In silenzio – Rabindranath Tagore

In silenzio, sotto i piedi del tempo,
diventa polvere ciò che non si sveglia
e resta fermo sulla strada.
Il fiume che si stanca cercando il mare
si perde nel fango a metà cammino;
la pallida fiamma della lampada,
in un angolo della stanza,
non si spegne alla fine della notte.
Nella notte la fiamma
che è viva nel cuore del camminatore
non si confonde nelle tenebre.

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Quando mi sfiorano le tue mani – Rabindranath Tagore

Quando mi sfiorano le tue mani immortali

questo piccolo cuore si perde

in una gioia senza confini

e canta melodie ineffabili.

Su queste piccole mani

scendono i tuoi doni infiniti.

Passano le età, e tu continui a versare,

e ancora c’è spazio da riempire.

Non so come tu canti – Rabindranath Tagore

Non so come tu canti, mio signore!

Sempre ti ascolto

in silenzioso stupore.

La luce della tua musica

illumina il mondo.

Il soffio della tua musica

corre da cielo a cielo.

L’onda sacra della tua musica

irrompe tra gli ostacoli pietrosi

e scorre impetuosa in avanti.

Il cuore anela di unirsi al tuo canto,

ma invano cerco una voce.

Vorrei parlare, ma le mie parole

non si fondono in canti

e impotente grido.

Hai fatto prigioniero il mio cuore

nelle infinite reti

della tua musica.

Da il Giardiniere di Rabindranat Tagore

Confida nell’amore

anche se fa soffrire.

Non chiudere il tuo cuore

Oh, no, amico mio,

le tue parole sono oscure,

Il cuore, amore mio,

esiste solo per donarlo

come una lacrima e una canzone

Oh, no, amico mio,

le tue parole sono oscure,

io non posso comprenderle

Il piacere è fragile

come una goccia di rugiada:

mentre ride, muore.

Ma il dolore è forte e durevole.

Lascia che un triste amore

si desti nei tuoi occhi

Oh, no, amico mio

le tue parole sono oscure,

io non posso comprenderle

Il loto fiorisce al sole,

e perde tutto quello che ha.

Non vorrebbe rimanere in fiore

nella nebbia eterna dell’inverno

Oh, no, amico mio,

le tue parole sono oscure,

io non posso comprenderle

Afferro le sue mani – Rabindranath Tagore

Afferro le sue mani

e la stringo al mio petto.

Tento di riempire le mie braccia

della sua bellezza

di depredare con i baci

il suo dolce sorriso

di bere i suoi bruni sguardi

con i miei occhi.

Ma dov’è?

Chi può spremere l’azzurro dal cielo?

Cerco di afferrare la bellezza;

essa mi elude

lasciando soltanto il corpo

nelle mie mani.

Stanco e frustrato mi ritraggo.

Come può il corpo toccare

il fiore che soltanto

lo spirito riesce a sfiorare?