Mon amour

Io ti amo, io ti amo,io ti amo ………..

Poi sbagli a dire una parola, a dare un drink

e ti arriva un “Io ti cancello”e la tua anima gemella diventa il persecutore, Il bastardo dentro, il sosia sentimentale.

All’improvviso un” O mi sposi o ti lascio”

Sembra di giocare a guardie e ladri, alla vittima e al carnefice.

Non importa se dal trauma svieni dentro il ristorante, aveva già deciso la risposta,

alla faccia dell’amore.

Arthur Schopenhauer, 10 regole per la felicità.

1. Evita l’invidia e i confronti

“Nulla è implacabile o crudele come l’invidia”.
L’invidia è una delle emozioni più negative che possiamo provare perché ci condanna a uno stato di insoddisfazione permanente, allontanandoci dalla felicità.

Confrontarci con gli altri implica dedicare tempo ed energia a un compito infruttuoso in cui quasi sempre perdiamo, perché di solito ci confrontiamo con quelli che pensiamo essere più ricchi, capaci o felici.

Pertanto, il primo passo per essere felici è smettere di confrontarci e capire che l’invidia non ha senso perché siamo tutti diversi.

2. Smettila di preoccuparti dei risultati

Prima di intraprendere qualsiasi progetto o prendere una decisione importante, dovremmo riflettere a lungo su di esso ma, una volta fatto il passo, dobbiamo smettere di preoccuparci ossessivamente dei risultati.

Dare il meglio di noi stessi e rimanere con l’intima soddisfazione di aver fatto del nostro meglio, senza essere troppo ansiosi per i risultati ottenuti, perché spesso non dipendono esclusivamente da noi.

3. Segui il tuo istinto

Schopenhauer pensava che ci fossero persone molto creative e altre più logiche, persone portate all’azione e altre alla contemplazione.

Pertanto, uno dei suoi consigli per essere felice è lasciarsi portare dall’istinto e non andare contro la nostra natura.

Secondo lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi, significherebbe trovare la nostra passione autentica e seguirla, entrare in quello stato di flusso che provoca un’enorme soddisfazione interiore.

4. Fai in modo che la tua felicità dipenda solo da te

Questo filosofo incoraggiava l’autosufficienza. Spiegava che se la nostra felicità dipende dagli altri, allora non è nostra.

Considerava che “la felicità appartiene a coloro che sono autosufficienti, perché tutte le fonti esterne di felicità e divertimento sono, secondo la loro specie, insicure, difettose, fugaci e soggette al caso”.

Per questo motivo, incoraggiava a cercare le ragioni per essere felici dentro di noi, non fuori.

5. Limita i tuoi desideri

Schopenhauer, profondamente influenzato dalla filosofia buddista, pensava che per essere felici dobbiamo limitare i nostri desideri.

Pensava che desiderare continuamente ci sprofonda in una spirale di insoddisfazione che ci porta a rincorrere cose che non finiranno mai di soddisfarci, perché genereranno nuovi bisogni e desideri.

6. Controlla le tue aspettative

Questo filosofo non solo ci incoraggia a limitare i nostri desideri, ma anche le nostre aspettative, perché queste sono spesso la causa dell’infelicità.

Ogni aspettativa che non è soddisfatta è un terreno fertile per la frustrazione. Infatti, egli affermava che “invece di speculare sulle possibilità favorevoli, inventando centinaia di illusioni speranzose, tutte gravide di delusione se non soddisfatte, dovremmo concentrarci su tutte le possibilità avverse, che ci porterebbero a prendere delle precauzioni”.

In altre parole, ci incoraggia a sviluppare una visione più realistica che ci permetta di affrontare gli ostacoli, invece di nutrire false aspettative che ci rendono infelici.

7. Valuta ciò che hai come se dovessi perderlo domani

Molto prima che venissero realizzati gli studi moderni sulla gratitudine, Schopenhauer parlava già dell’importanza di valorizzare ciò che abbiamo, dalla salute, la famiglia e gli amici alle cose materiali.

Ci avvertì che “raramente pensiamo a ciò che abbiamo; ma sempre in quello che ci manca”.

Pertanto, dobbiamo imparare a guardare alla vita attraverso lenti più positive, sentendoci grati per quei “doni” e approfittandone finché possiamo.

Iniziare la giornata ringraziando per quello che abbiamo è un modo eccellente per coltivare la felicità.

