Il profeta – Kahlil Gibran – Il tempo

“E un astronomo domandò: Maestro, e il Tempo? E lui rispose:

Vorreste misurare il tempo che non ha misura né può essere misurato.

Vorreste disegnare la vostra condotta e persino dirigere il vostro spirito secondo ore e stagioni.

Vorreste ridurre il tempo a un ruscello sulla cui riva sedere per osservarlo nel suo fluire.

Ma l’eterno in voi riconosce l’eternità della vita,

E sa quanto l’oggi non sia che il ricordo di ieri e che il domani sarà il sogno di oggi.

Ciò che in voi canta e contempla abita tuttora entro il primo istante che ha cosparso il firmamento di stelle.

Chi tra voi non sente che la sua forza d’amare non ha limiti?

Eppure, chi non sente chiuso in sé quello stesso amore, che pur illimitato non si muove da un pensiero d’amore all’altro, né da gesta a gesta d’amore?

Il tempo non è dunque come l’amore, inscindibile e immobile?

Ma se nel vostro pensiero dovete poi misurare il tempo con le stagioni, allora che contenga ogni stagione tutte le altre,

E che il presente stringa a sé il passato nel ricordo e il futuro nella speranza.“

Il profeta – Kahlil Gibran

Il tempo non esiste

Unico caso conosciuto al mondo è quello degli Aymara, popolo indigeno del Sudamerica, che vive negli altipiani andini della Bolivia, del Perù e del Cile, possiedono un concetto del tempo reverso, localizzano il passato di fronte a loro e il futuro alle loro spalle. Dimostra il modo in cui la nostra mente integra i concetti astratti di tempo e di rappresentazioni concrete di spazio può essere influenzata da fattori culturali. 

“La fine del tempo” di Julian Barbour è  un saggio che arriva al cuore della fisica moderna (il continuo dello spazio-tempo) ma che propone anche una soluzione a uno dei più grandi paradossi della scienza contemporanea:
la distanza tra la fisica classica e la fisica quantistica.Barbour sostiene che l’unificazione della relatività generale di Einstein con la meccanica quantistica può determinare la fine del tempo.
Il tempo non avrà più un ruolo centrale nei fondamenti della fisica.
In questo testo rivoluzionario si aprono squarci affascinanti sui misteri dell’universo:
i mondi multipli, i viaggi nel tempo, l’immortalità e, soprattutto, l’illusione del moto.“…

<<Cos’è il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi mi interroga, non lo so…Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro.>>
Sant’Agostino

“Il tempo non esiste” è la tesi che il fisico inglese, Julan Barbour, ha sostenuto al Festival delle Scienze di Roma il 22 gennaio 2012.Barbour spiega così un universo senza tempo:<< Il passato non è oggettivo: è una cosa che esiste solo nel presente. Tutto quello che pensiamo di sapere sul passato corrisponde ad una memoria che abbiamo qui ed ora>> Come succede in un computer, per di più non è nemmeno un ostacolo il nostro invecchiare con cui ci creiamo il nostro concetto di tempo.
Sempre San Agostino riguardo al tempo scriveva:
« Che cos’è dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so.
Tuttavia affermo con sicurezza di sapere che, se nulla passasse, non vi sarebbe un tempo passato; se nulla si approssimasse non vi sarebbe un tempo futuro se non vi fosse nulla, non vi sarebbe il tempo presente. Ma di quei due tempi, passato e futuro, che senso ha dire che esistono, se il passato non è più e il futuro non è ancora? E in quanto al presente, se fosse sempre presente e non si trasformasse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità… Questo però è chiaro ed evidente: tre sono i tempi, il passato, il presente, il futuro; ma forse si potrebbe propriamente dire: tre sono i tempi, il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro. Infatti questi tre tempi sono in qualche modo nell’animo, né vedo che abbiano altrove realtà: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione diretta, il presente del futuro l’attesa… Il tempo non mi pare dunque altro che una estensione (distensio), e sarebbe strano che non fosse estensione dell’animo stesso>>.
(Agostino d’Ippona, Confessiones XI, 14, 17: 20, 26; 26, 33)

Continua Barbour:
Una interpretazione plausibile e logica, anche se contraria al nostro “buonsenso”è che le particelle non siano soggette al tempo, o in altre parole, per le particelle il tempo non esiste. 



