ANDATELI A PRENDERLI SULLE SPIAGGE

Dal 2014 almeno 15000 morti annegati.

Un tratto di mare come un cimitero.

Piano Marshall Africa Si parte con 44 miliardi di euro

Dalla Repubblica+del 26/11/2017

Bruxelles prepara un progetto di sviluppo anche per fermare i flussi e il terrorismo Al vertice di Abidjan ci sarà l’intesa politica L’obiettivo finale: mobilitare 350 miliardi

Dal nostro corrispondente bruxelles Le delegazioni sono già in partenza, ad Abidjan si riuniranno i rappresentanti di 84 paesi, africani ed europei. Sarà lì, nella vecchia capitale della Costa d’Avorio, che nascerà un nuovo patto politico tra Unione europea e Unione africana. Con una ventina d’anni di ritardo, dopo aver lasciato strada alla Cina, gli europei si muovono, spinti dai flussi migratori…

Anna 19 luglio 2012

Triste giorno, anzi tristi giorni in questi 3 anni, ma c’è Tagore tra mio Babbo e mia Mamma.

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La tetra notte del Dolore
E’ venuta e tornata alla mia porta.
La sola sua arma era —
Il travagliato aspetto del tormento,
l’atterrito gesto della paura,
Il buio travestimento dell’inganno!
Ogni volta credetti nella sua maschera di terrore,
Ogni volta soffersi insensata sconfitta!
Questo gioco di perdere e vincere,
Questa falsa magia di vita,
Questo terrore a ogni passo —
Allacciato alla vita sin dalla prima età —
E’ colmo d’insulti del dolore.
Le capaci mani della Morte estendono nel buio,
Questo convulso ritratto del terrore versicolare.
Rabindranath Tagore
ultime liriche da “Le ali della morte”

 

Anna mia Mamma

“Amour” un film di Michael Haneke

“Amour” è un film del grande regista Michael Haneke,inizia dalla fine, fine del film e fine di ogni essere umano.I protagonisti Georges (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva) una coppia di ottuagenari sembrano due fantasmi e fin dai primi fotogrammi  chiariscono  che “l’amour” del titolo è quasi inteso in senso sarcastico. Il film lascia un sapore amaro e fa davvero male. 

Anne non parla più ma riesce a gridare  a ripetizione: MALE  

 MALE                    MALE                MALE                     MALE           MALE    



  Haneke racconta un amore senile proseguendo la sua critica a una struttura sociale ipocrita.

Tra i tanti premi ha vinto la Palma d’oro a Cannes 2012 ed il premio Oscar nel 2013 come migliore film in lingua straniera.

Io non riesco a scriverne più di tanto ( mia madre 3 anni fà è morta in circostanze analoghe) quindi inserisco una bella  recensione di Marzia Gandolfi nel sito:      http://www.mymovies.it/film/2012/amour/

Anne e Georges hanno tanti anni e un pianoforte per accompagnare il loro tempo, speso in letture e concerti. Insegnanti di musica in pensione, conducono una vita serena, interrotta soltanto dalla visita di un vecchio allievo o della figlia Eva, una musicista che vive all’estero con la famiglia. Un ictus improvvisamente colpisce Anne e collassa la loro vita. Paralizzata e umiliata dall’infarto cerebrale, la donna dipende interamente dal marito, che affronta con coraggio la sua disabilità. Assistito tre volte a settimana da un’infermiera, Georges non smette di amare e di lottare, sopportando le conseguenze affettive ed esistenziali della malattia. Malattia che degenera consumando giorno dopo giorno il corpo di Anne e la sua dignità. Spetterà a Georges accompagnarla al loro ‘ultimo concerto’.

“Diventare vecchi è insopportabile e umiliante” scrive Philip Roth in “Everyman”, uno dei suoi romanzi più dolenti e implacabili intorno alla senilità e alla malattia, argomenti temuti e tenuti ai margini del discorso pubblico. Ci voleva un regista rigoroso come Michael Haneke per contemplarli, mettendo in scena una coppia di ottuagenari che guarda in maniera diretta la propria estinzione. E diretto e frontale è pure lo sguardo di Haneke, che ‘infartuando’ la sua protagonista introduce nella sua vita un senso di precarietà e un destino cinico, che non si accontenta di farti invecchiare, soffrire e morire, prima della tua dipartita si porta via i tuoi amici, quelli che amavi, quelli che conoscevi, quelli che frequentavi, costringendoti all’ennesimo funerale.