8. Sii compassionevole con te stesso

Possiamo diventare dei giudici molto spietati con noi stessi. Analizzando le nostre vite e gli errori che abbiamo commesso, potremmo esagerare con i rimproveri, generandoci un profondo senso di colpa e insoddisfazione che a sua volta genera amarezza.

Per questo motivo, Schopenhauer diceva che “la gentilezza è come un cuscino, che anche se non ha nulla dentro, almeno smorza le devastazioni della vita”.

Il filosofo incoraggia ad essere più gentili e comprensivi con i nostri difetti e debolezze, il che non significa che non dovremmo cercare di migliorare, ma senza autoflagellarci.


 9. Bilancia l’attenzione tra il presente e il futuro

Schopenhauer pensava che uno squilibrio tra l’attenzione che diamo al presente e quella che diamo al futuro, può far sì che l’uno rovini l’altra.

In sostanza, ci esorta a elaborare progetti, ma restando con i piedi per terra, godendoci il qui e ora, senza rinviare la felicità ad un futuro che potrebbe non arrivare mai.

La sua idea era che non dovremmo ipotecare la nostra felicità per un obiettivo futuro, ma nemmeno dovremmo essere troppo offuscati da un’avversità presente per pensare che il futuro non ci porterà niente di positivo.

La chiave sta nel muoversi con scioltezza nel tempo, per trovare in ogni momento ciò di cui abbiamo bisogno per andare avanti.

 10. Intraprendi e impara, sempre

Schopenhauer disse “non c’è vento favorevole per coloro che non sanno in che porto stanno andando”.

Pertanto, attribuiva sempre una grande importanza ai piani e ai progetti futuri, che apportano una buona dose di entusiasmo alla vita.

Quando restiamo nella nostra zona di comfort, senza imparare nulla o progettare nuove sfide, ci spegniamo un poco alla volta ogni giorno.

Pertanto, per essere felici, dobbiamo andare avanti continuamente, imparando sempre qualcosa di nuovo e ponendoci nuove sfide che ci consentano di crescere come persone. Fonte Angolo della psicologia

ANDATELI A PRENDERLI SULLE SPIAGGE

Dal 2014 almeno 15000 morti annegati.

Un tratto di mare come un cimitero.

Piano Marshall Africa Si parte con 44 miliardi di euro

Dalla Repubblica+del 26/11/2017

Bruxelles prepara un progetto di sviluppo anche per fermare i flussi e il terrorismo Al vertice di Abidjan ci sarà l’intesa politica L’obiettivo finale: mobilitare 350 miliardi

Dal nostro corrispondente bruxelles Le delegazioni sono già in partenza, ad Abidjan si riuniranno i rappresentanti di 84 paesi, africani ed europei. Sarà lì, nella vecchia capitale della Costa d’Avorio, che nascerà un nuovo patto politico tra Unione europea e Unione africana. Con una ventina d’anni di ritardo, dopo aver lasciato strada alla Cina, gli europei si muovono, spinti dai flussi migratori…

Così nascono i problemi


Io adesso non mi vedo cosi’

non mi riconosco in questa foto

ma un po alla volta arrivero’ alla verità 

Da sempre i saggi dicono

che da qui nascono i problemi 

quando  l’immagine che abbiamo di noi

non corrisponde a quella che proiettiamo all’esterno

parole o foto non contano

se non “trasmetti chi sei”

ti trovi solo a pensare

“ma che ci faccio qui

questo non è il mio mondo”

come un ET che piange per tornare a casa

Bisogna accettarsi come si è”

ma costa impegno e concentrazione

usare la “forza” come in starwars

sembra una favola

ma è un manuale sulla meditazione

cammufato da baraccone cinematografico

parla  della meditazione

e di mutazione

per vincere il male

che sta fuori e dentro noi.

