Secondo me – Brunori Sas

Secondo me hanno ragione anche i vegani

Ci incazziamo per i cani abbandonati poi ci ingozziamo di insaccati

E in fondo dai, parliamo sempre di Salvini

Di immigrati e clandestini

Ma in un campo rifugiati

A noi non ci hanno visto mai

Secondo me non è che devi esagerare

Con la lotta al capitale

Ogni tanto ci puoi andare

Pure al centro commerciale

E lo so che è disgustoso

Disonesto e criminale

Ma d’estate si sta freschi e puoi sempre parcheggiare

Secondo me, secondo me

Io vedo il mondo solo secondo me

Secondo me, secondo me

E scrivo al mondo solo secondo me

Chissà com’è invece il mondo

Visto da te

Chissà com’è invece il mondo

Visto da te

Secondo me prendiamo troppe medicine

Andiamo troppo dal dottore

Anche se è solo un raffreddore

Se c’è una cosa che mi fa spaventare

Del mondo occidentale

È questo imperativo di rimuovere il dolore

Secondo me ci siamo troppo imborghesiti

Abbiamo perso il desiderio

Di sporcarci un po’ i vestiti

Se canti il popolo sarai anche un cantautore

Sarai anche un cantastorie

Ma ogni volta ai tuoi concerti

Non c’è neanche un muratore

Secondo me, secondo me

Io vedo il mondo solo secondo me

Secondo me, secondo me

E scrivo al mondo solo secondo me

Chissà com’è invece il mondo

Visto da te

Chissà com’è invece il mondo

Visto da te

Secondo me dato che sono diciott’anni che ci vogliamo bene

E che dormiamo insieme

A che ci serve un prete o un messo comunale

Se c’è una cosa innaturale

È doversi dare un bacio

Davanti a un pubblico ufficiale

Secondo me, secondo me

Io vedo il mondo solo secondo me

Secondo me, secondo me

E scrivo al mondo solo secondo me

Chissà com’è invece il mondo

Visto da te

Chissà com’è invece il mondo

Secondo te

Testo di Secondo me © Warner/Chappell Music, Inc

Tristano ”o” Isotta

Richard Wagner rivoluzionario della musica, con “Tristano e Isotta” ha ispirato una nuova concezione dell’amore

6 Agosto 2017 di Paolo A. Paganini

Anna-Sophie Mahler è stata per otto anni a Bayreuth, prima, per due anni, come regista-assistente di Christoph Marthaler nell’allestimento del “Tristan und Isolde” (musica e libretto di Wagner, capolavoro del romanticismo tedesco), poi come unica responsabile della regia.

Alla fine della sua esperienza, la regista dichiarò che, nel tempo, tra fascino e repulsione, ha avvertito un crescente sentimento di ambiguità nel rapporto sia con la musica di Wagner sia con Bayreuth.

Con l’ultimo spettacolo, lasciò Bayreuth portandosi dietro molte domande senza risposta. Per esempio: la storia di “Tristan und Isolde” ha un altro significato al di là della mitologia dell’amore romantico? La concezione d’un simile amore ha ancora una sua attualità? Ci sono alternative diverse?

La creazione dello spettacolo “Tristan oder Isolde. Ein pastiche”, firmato come regista dalla Mahler (e, come ideatrice, insieme con Susanne Abelein, Rahel Hubacher e Kris Merken), è stata la risposta alle sue domande.

In prima italiana, alla Biennale Teatro, all’Arsenale, Teatro alle Tese, il suo “Tristan oder Isolde”, e non – attenzione – und Isolde, è stato un affascinante spettacolo di 80 minuti, con tutti i caratteri di durezza e di dolcezze, di puntiglioso rigore e di passione della letteratura teatrale tedesca. Il passaggio, nel titolo, da und a oder, cioè dalla congiunzione e all’opposizione o, spiega già una diversa impostazione filologica e una implicita risposta alle ambiguità, che già sullo stretto piano tecnico suscitano non poche perplessità, perché il dramma di Wagner (in parte scritto nella stessa Venezia) non è soltanto un capolavoro del romanticismo tedesco, ma anche un pilastro della musica moderna, da alcuni ritenuto incomprensibile, quasi al limite della dodecafonia.