Non risparmia niente Haneke allo spettatore, accomodato in sala nell’incipit del film e risvegliato nel progredire dell’affezione dalle “cose ovvie, altrimenti indiscusse”. La vecchiaia è un massacro e la malattia si fa beffa dell’ansia di durare con una precisione assoluta, terrificante, invisibile ma visibile nei suoi effetti. Haneke procede e approfondisce la critica a una struttura sociale ipocrita, che non ha il senso della realtà e del coraggio e persevera nel contemplare la ‘senescenza’ come tempo della pace e stagione dei ricordi sereni. Il male, che nel villaggio dei dannati nella Germania de Il nastro bianco cresceva dentro il corpo della comunità, in Amour consuma adesso il corpo di Anne, ingolfandola fino a ‘spegnerla’. Impietosa e severa, la violenza della malattia è raddoppiata dalla geometrica prigione dei movimenti di macchina e da uno stile di inarrivabile crudeltà. Unica concessione per Haneke è l’amore, l’amore del titolo, consentito insieme alla disperazione, alla rabbia e alla ribellione.

Questa volta non c’è niente da nascondere e l’etica raggelante dell’autore austriaco prevede una via d’uscita dopo aver scavato con le unghie nel dramma sostanziale dell’essere umano, dopo aver centrato la corporeità dell’esperienza della vita. A riempire nell’epilogo il vuoto di Anne e Georges resta soltanto il pieno della Eva di Isabelle Huppert, ultima espressione nel film dell’essere in vita.

 

 

 

 

Rabindranath Tagore – Amo questa vita

Non mi accorsi del momento in cui varcai

per la prima volta la soglia

di questa vita.

Quale fu la potenza che mi schiuse

in questo vasto mistero,

come sboccia un fiore

in una foresta a mezzanotte?

Quando al mattino guardai la luce,

subito sentii che non ero

uno straniero in questo mondo,

che l’inscrutabile, senza nome e forma

mi aveva preso tra le sue braccia

sotto l’aspetto di mia madre.

Così, nella morte, lo stesso sconosciuto

m’apparirà come sempre a me noto.

E poichè amo questa vita

so che amerò anche in morte

 Rabindranath Tagore

 

Rabindranath Tagore – Il tuo richiamo

 


La morte, Tua schiava, è alla mia porta.
 

Ha attraversato il mare sconosciuto

e ha recato alla mia casa il Tuo richiamo.

 La notte è buia e il mio cuore è spaurito

 eppure prenderò la lampada, aprirò le porte

e m’inchinerò dandole il benvenuto.

E’ il tuo messaggero che sta alla mia porta,

 l’adorerò a mani giunte, e in lacrime.

L’adorerò ponendo ai suoi piedi

il tesoro del mio cuore.

Fatta la commissione, se ne ritornerà

lasciando un’ombra oscura sul mio mattino;

e nella mia casa desolata rimarrà

 solo il mio corpo abbandonato

come mia ultima offerta a Te

Rabindranath Tagore

 

 

Jeff Buckley – Just Like a Woman

Un figlio e un padre, due morti precoci.

Tragica fine per Jeff e Tim Buckley.La prima morte accade a Santa Monica, California, il 29 giugno 1975. Tim Buckley, 28 anni, nove album alle spalle , muore di overdose, eroina e alcolici, nella camera da letto di casa sua. 

Jeff Buckey l figlio di Tim, nel 94 fa uscire “Grace” una pietra miliare dell’indie rock, unico album pubblicato in vita. La sera del 29maggio ‘97,mentre sta andando a registrare, si ferma con il furgone sulle rive del Wolf River, affluente del Mississippi, e vi si immerge; cosa strana, ha addosso tutto, jeans e stivali pesanti. Non ne esce più. La madre giurerà che droga e alcol non c’entrano.