In ritardo per il cielo

Hai scritto tutte le parole

con una sesibilita’ inusuale

ed adesso quasi non scrivi

e non parli piu’

come facevi una volta

la notte e scesa su di noi

la notte che segue i nostri passi dall’inizio

fino a sparire nell’aria

e provo a capire come le nostre vite

li ha condotti a questo punto

Guardo i tuoi occhi che mi guardano in modo strano

Mi ha fatto male guardare i tuoi occhi

e vedere con sorpresa una persona così sola 

anche con me vicino.
Ora per me alcune parole vengono facilmente

ma so che non significano molto

paragonato alle cose che ci siamo dette

con il tocco degli amanti

non hai mai conosciuto che cosa io amavo in te

non conosco che che cosa amavi in me

forse l’immagine di qualcuno

che sognavi da bambina

sperando che potessi essere io

non puòi fingere ancora

e so che sono solo e vicino alla fine

Quanto tempo abbiamo dormito e perso tempo

quanto tempo alla deriva da solo nella notte

quanto tempo sognando a occhi aperti

ma tu sempre chiusa in te stessa

io ho provato con tutta la mia forza

ad essere quello che avevi bisogno

a svegliarmi dal grande sonno

e so che sono solo e vicino alla fine

Quanto tempo buttato via

quanto tempo alla deriva da solo con rabbia

in un letto e tu li vicino indifferente

un sogno che funzionava

per un attimo di mattina

con le promesse bisbigliate

con la la luce sbagliata

in cui entrambi ci troviamo

in ritardo per il cielo.

Traduzione molto libera di “Late for the Sky di Jackson Browne“-

Come si apriva a Dio il cuore di Akhenaton?

  

Una scoperta immensa! Come si apriva a Dio il cuore di Akenaton!
Ho realizzato una scoperta immensa e ti prego di non considerare questo articolo come uno dei tanti trafiletti che invadono il web. Ti parlo del sole, ti parlo della Luce sia da un punto di vista biochimico e genetico, ma soprattutto in un’ottica spirituale.Dall’alba della storia, il sole è stato venerato come un dio di infinita potenza: simbolo della divinità, archetipo di Verità, occhio di Giustizia, fonte di Vita e Guaritore delle malattie fisiche e spirituali.

 Le rappresentazioni del sole appaiono nelle pitture rupestri in Asia centrale, nel Kazakistan, in Cina. Immagini antropomorfe o zoomorfe appaiono insieme al disco solare stilizzato ancor prima dell’età del bronzo. (3500 a.C).

Nel mondo predinastico degli Egizi (3000 a.C) Horus era il dio solare associato al simbolo del falco e archetipo della divinità dei faraoni.

Ra , egiziano dio sole di Eliopoli venne adorato a partire dal 2000 a.C .

Fu Akhenaton , a mio avviso,il più grande e spirituale faraone egizio nel 1350 a.C ad imporre il culto monoteistico di Aton, il disco solare.

Nello zoroastrismo il sole è il simbolo del “bene-dio” che combatte contro le tenebre.

I Maya nel 1000 a.C veneravano il dio Itzamnà, divinità creatrice e che raffigurava il sole. Meravglioso il loro tempio del sole a Teotihuacan.

 Potrei citarti gli Atzechi, i nativi americani, i popoli africani e di ogni parte della terra come adoratori del sole.

Perché ciò avviene? Perché la Luce è così importante?

Ed ecco la mia immensa scoperta! Dagli ominidi a noi, da Akhenaton al più umile uomo della terra tutti riconsciamo l’importanza della luce del sole.

Se esponi la tua pelle alla luce del sole produci la vitamina D a partire dal colesterolo tramite i raggi UVB e sarebbe molto importante che questo approvvigionamento provenisse dal sole. Ciò è impossibile perché i nostri “pannelli solari” sono coperti eccetto il sempre più breve periodo di esposizione dovuto ad una vacanza al mare. Inoltre l’inquinamento e l’assunzione di farmaci e additivi tossici riduce fortemente le nostre scorte di vitamina della luce.

Direi, senza paura di smentita che specie durante l’inverno sei in scontata carenza di vitamina D che presiede non solo il metabolismo del calcio e la densità ossea, ma a tutta l’immunità innata.

E’ sbagliato parlare di “vitamina D”, si deve parlare di un ORMONE potentissimo, un secosteroide dalle immense potenzialità antinfiammatorie, anticancerogene, antidepressive, ma soprattutto spirituali.

Studio intensissimamente il recettore della vitamina D detto VDR presente nei nuclei cellulari, studio l’oggi fatidica GcMAF, il fattore che attiva i macrofagi tramite la vitamina D. 

Ti assicuro che questo recettore VDR non è soltanto un terminale biochimico, ma è il vero RECETTORE DI DIO!

Ti parlo quindi non solo di osso e di osteoporosi, ma di anima, di quel falco di luce adorato dagli antichi egizi.

ECCO PERCHE’ ADORAVANO IL SOLE!

 Perché producendo vitamina D in essi si aprivano i canali di recezione dell’Uno, della divinità.

