“Come io vedo il mondo” di Albert Einstein( seconda parte)

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Einstein a 14 anni

LIBERTÀ SPIRITUALE DEGLI INDIVIDUI E UNITÀ SOCIALE

Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare liberamente, lo sviluppo della società in senso progressivo sarebbe altrettanto poco immaginabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza l’apporto vivificatore della società.
Una comunità sana rimane perciò legata tanto alla libertà degli individui quanto alla loro unione all’interno di una società. È stato detto, e con molta ragione, che la civiltà greco-europeo-americana, e in particolare il rifiorire della cultura col Rinascimento italiano, che subentrò alla stasi del Medio Evo in Europa, trovò il suo fondamento soprattutto nella libertà e nell’isolamento relativo dell’individuo.
Consideriamo ora la nostra epoca. In quali condizioni si trovano oggi la società e le persone?
In rapporto al passato, la popolazione dei paesi civilizzati è estremamente densa; l’Europa ospita all’incirca una popolazione tre volte superiore a quella di cento anni fa. Ma il numero di uomini dotati di temperamento geniale è diminuito senza proporzione. Soltanto un esiguo numero di uomini, a motivo delle loro facoltà creative, sono noti alle masse come personalità degne di considerazione. L’organizzazione ha in certo qual modo sostituito le qualità del genio nel campo della tecnica e, in misura notevolissima, nel campo scientifico.
La penuria di personalità si fa sentire in modo particolare nel campo dell’arte. La pittura e la musica sono oggi nettamente degenerate e suscitano nel popolo echi assai meno intensi. La politica non manca solo di capi. L’indipendenza intellettuale e il sentimento del diritto si sono profondamente ridotti nella borghesia, sicché l’organizzazione democratica e parlamentare che poggia su quella indipendenza è stata in molti paesi sconvolta; sono sorte dittature e sono state sopportate perché il sentimento della dignità e del diritto non è più sufficientemente vivo.

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DECADIMENTO DELLA DIGNITÀ UMANA

I giornali di un Paese possono portare in sole due settimane la folla cieca e ignorante ad un tale stato di esasperazione e di esaltazione da indurre gli uomini ad indossare l’uniforme militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani.
Il servizio militare obbligatorio mi sembra il sintomo più vergognoso della mancanza di dignità personale di cui soffre oggi la nostra umanità civilizzata. E in relazione a questo stato di cose, non mancano profeti che prevedono prossimo il crollo della nostra civiltà. Ciò nondimeno, io non sono nel novero di questi pessimisti: io credo in un avvenire migliore. (…….continua)

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Dalla raccolta di riflessioni di Albert Einstein scritte dal 1934 fino al 1955, anno della morte dello scienziato,riunite in unica pubblicazione sotto il titolo di “come io vedo il mondo”.(a cura di Ciro A. R. Abilitato)

“Come io vedo il mondo” di Albert Einstein (prima parte)

Società e personalità

Se consideriamo la nostra esistenza e i nostri sforzi, rileviamo subito che tutte le nostre azioni e i nostri desideri sono legati all’esistenza di altri uomini, e che per nostra stessa natura siamo simili agli animali che vivono in comunità. Ci nutriamo di alimenti prodotti da altri uomini, portiamo abiti fatti da altri, abitiamo case realizzate mediante l’opera di altre persone. La maggior parte di quanto sappiamo e crediamo ci è stata insegnata da altri per mezzo di una lingua che altri hanno creato. Senza la lingua la nostra facoltà di pensare sarebbe assai meschina e paragonabile a quella degli animali superiori. Pertanto, ciò che soprattutto ci rende differenti dagli animali consiste, bisogna ammetterlo, nel nostro modo di vivere in società. L’individuo lasciato solo fin dalla nascita resterebbe nei suoi pensieri e sentimenti simile agli animali in misura assai difficile da immaginare. Ciò che ogni individuo è e rappresenta non lo è in quanto individuo, ma in quanto membro di una grande società umana che guida il suo essere materiale e morale dalla nascita fino alla morte.
Il valore di un uomo, per la comunità in cui vive, dipende innanzitutto dalla misura in cui i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni contribuiscono allo sviluppo dell’esistenza degli altri individui. E infatti, noi siamo solitamente abituati a giudicare un uomo cattivo o buono secondo questo modo di vedere. Eppure, anche questa concezione non è rigorosamente esatta. Non è difficile avvedersi del fatto che tutti i beni materiali, intellettuali e morali ricevuti dalla società sono potuti giungere fino a noi col susseguirsi di innumerevoli generazioni di individualità creatrici, cosicché quello di oggi è un individuo che ha appreso in un sol colpo l’uso del fuoco, un individuo che ha conosciuto la coltura delle piante nutritive, un individuo che ha scoperto la macchina a vapore. E tuttavia, solo l’individuo libero può meditare e conseguentemente creare nuovi valori sociali e stabilire nuovi valori etici attraverso i quali la società si perfeziona.

Dalla raccolta di riflessioni di Albert Einstein scritte dal 1934 fino al 1955, anno della morte dello scienziato,riunite in unica pubblicazione sotto il titolo di “come io vedo il mondo”.(a cura di Ciro A. R. Abilitato

Mathias Malzieu – La meccanica del cuore

“Uno, non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti, mai e poi mai. Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.” 

Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. ………………….

La vita

“La vita è dappertutto, la vita è in noi stessi e non fuori di noi.

Accanto a me ci saranno 

sempre degli esseri umani

ed essere uomo tra gli uomini 

e restarlo sempre, in nessuna 

sventura avvilirsi o perdersi d’animo:

ecco in che cosa consiste la vita,

ecco il suo compito.