Il bel testo, parte proprio da qua, da una spiegazione dei caratteri rivoluzionari di Wagner, da certi accordi che costituiscono “un grande mistero nella storia della musica”, con spiegazioni, che già di loro, manderanno in sollucchero tanti appassionati musicologi. Questa prima parte (che accompagna gli sviluppi drammaturgici anche successivi, parlando di problemi musicali e di scenografie) è prevalentemente tecnico musicale ed è affrontata dai quattro attori in un’atmosfera di salottiere disquisizioni, su diesis e doppie dominanti.

Ma un po’ per gradi, si entra nel merito della sostanza sentimentale, nel dedalo talvolta inestricabile dei sentimenti.

Soprattutto (il senso del nostro successivo testo in corsivo è desunto dal copione) i nostri quattro interlocutori si chiedono se sia possibile prendere quei sentimenti in prestito nel privato e trasportarli dall’opera alla vita. Una storia d’amore può portare all’annullamento dell’uomo e della donna per fondersi in un unico essere, non più uomo o donna ma semplicemente un tutt’uno? Quando ci si guarda per la prima volta negli occhi, in quel decimo di secondo, cosa può succedere? Tutto. Come in Tristano e Isotta, così nella realtà. La musica, poi, può avere l’effetto di una droga, di cui non riesci più a liberarti, e che ti segue ovunque, perfino nei tuoi sogni… Così in Wagner: non riesci più a sottrarti dai suoi effetti narcotici. E da qui nasce una storia come quella di Tristano e Isotta. Da lì si risveglia in ciascuno di noi il desiderio di annientare la parolina e che li separa per fondere insieme due anime completamente.
Ed ecco spiegato il cambio di quella congiunzione. O c’è il tutt’uno, o c’è l’uno di qua e l’altro di là. Insieme, invece, naufragare, affondare, inconsciamente, con supremo piacere…

Molti applausi alla fine. E molte risate durante lo spettacolo (e questo non l’abbiamo proprio capito).

Tristano o Isotta – Regia Anna-Sophie Mahler. Con Susanne Abelein, Bettina Grahs, Benjamin Brodbeck, Benny Hauser – Consulenza musicale e pianoforte Stefan Wirth.

Bombardate Auschwitz

La questione del rifiuto dei governi alleati di bombardare sia le ferrovie che trasportavano i prigionieri ad Auschwitz sia le installazioni destinate allo sterminio ha suscitato nel dopoguerra grandi polemiche e aspri dibattiti; ancora oggi sull’argomento sono in uscita ben due volumi: Bombardare Auschwitz di Umberto Gentiloni Silveri (Mondadori, pp. 128, euro 17) e Bombardate Auschwitz di Arcangelo Ferri (Il Saggiatore, pp. 184, euro 16). Perché queste linee di comunicazione non furono poste tra gli obiettivi alleati? Perché gli angloamericani non cercarono di fermare così la macchina dello sterminio?La richiesta di bombardare le linee che terminavano nel binario morto di Auschwitz-Birkenau fu rivolta agli alleati dalle istituzioni ebraiche e dal governo polacco in esilio nella primavera-estate del 1944. All’epoca, Auschwitz funzionava a pieno regime ed era rimasto l’unico in funzione dei 5 campi di sterminio iniziali: Belzec era stato chiuso nel 1943, Majdanec stava per essere smantellato in previsione dell’arrivo dell’Armata Rossa, mentre a Treblinka e Sobibor erano state sospese le esecuzioni di massa dopo due tentativi di rivolta. Ad Auschwitz, invece, i treni piombati continuavano a fermarsi, rigettando sempre nuove vittime. Solo a novembre l’attività del campo si sarebbe arrestata, in seguito all’avanzata dell’Armata Rossa che il 27 gennaio avrebbe liberato il campo. Cominciavano allora le marce della morte per spostare i prigionieri verso ovest, nei campi di concentramento in Germania. Cominciava anche la demolizione delle strutture di Auschwitz, per tentare di celarne il funzionamento ai vincitori.Nella primavera del 1944 stava per iniziare la deportazione degli ebrei ungheresi, che fu diretta da Eichmann e si svolse con grande velocità tanto da portare allo sterminio di mezzo milione di ebrei ungheresi in pochi mesi. I treni dei deportati viaggiavano a pieno regime perché lo sterminio fosse completato prima che le truppe russe arrivassero in Polonia. Per fermarlo era essenziale quindi impedire i trasporti. Ma era anche essenziale avvisare gli ebrei ungheresi che la deportazione non era rivolta a un campo di lavoro, ma alle camere a gas. Nessuna di queste due condizioni fu realizzata.

