Afferro le sue mani

Afferro le sue mani
e la stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia
della sua bellezza,
di depredare con i baci
il suo dolce sorriso,
di bere i suoi bruni sguardi
con i miei occhi.
Ma dov’è?
Chi può spremere l’azzurro dal cielo?

Cerco di afferrare la bellezza;
essa mi elude
lasciando soltanto il corpo
nelle mie mani.
Stanco e frustrato mi ritraggo.
Come può il corpo toccare
il fiore che soltanto
lo spirito riesce a sfiorare?

Rabindranath Tagore

Sogni – Rabindranath Tagore

Finisci allora quest’ultima canzone e dividiamoci.
Dimentica questa notte
ora che la notte non c’è più.
Chi provo a stringere tra le braccia?
I sogni non possono essere imprigionati.
Con mani avide stringo al mio cuore il vuoto
e il mio petto ne resta ferito.
Rabindranath Tagore

In silenzio – Rabindranath Tagore

In silenzio, sotto i piedi del tempo,
diventa polvere ciò che non si sveglia
e resta fermo sulla strada.
Il fiume che si stanca cercando il mare
si perde nel fango a metà cammino;
la pallida fiamma della lampada,
in un angolo della stanza,
non si spegne alla fine della notte.
Nella notte la fiamma
che è viva nel cuore del camminatore
non si confonde nelle tenebre.

Non so come tu canti – Rabindranath Tagore

Non so come tu canti, mio signore!

Sempre ti ascolto

in silenzioso stupore.

La luce della tua musica

illumina il mondo.

Il soffio della tua musica

corre da cielo a cielo.

L’onda sacra della tua musica

irrompe tra gli ostacoli pietrosi

e scorre impetuosa in avanti.

Il cuore anela di unirsi al tuo canto,

ma invano cerco una voce.

Vorrei parlare, ma le mie parole

non si fondono in canti

e impotente grido.

Hai fatto prigioniero il mio cuore

nelle infinite reti

della tua musica.

Da il Giardiniere di Rabindranat Tagore

Confida nell’amore

anche se fa soffrire.

Non chiudere il tuo cuore

Oh, no, amico mio,

le tue parole sono oscure,

Il cuore, amore mio,

esiste solo per donarlo

come una lacrima e una canzone

Oh, no, amico mio,

le tue parole sono oscure,

io non posso comprenderle

Il piacere è fragile

come una goccia di rugiada:

mentre ride, muore.

Ma il dolore è forte e durevole.

Lascia che un triste amore

si desti nei tuoi occhi

Oh, no, amico mio

le tue parole sono oscure,

io non posso comprenderle

Il loto fiorisce al sole,

e perde tutto quello che ha.

Non vorrebbe rimanere in fiore

nella nebbia eterna dell’inverno

Oh, no, amico mio,

le tue parole sono oscure,

io non posso comprenderle

Afferro le sue mani – Rabindranath Tagore

Afferro le sue mani

e la stringo al mio petto.

Tento di riempire le mie braccia

della sua bellezza

di depredare con i baci

il suo dolce sorriso

di bere i suoi bruni sguardi

con i miei occhi.

Ma dov’è?

Chi può spremere l’azzurro dal cielo?

Cerco di afferrare la bellezza;

essa mi elude

lasciando soltanto il corpo

nelle mie mani.

Stanco e frustrato mi ritraggo.

Come può il corpo toccare

il fiore che soltanto

lo spirito riesce a sfiorare?

Vita

Nella mia vita

ho amato,cuore e anima,

luce ed ombre della terra.

Questo amore senza fine

ha fatto udire

la voce della speranza

nell’azzurro del cielo.

E rimarrà nella felicità

e nel dolore più profondo,

rimarrà in ogni gemma

e in ogni fiore,

nelle notti primaverili ed estive

Ha messo l’anello di nozze

alla mano del futuro.

Da Sfulingo”

(Scintille)

di

Rabindranath Tagore

Primavera – Rabindranath Tagore

Chi sei tu, lettore che leggile mie parole tra un centinaio d’anni?

Non posso inviarti un solo fiore

della ricchezza di questa primavera,

una sola striatura d’oro

delle nubi lontane.

Apri le porte e guardati intorno.

Dal tuo giardino in fiore cogli

i ricordi fragranti dei fiori svaniti

un centinaio d’anno fa.

Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire

la gioia vivente che cantò

in un mattino di primavera,

mandando la sua voce lieta

attraverso un centinaio d’anni.

Se tu non parli – Rabindranath Tagore

Se tu non parli

riempirò il mio cuore del tuo silenzio

E lo sopporterò.

Resterò qui fermo ad aspettare

Come la notte 

Nella sua veglia stellata

Con il capo chino a terra

Paziente.
Ma arriverà il mattino

Le ombre della notte svaniranno

E la tua voce

In rivoli dorati inonderà il cielo.

Allora le tue parole 

Nel canto

Prenderanno ali

Da tutti i miei nidi di uccelli

E le tue melodie

Spunteranno come fiori

Su tutti gli alberi della mia foresta.

Donna – Rabindranath Tagore 

Donna, non sei soltanto l’ opera di Dio

ma anche degli uomini, che sempre

ti fanno bella con i loro cuori.

I poeti ti tessono una rete

con fili di dorate fantasie;

i pittori danno alla tua forma

sempre nuova immortalità.

Il mare dona le sue perle,

le miniere il loro oro,

i giardini d’ estate i loro fiori

per adornarti, per coprirti,

per renderti sempre più preziosa.

Il desiderio del cuore degli uomini

ha steso la sua gloria

sulla tua giovinezza.

Per metà sei donna, e per metà sei sogno.

La religione del poeta – R.Tagore

  

<< Ciò che ci può dare armonia e libertà 

non è il possedere o l’acquistare, ma essere una cosa sola

con l’unica Realtà perfetta nell’Amore>>.

Questa è la << Religione del poeta >>, come l’aveva chiamata lo scrittore 

stesso, realizzata mediante la contemplazione; una religione dell’amore 

che è possibile perché il Dio di Tagore (<<vita della mia vita>>) è appunto 

presente , vicino.