Il concetto del tempo viene concepito dagli esseri umani attraverso la metafora spaziale, gli attribuiamo cioè le caratteristiche lungo, corto, stretto e collocarlo su un asse illusorio.Tendiamo a “posizionare” il passato alle nostre spalle e il futuro d’avanti a noi.

Questa organizzazione cognitiva del tempo è (a parte una sola eccezione di cui parleremo dopo) universale sul pianeta ed è sostenuta dall’orientamento del nostro corpo nello spazio e dalla direzione normale del nostro movimento. Poiché infatti normalmente non camminiamo all’indietro, ma verso un punto davanti a noi, anche la nostra progressione nel tempo viene concettualizzata come movimento in avanti.
Se questo è vero, è possibile che il movimento del nostro corpo sia in grado di influenzare le divagazioni temporali della nostra mente? In altre parole è possibile che spostandosi nello spazio, illusoriamente o concretamente, all’ indietro si evochino più facilmente ricordi remoti, mentre spostandosi in avanti sia più facile pensare al futuro?
Lo psicologo Lynden Miles e i suoi colleghi dell’Università di Aberdeen del Social Cognition Lab hanno provato a scoprirlo reclutando 26 studenti e chiedendo loro di partecipare ad un esperimento progettato “per indagare la vigilanza in un ambiente dinamico”. I partecipanti sono stati invitati a sedersi di fronte a un grande schermo in cui veniva visualizzato un modello animato costituito da circa un migliaio di punti bianchi posizionati in modo casuale su uno sfondo nero. Per un gruppo di partecipanti, i punti si spostavano verso il centro dello schermo per simulare il movimento in avanti. Per gli altri, i punti si spostavano in direzione opposta dando l’impressione di movimento all’indietro.
Ai soggetti è stato poi chiesto di monitorare questi display per rilevare target specifici e, una volta individuati, di fare clic sul pulsante del mouse il più velocemente possibile. In verità i target erano rari (appena sei volte ogni 6 minuti) proprio per rendere il compito noioso e facilitare così la divagazione del pensiero.
Successivamente ai partecipanti è stato chiesto se avevano sperimentato pensieri estranei mentre monitoravano il monitor e, nel caso in cui questo fosse accaduto, di segnalare se questi pensieri riguardassero il passato o il futuro.
Sorprendentemente è stato constatato che la direzione del moto illusorio era in grado di modulare la direzione che la mente compie nei suoi viaggi nel tempo: i partecipanti che avevano osservato il display con movimento apparente all’indietro hanno riferito di aver sognato ad occhi aperti principalmente, o unicamente, ricordi del passato, mentre quelli che avevano osservato il display con il movimento apparente in avanti hanno riferito pensieri legati al futuro.
Se il movimento illusorio ha avuto un effetto così potente, è plausibile immaginare che il movimento reale del corpo nello spazio possa avere influenza ancora maggiore.
Tutto ciò suggerisce che la capacità mentale di “navigare immaginativamente nel tempo” è saldamente radicata in rappresentazioni fisiche dello spazio, e che il rapporto tra spazio e tempo mentale è reciproca e bi-direzionale.

