ANDATELI A PRENDERLI SULLE SPIAGGE

Dal 2014 almeno 15000 morti annegati.

Un tratto di mare come un cimitero.

Piano Marshall Africa Si parte con 44 miliardi di euro

Dalla Repubblica+del 26/11/2017

Bruxelles prepara un progetto di sviluppo anche per fermare i flussi e il terrorismo Al vertice di Abidjan ci sarà l’intesa politica L’obiettivo finale: mobilitare 350 miliardi

Dal nostro corrispondente bruxelles Le delegazioni sono già in partenza, ad Abidjan si riuniranno i rappresentanti di 84 paesi, africani ed europei. Sarà lì, nella vecchia capitale della Costa d’Avorio, che nascerà un nuovo patto politico tra Unione europea e Unione africana. Con una ventina d’anni di ritardo, dopo aver lasciato strada alla Cina, gli europei si muovono, spinti dai flussi migratori…

Siamo tutti Africani

  
L’uomo moderno (Homo sapiens Linnaeus, 1758; dal latino “uomo sapiente”) è un primate della famiglia degli ominidi ed è l’unica specie vivente del genere Homo.

Il periodo che va dal paleolitico medio, circa 200 000 anni fa, all’epoca odierna, vede la comparsa in Africa orientale e la diversificazione della specie Homo sapiens Linnaeus, 1758. Secondo le teorie prevalenti, dal continente africano, circa 65-75 000 anni fa (o secondo altre evidenze alcune decine di migliaia di anni prima), in stretta coincidenza con un evento di fortissima riduzione della popolazione globale, tuttora in fase di definizione, parte della specie iniziò un percorso migratorio che attraverso un corridoio medio orientale la portò a colonizzare l’intero pianeta.

Fonte: Wikipedia 

  

  

La bambina offre un biscotto al poliziotto Ungherese che rifiuta, ma non riesce a trattenere un sorriso di tenerezza per quel gesto ingenuo e disarmante.
La foto è stata scattata l’8 settembre dal fotografo Carlo Angerer, della Nbc News, nei pressi di Szeged,  vicino al confine con Serbia e Romania, dove da settimane gli agenti presidiano la ferrovia per evitare il passaggio dei rifiugiati provenienti in gran parte dalla Siria.

Milano: Come  in  uno Zoo, ma non è quello di Berlino

Di certo non li  fanno vedere alla moglie di Obama.

In 1.220 hanno dormito nei centri di accoglienza  e ieri mattina un’altra settantina di siriani sono arrivati in stazione centrale di Milano, in gran parte donne e bambini, ospitati nelle strutture trasparenti di un negozio non ancora aperto, come in uno zoo, senza un minimo di privacy. Da mercoledì smistamento e accoglienza verranno affidati temporaneamente agli spazi di Sos Exodus di don Mazzi . Lo spazio  in mezzo, già occupato da un negozio, è stato chiuso dagli stessi esercenti fino a mercoledì. Stesso discorso per i negozi di fronte.

Tutto questo per dare “decoro” alla stazione di Milano.

Liberté, Égalité, Fraternité

Libertà, Uguaglianza, Fratellanza è il motto nazionale della Repubblica Francese.

Nella Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino, parte integrante e iniziale della Costituzione Francese dell’anno III (1795), la Fraternité, terzo elemento del motto repubblicano, è definita così: «Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi;

venti del sud

Successivamente, nel libro La Costituzione, o Progetto di Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 vengono ripresi e perfezionati gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza che verranno progressivamente adottati a motto e simbolo.

Poi, le Costituzioni del 1946 e 1958 riconoscono autorevolmente il valore che il triplice motto ha per la storia del Paese d’oltralpe.

venti del nord

Liberté, Égalité, Fraternité rappresentano un valore così grande da travalicare i confini della Francia, sono simboli che hanno portata e rilevanza universali. Questo motto, nato dalla fucina d’idee della rivoluzione francese, è un caposaldo irrinunciabile della moderna cultura dell’Occidente.