Ti assicuro che se provi a valutare la tua vitamina D con un piccolo prelievo di sangue, (l’esame è la 25OHD) ti stupirai dell’inevitabile deficit.

Senza immediata integrazione che deve essere studiata individualmente e non con una assunzione pressapochista, il tuo recettore VDR resterà privo di quella linfa di luce che si chiama vitamina D e sarai difficoltosamente connesso all’Uno-Dio.

Ecco perché gli Egizi, i Maya, i popoli di tutto il mondo adoravano il sole! Nelle loro meditazioni, nella loro ipnosi evocativa necessitavano della luce nel cuore. 

La massa della popolazione mondiale è mantenuta al buio e questo non credo sia soltanto dovuto ad una distrazione.

Con bassissimi valori di 25OHD si aprono le oscure potenzialità dello squilibrio immunitario tra cui: tumori, malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, depressioni gravi.

 Ci tengono senza luce! Perché? Così siamo più facilmente dominabili? Perchè così ci ammaliamo? 

Se la 25OHD raggiunge un valore utile che valuto a 100ng/ml o 200 nmol/L non si riequilibra soltanto il calcio nell’osso, ma il cuore di Akenaton si apre a Dio!

Questa coscienza di Luce, questa consapevolezza d’Amore è il significato per cui siamo tutti insieme su questa terra.

 Ora se hai compreso bene divulga questo articoletto per il bene dell’umanità.

Questo è l’immensa scoperta che ti dono.

Buona vita Angelo Bona

http://www.ipnosiregressiva.it/blog/656/una-scoperta-immensa-come-si-apriva-a-dio-il-cuore-di-akenaton.html

   

“Amour” un film di Michael Haneke

“Amour” è un film del grande regista Michael Haneke,inizia dalla fine, fine del film e fine di ogni essere umano.I protagonisti Georges (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva) una coppia di ottuagenari sembrano due fantasmi e fin dai primi fotogrammi  chiariscono  che “l’amour” del titolo è quasi inteso in senso sarcastico. Il film lascia un sapore amaro e fa davvero male. 

Anne non parla più ma riesce a gridare  a ripetizione: MALE  

 MALE                    MALE                MALE                     MALE           MALE    



  Haneke racconta un amore senile proseguendo la sua critica a una struttura sociale ipocrita.

Tra i tanti premi ha vinto la Palma d’oro a Cannes 2012 ed il premio Oscar nel 2013 come migliore film in lingua straniera.

Io non riesco a scriverne più di tanto ( mia madre 3 anni fà è morta in circostanze analoghe) quindi inserisco una bella  recensione di Marzia Gandolfi nel sito:      http://www.mymovies.it/film/2012/amour/

Anne e Georges hanno tanti anni e un pianoforte per accompagnare il loro tempo, speso in letture e concerti. Insegnanti di musica in pensione, conducono una vita serena, interrotta soltanto dalla visita di un vecchio allievo o della figlia Eva, una musicista che vive all’estero con la famiglia. Un ictus improvvisamente colpisce Anne e collassa la loro vita. Paralizzata e umiliata dall’infarto cerebrale, la donna dipende interamente dal marito, che affronta con coraggio la sua disabilità. Assistito tre volte a settimana da un’infermiera, Georges non smette di amare e di lottare, sopportando le conseguenze affettive ed esistenziali della malattia. Malattia che degenera consumando giorno dopo giorno il corpo di Anne e la sua dignità. Spetterà a Georges accompagnarla al loro ‘ultimo concerto’.

“Diventare vecchi è insopportabile e umiliante” scrive Philip Roth in “Everyman”, uno dei suoi romanzi più dolenti e implacabili intorno alla senilità e alla malattia, argomenti temuti e tenuti ai margini del discorso pubblico. Ci voleva un regista rigoroso come Michael Haneke per contemplarli, mettendo in scena una coppia di ottuagenari che guarda in maniera diretta la propria estinzione. E diretto e frontale è pure lo sguardo di Haneke, che ‘infartuando’ la sua protagonista introduce nella sua vita un senso di precarietà e un destino cinico, che non si accontenta di farti invecchiare, soffrire e morire, prima della tua dipartita si porta via i tuoi amici, quelli che amavi, quelli che conoscevi, quelli che frequentavi, costringendoti all’ennesimo funerale.