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Genocidio dei nativi americani

Esecuzione di massa di alcuni indios da parte degli spagnoli

Per genocidio dei nativi americani, detto anche genocidio indiano, olocausto americano (in inglese Indian Holocaust, American Holocaust) o catastrofe demografica dei nativi americani alcuni storici e divulgatori intendono il calo demografico e lo sterminio dei nativi americani (detti anche indiani d’America nel nord America o, indios e amerindi, nel centro e nel sud America), avvenuto dall’arrivo degli europei nel XV secolo alla fine del XIX secolo. Si ritiene che tra i 50 e i 100 milioni di nativi morirono a causa dei colonizzatori, come conseguenza di guerre di conquista, perdita del loro ambiente, cambio dello stile di vita e soprattutto malattie contro cui i popoli nativi non avevano difese immunitarie, mentre molti furono oggetto di deliberato sterminio poiché considerati barbari. Secondo Thorton, solo nel nord America morirono 18 milioni di persone. Per altri autori la cifra supera i 100 milioni, fino ad arrivare a 114 milioni di morti in 500 anni.

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Il genocidio dei nativi americani e degli africani: 1607-1890
Tratto da “Il libro nero degli Stati Uniti d’America”

Stima dei civili morti: 90 milioni!!!

Tra i genocidi compiuti dagli Usa prima della Seconda guerra mondiale vogliamo citare solo i due che ci sembrano più significativi: lo sterminio dei nativi americani (gli “indiani”) e il massacro del popolo filippino. Tralasciamo, invece, la Guerra di secessione anche se, a detta degli storici, è stata la guerra civile più sanguinosa della storia umana. Sarà un caso?
Gli inglesi arrivarono a Jamestown nel 1607. Dal 1610 iniziò lo sterminio dei nativi americani che proseguì fino al 1890, anno in cui il settantesimo cavalleggeri dell’esercito nordamericano massacrò la popolazione Lakota, nel Sud Dakota.
Assetati di oro, argento c pellicce, i bellicosi cow-boys a cavallo, armati di fucili, ebbero, gioco facile contro, popolazioni pacifiche che erano armate solo di archi e frecce, e non conoscevano la polvere da sparo, il denaro e la proprietà privata. Voglio riportare qui un brano, che descrive molto bene il lungo calvario attraversato dai nativi dopo essere venuti in contatto con i conquistatori europei:

“Dopo lo storico sbarco del 1492, per anni l’Europa, lacerata da sanguinose guerre di religione, non si mostrò molto interessata al nuovo continente. Successivamente la bramosia di possesso, il mito dell’oro, l’interes­se verso nuove terre, la passione per le pregiate pellicce, l’imperativo missionario di “mettere il nuovo continente sotto la protezione di Dio” e il fascino dell’avventura, rappresentarono un micidiale cocktail distruttivo. Ben presto l’insieme di questi elementi si tradusse in atrocità e oscenità di ogni tipo. una miscela esplosiva che rese via via sempre più manifeste le peggiori disposizioni dell’uomo.

Quel misto di avventura e ingordigia funse da propulsore e spinse verso occidente i grandi velieri.

Il destino dei nativi americani e delle loro antiche culture (e probabilmente del mondo intero) era segnato: la presunta “civiltà” europea, boriosa e dispotica, ne aveva decretato l’epilogo”

Ma com’è potuto accadere? E cos’è successo realmente? Da dove è scaturita tanta ferocia? Di chi sono le maggiori responsabilità? Si poteva evitare lo sterminio? Ridurre i patimenti? La gran massa di film western descrive la realtà dei fatti oppure fa mistifica? Si può pensare a una verità storica? Se sì, qual è?