«Noi non torniamo indietro» e «via la polizia»: urlano i profughi migranti che si trovano ancora sulla scogliera a Ventimiglia,  irritati dalla presenza della polizia e dei carabinieri.
Vogliono solo passare in Francia per andare nel Nord Europa dove hanno amici e parenti ma  vengono respinti dalla gendarmi Francesi. Sono alcune centinaia,molti sono Eritrei scappano dalle dittature,dalla fame, dalle carestie e dalle guerre.

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Eritrea:Lo stato prigione
Almeno diecimila prigionieri politici. Leva obbligatoria fino a 50 anni per gli uomini e 40 per le donne. Obbligo di versare una percentuale dei guadagni per chi fugge all’estero. Pena: ritorsioni contro le famiglie. E’ l’Eritrea di Isaias Afewerki.
Dal Manifesto.it :
Marco Omizzolo, Roberto Lessio

EDIZIONE DEL
27.11.2014
In Eri­trea da anni domina uno dei regimi più vio­lenti al mondo. Il dit­ta­tore Isa­ias Afewerki, al potere dal 1993, non ha scru­poli con la popo­la­zione locale e con quanti cer­cano di scap­pare dal paese. Chi sta con lui vive, chi lo con­te­sta muore o è costretto a fug­gire. Ricor­dare la vio­lenza di que­sta dit­ta­tura è utile in vista della con­fe­renza mini­ste­riale orga­niz­zata dal vice­mi­ni­stro per gli Affari Esteri Lapo Pistelli per oggi e domani a Roma con lo scopo di lan­ciare il Pro­cesso di Khar­toum: un dia­logo raf­for­zato tra i paesi afri­cani e l’Ue per impe­gnarsi sulla gestione delle migra­zioni. Alla con­fe­renza pren­de­ranno parte i rap­pre­sen­tanti dei paesi di ori­gine e tran­sito della Horn of Africa Migra­tory Route, la prin­ci­pale rotta migra­to­ria verso l’Europa, tra i quali uno del governo eri­treo. In con­co­mi­tanza, il Comi­tato Giu­sti­zia per i nuovi desa­pa­re­ci­dos ha con­vo­cato per domani una con­fe­renza stampa alla Camera dei depu­tati per denun­ciare le morti di migranti nell’area medi­ter­ra­nea, rico­struire la verità, san­zio­nare i respon­sa­bili e ren­dere giu­sti­zia a vit­time e fami­liari. A par­tire da quelle del regime eri­treo. I por­ta­voce del Comi­tato, tra cui Enrico Cala­mai, chie­dono che il Pro­cesso di Khar­toum non impe­di­sca all’Italia di con­dan­nare Afewerki e di soste­nere il popolo eri­treo, vit­tima di una dit­ta­tura che ha can­cel­lato ogni libertà, tutti i diritti civili e poli­tici, qual­siasi ten­ta­tivo di oppo­si­zione.

La mucca siamo noi

“La mucca va munta, dagli l’elenco della mangiatoia.”
Questo dicono nelle intercettazioni i nuovi mercanti di schiavi.
Stiamo parlando di briciole, rispetto alle tante mucche esistenti.
Appalti per i profughi con continue proroghe, più questi disgraziati  stanno nei centri di accoglienza, più gli squali ci guadagnano, si stima oltre 20 mila euro al mese.
La mangiatoia è molto larga. Esiste una rete estesissima, un degrado etico e morale pazzesco nelle istituzioni.
Ogni emergenza diventa una fonte illecita di guadagno, questo paese è specializzato in queste cose.
I profughi li chiamano “ciabattanti”
questo è vero razzismo.
Anche un anno, due anni in attesa dei documenti.
L’Europa ci ha abbandonato. Partono dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Senegal, dalla Costa D’Avorio da mezza Africa, pagano migliaia di Euro per attraversare il deserto poi pagano ancora per salire sui barconi della morte.
“La mucca deve essere continuativamente foraggiata per poter essere continuativamente munta”. Sono le parole con cui Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, spiegava ad alcuni degli indagati coinvolti nell’inchiesta Mafia Capitale il sistema delle mazzette. Tale metafora, si legge nell’ordinanza del gip Flavia Costantini, “è un’eloquente dimostrazione di un rapporto corruttivo continuativo nel tempo”.