Non risparmia niente Haneke allo spettatore, accomodato in sala nell’incipit del film e risvegliato nel progredire dell’affezione dalle “cose ovvie, altrimenti indiscusse”. La vecchiaia è un massacro e la malattia si fa beffa dell’ansia di durare con una precisione assoluta, terrificante, invisibile ma visibile nei suoi effetti. Haneke procede e approfondisce la critica a una struttura sociale ipocrita, che non ha il senso della realtà e del coraggio e persevera nel contemplare la ‘senescenza’ come tempo della pace e stagione dei ricordi sereni. Il male, che nel villaggio dei dannati nella Germania de Il nastro bianco cresceva dentro il corpo della comunità, in Amour consuma adesso il corpo di Anne, ingolfandola fino a ‘spegnerla’. Impietosa e severa, la violenza della malattia è raddoppiata dalla geometrica prigione dei movimenti di macchina e da uno stile di inarrivabile crudeltà. Unica concessione per Haneke è l’amore, l’amore del titolo, consentito insieme alla disperazione, alla rabbia e alla ribellione.

Questa volta non c’è niente da nascondere e l’etica raggelante dell’autore austriaco prevede una via d’uscita dopo aver scavato con le unghie nel dramma sostanziale dell’essere umano, dopo aver centrato la corporeità dell’esperienza della vita. A riempire nell’epilogo il vuoto di Anne e Georges resta soltanto il pieno della Eva di Isabelle Huppert, ultima espressione nel film dell’essere in vita.

 

 

 

 

Fragile – Fiorella Mannoia

 Fragile – Fiorella Mannoia- testo di Piero Fabrizi (2001)

Mai nessuna meraviglia potrà più toccarmi
mai nessuna comprensione potrà mai guarirmi
mai nessuna punizione sarà più severa
mai nessuna condizione sarà mai più vera
Se il mio cuore avesse fiato correrebbe ancora
e invece resta lacerato dentro una tagliola
quale grado di stupore potrei superare
quale tipo di dolore potrei consumare
Non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
È un altare di ricordi questa stanza nera
sacro luogo di promesse per la vita intera
quanto nitido rancore dovrò cancellare
quale livido silenzio dovrò sopportare
Non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
Non ho più te, sono fragile perché
non ho più te, sono fragile perché
non ho più te
Sono fragile perché sono un nido caduto
sono fragile perché non ho più te
sono fragile perché sono seta nel fuoco
sono fragile perché non ho più te
Non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo

                                 “Fragile” : cinque minuti di parole che fanno male, in un video inquietante, dove si vede una donna sola, disperata, quasi intrappolata in casa .Il video, così come la canzone, testimonia la voglia di accettarsi così come si è, pur nel dolore che ciò può comportare. Come puoi amarti e volerti bene, se chi ti ama (o meglio ti amava) ti ha abbandonato? 

“Come puoi sentirti soggetto d’amore se alla fine ti trovi a muoverti tra le pareti di una casa con la percezione di essere niente più che un soprammobile”?


“Prendere la propia vita e metterla nelle zone in cui tu decidi

Prendere la propia vita e metterla nelle zone in cui tu decidi,
smettendo di seguire questo andazzo materialista
è una cosa facile da dire ma se la metti in pratica rischi di impazzire.
Io ci ho messo almeno 10 anni, non è facile sciogliere legami e annullare pensieri negativi.Ma è meglio chiudere con queste cose spiacevoli, c’è un momento in cui uno dice questo non lo voglio dire, non ne voglio parlare piu’.A volte bisogna eliminare le cose brutte.Si rischia ” il mobbing” l’isolamento ma è l’unica via che ho trovato per pensare a me come a un essere umano.

Rabindranath Tagore – Il tuo richiamo

 


La morte, Tua schiava, è alla mia porta.
 

Ha attraversato il mare sconosciuto

e ha recato alla mia casa il Tuo richiamo.

 La notte è buia e il mio cuore è spaurito

 eppure prenderò la lampada, aprirò le porte

e m’inchinerò dandole il benvenuto.

E’ il tuo messaggero che sta alla mia porta,

 l’adorerò a mani giunte, e in lacrime.

L’adorerò ponendo ai suoi piedi

il tesoro del mio cuore.

Fatta la commissione, se ne ritornerà

lasciando un’ombra oscura sul mio mattino;

e nella mia casa desolata rimarrà

 solo il mio corpo abbandonato

come mia ultima offerta a Te

Rabindranath Tagore