Lo ricerca sul popolo Aymara è apparsa  su Cognitive Science qualche anno fa ed è stata condotta dalla professoressa di linguistica alla Berkeley Eve Sweetser e da Rafael Nunez, professore associato di scienze cognitive e direttore del Embodied Cognition Laboratory alla University of California di San Diego.
Il linguaggio degli Aymara era stato scoperto dagli occidentali già dai primi giorni della conquista spagnola. Un gesuita scriveva già nel 1600 che la lingua Aymara era particolarmente pregna di idee astratte e nel diciannovesimo secolo essa fu rinominata “linguaggio di Adamo”.
Più recentemente Umberto Eco ha lodato la sua capacità di produrre neologismi e ci sono stati anche dei tentativi di applicare la cosiddetta “logica andina”- che aggiunge una terza opzione al solito sistema binario di vero/falso e di si/no- alle applicazioni informatiche.
Per effettuare la ricerca Nunez ha raccolto 20 ore di conversazione con 30 adulti Aymara del nord del Cile. Fra i volontari erano compresi monolingua Aymara, monolingua spagnoli, e una buona parte di bilingue, le cui competenze linguistiche sono varie ed includono il creolo spagnolo/Aymara chiamato Andino Castellano. Le interviste, videoregistrate, sono state disegnate appositamente per includere discussioni naturali di eventi del passato e del futuro.
L’ipotesi del concetto reverso del tempo si fonda sia su evidenze linguistiche che gestuali.
La lingua aymara sceglie la parola “nayra” (occhio, fronte, lato) per indicare il passato e la parola “ghipa” (dietro, alle spalle) per indicare il futuro. Per esempio l’espressione “nayra mara” che significa “lo scorso anno” è letteralmente “l’anno di fronte”
Ma l’analisi linguistica non è sufficiente.
Anche in inglese si può usare la parola “ahead” per indicare un punto più vicino nel tempo. Dicendo: “We are at 20 minutes ahead of 1 p.m.” (Siamo 20 minuti davanti all’una) intendiamo “adesso sono le 12.40 p.m”. Basandosi solo su questa evidenza linguistica un linguista marziano potrebbe giustificatamene pensare che gli inglesi, come gli Aymara, pongono il passato di fronte a sé.
Ci sono in inglese (e in italiano) delle espressioni ambigue come “Wednesday’s meeting was moved forward two days.” (L’incontro di mercoledì è stato spostato di due giorni).
Significa che il nuovo incontro cadrà di lunedì o di venerdì? Metà degli inglesi a cui lo chiederete risponderà “lunedì”, e l’altra metà “venerdì”. E questo dipende da dove essi si immaginano nel moto relativo attraverso il tempo o se immaginano che sia il tempo stesso a muoversi. Entrambe queste idee sono perfettamente accettabili in inglese e in italiano e anche grammaticalmente corrette, come è illustrato dalle frasi “stiamo andando verso la fine dell’anno” contro “la fine dell’anno sta arrivando”.
E’ quindi soprattutto l’analisi della gestualità che conferma che gli Aymara hanno un concetto reverso del tempo: essi indicano lo spazio dietro di loro quando parlano del futuro, puntando il pollice o portando la mano dietro le loro spalle, e indicano lo spazio di fronte a loro quando parlano del passato, estendendo mani e braccia vicini al corpo per il presente e il passato recente, e facendo un’estensione in avanti molto maggiore per il passato remoto.
In altre parole essi usano gesti identici a quelli che ci sono familiari, ma esattamente nel senso opposto.
Perché questo accada non è chiaro. Una possibilità, secondo gli autori dello studio, potrebbe risiedere nel fatto che gli Aymara danno un grosso significato al fatto che un evento o un’ azione sia stata vista o no dal parlante. Una semplice affermazione come “Nel 1942 Colombo attraversò l’oceano” non è possibile in Aymara, la frase dovrebbe necessariamente specificare se il parlante abbia personalmente assistito a questo evento o se riporti qualcosa di detto da altri.
In una cultura che privilegia la distinzione fra visto/non visto e conosciuto/non conosciuto acquisisce forse un senso il posto del passato di fronte al soggetto, nel campo del visto, e lo sconosciuto e l’inconoscibile futuro dietro alle spalle.

Sebbene questa possa essere una spiegazione, e in linea con l’osservazione che spesso gli Aymara si rifiutano di parlare del futuro perché ritengono che su di esso si possa dire niente o molto poco di utile, non appare comunque sufficiente.

Ad ogni modo questa maniera di pensare al tempo sta scomparendo. I soggetti più giovani, che sono fluenti anche in spagnolo tendono a gesticolare in maniera “normale”, come se avessero riorientato il loro modo di pensare.
Non è lontano il giorno in cui, come il resto del globo, anche gli Aymara volteranno le spalle al loro passato e guarderanno avanti verso il futuro.
Peccato.
(Paper | Miles, L. K., et al (2010). The Meandering Mind: Vection and Mental Time Travel via Neurophilosophy Fonte | UCDS News via MindHacks)
Quello che teorizzò e quanto sostengono diversi scienziati è che quello che noi chiamiamo “TEMPO” in realtà è la misura del tempo mentre il tempo come soggetto non ha le propietà delle altre tre dimensioni. La cosa che noi chiamiamo tempo è nata un attimo prima del Bing Bang, quindi ha un inizio e probabilmente una fine. Cosa c’era prima del Bing Bang non lo sa nemmeno Stephen Hawking il più grande fisico di tutti i tempi.