Dal”Corriere della sera” (corriere.it)
Mafia Capitale, le nuove telefonate:

«La mucca tu la devi mungere, però gli devi dà da mangià»
La metafora di Buzzi per spiegare il sistema delle tangentiSono ancora una volta le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle quali Salvatore Buzzi racconta il suo ruolo di corruttore a comporre il secondo capitolo di Mafia Capitale, che arriva dritto nel governo di Roma (cinque consiglieri comunali arrestati e altri indagati, insieme a funzionari di vari livelli finiti anch’essi in carcere), della Regione dove pure sarebbero stati siglati “accordi spartitori”, e del sistema di gestione dell’emergenza immigrati.

In una telefonata del 15 ottobre 2014 – un mese e mezzo prima degli arresti del 2 dicembre – il manager delle cooperative parlava con Franco Figurelli, all’epoca appartenente alla segreteria del presidente del consiglio comunale Mirko Coratti, e prendendo spunto dalla richiesta di assunzione per una ragazza avanzata da Figurelli, rendeva chiara la sua filosofia.
Buzzi: “Ahò ma, scusa ma lo sai… la sai la metafora?
Figurelli: “Eh…”.
Buzzi: “La mucca deve mangiare”.
Figurelli: “Ahò, questa metafora io glielo dico sempre al mio amico, mi dice: ‘non mi rompere, perché se questa è la metafora lui ha già, già fatto, quindi non mi rompere’…”.
Buzzi: “Ma… fai fa… fagli un elenco…
Figurelli: “Salvatò…”
Buzzi: “Fagli un elenco della mangiatoia, digli, oh” (ridono)
Figurelli: “Salvatò, te voglio be… già me rompe… dice: ‘E’ possibile che Salvatore a noi ce risponde così?’, ho detto: ‘Ahò, che te devo di’, gli ho detto, ‘questa è la metafora che me dà il cammello e della cosa… quindi che te devo fà?’” (…)
Buzzi: “Sì, ma io investo su di te, lo sai che investo su di te”.
Figurelli “Eh, meno male” (…)
Buzzi: “Ahò, però diglielo: ‘guarda che ha detto Buzzi che qui la mucca l’avemo munta tanto… (sovrapposizione di voci)”.

DA RAI NEWS di Carlotta Macerollo 11 marzo 2015
Fosse una nazione, quella dei profughi sarebbe il 26esimo stato più popoloso al mondo, composto da 51,2 milioni di individui. Poco meno di tutti i cittadini italiani messi insieme. Il loro problema, però, è che una terra da poter chiamare casa non ce l’hanno. O meglio, non più. Secondo l’ultimo rapporto Oxfam “I Paesi degli invisibili”, 51 milioni di persone scappano dai conflitti. Ogni 4 secondi una persona è costretta a fuggire dalla propria casa (oltre 20mila al giorno), andando a ingrossare le tristi fila dei profughi: “Sono più di quanti ne abbia generati la Seconda guerra mondiale e tra questi, 33,3 milioni sono sfollati all’interno del loro stesso paese, 16,7 milioni sono rifugiati all’estero, 1,2 milioni aspettano di ricevere asilo”. La campagna “You save lives” Oxfam lancia insieme all’Unione europea una campagna denominata “You save lives”, accompagnata dall’hashtag #rendilivisibili, per fare il punto sulle gravi crisi umanitarie che si stanno consumando in Siria, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Al-via-You-save-lives-campagna-Ue-Oxfam-insieme-per-dare-voce-ai-51-milioni-di-profughi-nel-mondo-dfbeda8a-82d6-4e89-a48d-cdc840eeb761.html

