Sfulingo (N.113) di Rabindranath Tagore 

Quando la luce del giorno 
scende nelle tenebre profonde
per riempire l’anfora,
vengo, da solo, alle acque del lago.
Guardo attento; la stella della sera,
senza compagne,
specchia il suo pallore 
nelle acque calme.
Non affonda, non si spegne,
le onde non la fanno scomparire:
sembra che il ricordo delle mie veglie
nelle notti senza successo 
sia rimasto per sempre segnato
sull’oscuro schermo del tempo.
Quelle ombre 
sono le parole della fiamma
inutile della mia vita.

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