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Liminal

La band Islandese Sigur Rós di Jónsi  ha rilasciato un nuovo progetto chiamato “Liminal”. Viene descritto dalla band come una playlist digitale infinita che “Vede i Sigur Rós come un ecosistema. Identifica le connessioni e offusca i confini tra il lavoro svolto e il lavoro a venire; tra musica nuova e idee appena nate; tra canzoni scritte 20 anni fa e collaborazioni future. La playlist sarà costruita su un tempo lineare in un progetto senza fine e in continua evoluzione”.

In una dichiarazione, il frontman Jónsi ha spiegato la genesi di “Liminal”: “Abbiamo suonato molto dal vivo negli ultimi due anni, e inevitabilmente finiamo per suonare le canzoni più rock e più famose, il che significa che un sacco di altre cose vengono ignorate”. Aggiunge Jónsi: “Liminal cerca di fare qualcosa di diverso. Siamo solo io, Paul (Corley) e Alex (Somers) in una stanza buia a manipolare e ‘masticare’ le registrazioni, gli effetti e le voci. Suoniamo e cantiamo raramente e ci concentriamo di più sull’atmosfera che viene a crearsi”.

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“Martha” un film di Rainer Werner Fassbinder

Trentenne ancora nubile, Martha Hyer, che a Roma ha incontrato il padre, lo vede morire per un improvviso malore sulla scalinata di Trinità dei Monti. Rientrata in Germania, dove vive sua madre semi-alcoolizzata e dominatrice, Martha riprende il suo lavoro presso una biblioteca. Ma ecco che rivede l’affascinante Helmut Salomon, il quale le chiede di sposarlo. A quanto dice, egli è intensamente innamorato, ma Helmut si rivela ben presto un “maschio” violento, autoritario ed esigentissimo. La donna, per sua natura timida e frustrata, si adegua. Già in viaggio di nozze si manifestano sintomi e fatti allarmanti. Helmut – fatta dimissionaria la moglie dal lavoro senza neppure interpellarla – comincia a modo suo la “rieducazione” di essa, in un clima di costanti pressioni. In amore sono sevizie, morsi e botte; in casa imposizioni assurde e malvagie di ogni genere: letture di astrusi testi scientifici; obbligo di ascoltare musiche austere e comunque classiche (durante le lunghe assenze di lavoro del capo famiglia); l’uccisione di un gatto; il distacco del telefono, fino al divieto assoluto di uscire dalla lussuosa villa. Oppressa e disperata, Martha, durante un’assenza di Helmut, riesce a confidarsi con il giovane Kaiser, conosciuto a suo tempo nella biblioteca, convinta com’è che il marito mediti di eliminarla. Un giorno in cui si è decisa ad incontrare in automobile il giovane, Martha crede di essere spiata e tallonata da Helmut. La donna spinge Kaiser a fuggire a grande velocità: l’automobile ha un terribile incidente, Kaiser muore e Martha dopo una lunga degenza si ritrova paralizzata su una sedia a rotelle. Tra grandi proteste d’amore, ormai Helmut ha sulla infelice il totale dominio.

Rainer Werner Fassbinder è stato un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore, montatore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore tedesco, uno dei maggiori esponenti del Nuovo cinema tedesco degli anni settanta-ottanta. Wikipedia
Nascita: 31 maggio 1945, Bad Wörishofen, Germania
Decesso: 10 giugno 1982, Monaco di Baviera, Germania

Migranti, Tripoli: “Non riusciamo a fare i soccorsi”

21 Gennaio 2019

Dopo il naufragio di venerdi in cui sono morte 117 persone e il soccorso in extremis da parte di un cargo della Sierra Leone dei 144 su un gommone che per tutta la giornata di ieri avevano chiesto aiuto senza che nessuno intervenisse, oggi la Guardia costiera libica ammette: “Non siamo in grado di effettuare soccorsi in tutte le situazioni”. E torna a chiedere mezzi e soldi all’Italia mentre i ministri Salvini e Toninelli esprimono soddisfazione per gli interventi di ieri. Esplode la polemica di Ong e opposizioni sul ritorno in Libia dei 393 migranti intercettati nelle ultime 48 ore nel Mediterraneo. Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr Italia, accusa: “Il ritorno di persone da acque internazionali verso la Libia è contro il diritto internazionale”. Il Viminale: in Italia dall’inizio dell’anno ad oggi arrivati in 155, l’anno scorso erano stati 2730.

(Alessandra Ziniti – Repubblica)