Siria, 4 anni di guerra
Quattro anni fa la Siria è scivolata in un conflitto sanguinoso, che è costato la vita a più di 200mila persone. Quello che una volta era un Paese a medio reddito oggi è un territorio coperto di rovine, dove più di metà della popolazione necessita di assistenza umanitaria, con 7,6 milioni di sfollati interni e più di 3,8 milioni che hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi, causando una delle peggiori crisi umanitarie del 21esimo secolo. I paesi confinanti con la Siria cercano di far fronte al flusso dei rifugiati. Resi instabili dal peso della crisi, Giordania e Libano hanno aumentato le restrizioni alle frontiere. Il Libano ha la più alta concentrazione pro capite di profughi nel mondo con 1.1 milioni di persone, che rappresentano il 25% della popolazione. Con la guerra che non dà segni di tregua, gli Iraniani che sono riusciti a fuggire nei Paesi confinanti debbono affrontare condizioni sempre più difficili. L’aiuto umanitario internazionale ha rivestito un ruolo vitale nel soddisfarne i bisogni primari come acqua e igiene, cibo e riparo. Tuttavia, le possibilità di sostentamento rimangono limitate; i siriani, che hanno ormai consumato tutti i propri risparmi, non hanno più risorse. Dal momento che la maggioranza dei rifugiati vive in insediamenti informali rifugi provvisori, per cui devono anche pagare un affitto, la loro situazione è disastrosa e hanno bisogno di un sostegno continuo. Il reportage dal campo profughi di Zaatari, in Giordania Qualche volta, un’immagine racconta più di mille parole: l’account Twitter dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) mette a confronto due foto satellitari del campo profughi di Zaatari, in Giordania, una scattata nel 2012 e l’altra nel 2014.
Vedi : http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Al-via-You-save-lives-campagna-Ue-Oxfam-insieme-per-dare-voce-ai-51-milioni-di-profughi-nel-mondo-dfbeda8a-82d6-4e89-a48d-cdc840eeb761.html

L’ultima crociera

 

Domenica scorsa,  900 morti annegati come sardine in scatola

Profughi paganti come se andassero in crociera.

I padroni del mondo si riuniscono giovedì per decidere niente, alla faccia del l’urgenza e dell’invasione di carrette del mare senza soluzione di continuità.

Mentre nel deserto i morti giacciono a strati nel’ indifferenza del l’occidente.

Il canale di Sicilia è un cimitero con migliaia di morti senza bara, divorati dai pesci che finiscono sulle nostre tavole.

Dicono i potenti: non possiamo andarli a prenderli perché sarebbe una dichiarazione di guerra, ma mentono sapendo di mentire perché in Libia non c’è nessun governo

Quante guerre inutili hanno fatto le nazioni unite con risultati disastrosi

Perché non ci mandano le forze militari dell’ONU?

Perché si parla solo dei morti dei barconi mentre in Africa muoiono a milioni, Ebola c’è ancora , non è scomparsa perché non se ne parla.

Almeno un milioni di profughi che fuggono dalle guerre e dalla fame nera e dalle pazzie dei dittatori.

Basterebbe una nave da crociera (come condanna a fare l’inchino)nei porti della Libia, i carceri di Misurata sono pieni da anni di profughi che chiamano “fiume”il mediterraneo. Costerebbe di meno di *”Triton” con motovedette e aerei che ne salvano 30 su 900 e sono un incentivo per i trafficanti di esseri umani trattati come vermi.

Vergognatevi, io mi vergogno.

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*“Triton” ha sostituito le missioni attive nel Mediterraneo: sia le altre di Frontex sia quella nazionale di “Mare Nostrum”. A “Triton” partecipano 29 paesi, ed è stata finanziata dall’Unione europea con 2,9 milioni di euro al mese: circa due terzi in meno di quanti erano destinati a Mare Nostrum. A differenza di “Mare Nostrum”, inoltre, “Triton” prevede il controllo delle acque internazionali solamente fino a 30 miglia dalle coste italiane: il suo scopo principale è il controllo della frontiera e non il soccorso.