speranza che questa lettera ti arrivi. Prego Dio che tu capisca quello che sto per dirti: piccola, io non posso né voglio vivere senza di te, tu sei tutta la mia gioia, sei la mia tutta mia, per me è chiaro come la luce del giorno. Mi sei diventata così vicina che parlo tutto il tempo con te, ti chiamo, mi lamento con te. »

(da una lettera di Osip Ė. Mandel’štam a Nadežda Jakovlevna