Le ali della morte (39)

Tagore

Quando non ti vedo
Penso alla mia oppressa immaginazione
Che in silenzio va cospirando il mondo
Per svanire sotto i miei piedi.
Allora atterrito spalanco le braccia
Per serrare il vuoto spazio!
In un sussulto mi desto dal sogno,
E ti trovo a testa china
Seduta accanto a me, tessendo la tua tela
E sostenendo l’immutevole pace del creato.
Rabindranath Tagore (5 Dic. 1940 Mattino)
7 Maggio 1861 Calcutta–August 1941 (80 anni)Calcutta

Mi hai abbandonato

Mi hai abbandonato

nel giorno in cui sei nato

quel freddo giorno di Natale

mi hai tolto  fede e speranza

forse distratto da milioni di anime

 passate da quel muro a pezzi

non hai sentito la mia preghiera

non chiedevo miracoli ma compassione

Libero arbitrio,

ma quale?

quello di morire come un animale!

sull ‘ambulanza c’ero solo io

senza voce, mentre mi dicevano di urlare

chi stava morendo era mio padre

eri appena nato ed io morivo dentro

così adesso ,auguri luci, regali e alberi fanno solo più più tristezza

Natale giorno di festa?

non più per me

la fede era  tanta ma il dubbio resta

TonyM

L’ultima crociera

 

Domenica scorsa,  900 morti annegati come sardine in scatola

Profughi paganti come se andassero in crociera.

I padroni del mondo si riuniscono giovedì per decidere niente, alla faccia del l’urgenza e dell’invasione di carrette del mare senza soluzione di continuità.

Mentre nel deserto i morti giacciono a strati nel’ indifferenza del l’occidente.

Il canale di Sicilia è un cimitero con migliaia di morti senza bara, divorati dai pesci che finiscono sulle nostre tavole.

Dicono i potenti: non possiamo andarli a prenderli perché sarebbe una dichiarazione di guerra, ma mentono sapendo di mentire perché in Libia non c’è nessun governo

Quante guerre inutili hanno fatto le nazioni unite con risultati disastrosi

Perché non ci mandano le forze militari dell’ONU?

Perché si parla solo dei morti dei barconi mentre in Africa muoiono a milioni, Ebola c’è ancora , non è scomparsa perché non se ne parla.

Almeno un milioni di profughi che fuggono dalle guerre e dalla fame nera e dalle pazzie dei dittatori.

Basterebbe una nave da crociera (come condanna a fare l’inchino)nei porti della Libia, i carceri di Misurata sono pieni da anni di profughi che chiamano “fiume”il mediterraneo. Costerebbe di meno di *”Triton” con motovedette e aerei che ne salvano 30 su 900 e sono un incentivo per i trafficanti di esseri umani trattati come vermi.

Vergognatevi, io mi vergogno.

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*“Triton” ha sostituito le missioni attive nel Mediterraneo: sia le altre di Frontex sia quella nazionale di “Mare Nostrum”. A “Triton” partecipano 29 paesi, ed è stata finanziata dall’Unione europea con 2,9 milioni di euro al mese: circa due terzi in meno di quanti erano destinati a Mare Nostrum. A differenza di “Mare Nostrum”, inoltre, “Triton” prevede il controllo delle acque internazionali solamente fino a 30 miglia dalle coste italiane: il suo scopo principale è il controllo della frontiera e non il soccorso.

Dio denaro

  

Dio beato, facci essere vivi prima di morire

Dio del cielo con il tuo Natale nascondi tutto questo male

Panettoni esposti a cumuli già a ferragosto

luminarie come nei cimiteri

                                   Cuore freddo

anima che sfugge dalle dita

nel fragore si apre uno squarcio in mezzo al cuore

debolmente senti cosa ti sussurra

con stupore ti accorgi che è tutta una finzione

 preso da mille – inutili – impegni non te ne eri accorto.

non c’è più speranza, non c’è più futuro

per  esseri irragionevoli

colpevoli della prossima estinzione

il Dio denaro

di fame 

per un po d’acqua

per stupide malattie

fa morire ogni anno milioni di bambini

ma come alla morte nessuno ci pensa

ma siamo noi

Io

Tu

la nostra indifferenza a farli morire

TonyM 29 Novembre 2010