Ne ho preso coscienza.

Questa idea è entrata nella mia ocarne 

e nel mio sangue.”

Fiodor. Dostoievskij 

(Dal sognatore – vol.1 di D’Ambrosio Angelillo)

Amy Tan

  
Amy Tan (caratteri cinesi: 譚恩美; pinyin: Tán Enmei; Oakland, 19 febbraio 1952) è una scrittrice statunitense di discendenza cinese. I suoi lavori esplorano per lo più il rapporto tra madre e figlia, oltre che il mondo dei cinesi statunitensi. Nel 1993, il romanzo più popolare di Tan, Il circolo della fortuna e della felicità, fu riadattato in un film dallo stesso titolo.
Fonte: Wikipedia

Attraversando il Bardo – Franco Battiato

  
“Tutti, più o meno, siamo prigionieri delle nostre abitudini, paure, illusioni. 
Le sofferenze dovrebbero indurci ad abbandonare l’ego, che chiude la strada del ritorno alla nostra natura divina”.

Noi esseri umani siamo orgogliosi del libero arbitrio e guai a chi mette in discussione questa libertà.

Ma ahimè, non è così.

In realtà, siamo schiavi delle nostre emozioni, che ci determinano, dei desideri che dominano e spesso finiscono in tragedia … bella libertà!

La liberazione, non può avere legami, né attaccamenti.Di notte, quando si sogna, ci sembra tutto vero.

Al risveglio scopriamo che non lo era.

Parlare in modo esplicito di certi argomenti mi sembrava un tradimento e mi lasciava un residuo di pentimento. Invece da un po’ di tempo a questa parte penso che uno debba, con le dovute cautele, manifestare le proprie idee. Se sei un cercatore di verità, devi dire la verità, non puoi fingere. Però, se la verità la dici a uno che non è in grado di recepirla, puoi danneggiarlo. Sono faccende delicate. Siamo esseri abitudinari, amiamo il conosciuto e abbiamo paura dell’ignoto…, ma è proprio l’Ignoto che dovremo raggiungere.” 

Franco Battiato

Attraversando il Bardo – Sguardi sull’Aldilà – ( Libro e Dvd,documentario) Franco Battiato

Il “Bardo” ovvero “Il libro Tibetano dei Morti”,  descrive le esperienze che l’anima vive dopo la morte. 

In particolare quell’intervallo di tempo che l’anima vive passando tra la morte e la rinascita. Questo intervallo è il Bardo.

“Fame”di Knut Hamsun

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Fame (in norvegese: Sult) è un romanzo del premio Nobel Knut Hamsun. Pubblicato nel 1890, è il libro con il quale l’autore norvegese riesce ad ottenere fama internazionale.

Il romanzo è suddiviso in quattro parti, e il lasso di tempo narrato corrisponde a due stagioni: l’autunno e l’inverno (nell’ultima parte della storia).La vicenda si svolge ad Oslo, nei tempi in cui era ancora chiamata Christiania, e narra di uno scrittore il quale, nonostante le illusorie speranze via via fiaccate da cocenti delusioni, vive in condizioni estreme, a tal punto da venir gettato fuori dalla pensione in cui vive, ormai incapace di pagare la pigione, e comincia così a vagabondare, ridotto totalmente sul lastrico………….
da Wikipedia

La leggenda del pane – Giorgio Faletti

“Questa è una storia che per quanto vera non parte con una volta c’era ma inizia invece a narrar del fatto che una volta non c’era affatto………….”

La favola in rima di Giorgio Faletti (recitata nel video)si intitola “La leggenda del pane” ed è tratta dal libro “Ughetto racconta”,pubblicato nel 2004 da Baldini Castoldi Dalai. Il volume, a cura di Ugo Scalise, nacque allo scopo di raccogliere fondi per l’ Associazione “Avvocati per i bambini” che opera, in tutto il mondo, sul fronte umanitario.

Ughetto racconta
Outlet -50% € 7,00
(Prezzo di copertina € 14,00)
2004, 174 p., ill., rilegato
Curatore Scalise U.
Editore Dalai Editore (collana Le boe)
Età di lettura da 8 anni

 Giorgio Faletti – Asti, 25 novembre 1950 – Torino, 4 luglio 2014

  

La corsa verso il nulla

  
Genere politica, scienze politiche

Listino:€ 15,00 Editore:Mondadori Collana:Saggi Data uscita:30/06/2015

La corsa verso il nulla: dieci lezioni sulla nostra società in pericolo.

Con la consueta lucidità di analisi ed estrema chiarezza, in queste pagine
Giovanni Sartori affronta alcuni temi cruciali del nostro tempo: la crisi della politica, i labili confini tra libertà e dittatura, il “conflitto di culture e di civiltà” fra Islam e cristianesimo, la “guerra terroristica” e la “guerra al terrorismo”. Come in molti suoi editoriali sul “Corriere della Sera”, il noto politologo scrive inoltre di questioni di vitale importanza per la nostra Repubblica, come il sistema elettorale “perfetto”, l’ondata migratoria e il diritto di cittadinanza, e – in ultimo – il delicato quesito su quando la vita biologica diventa propriamente umana. “Gli uomini, una volta scesi dagli alberi e diventati bipedi implumi, si sono organizzati in piccole tribù dedite alla caccia e all’agricoltura” ricorda Sartori. “Il salto è avvenuto con la scoperta della macchina, che ha creato una nuova società, la società industriale. Tutto bene, finché non ci siamo resi conto che anche le macchine potevano essere prodotte dalle macchine, togliendo lavoro a un mondo sovrappopolato, sempre più tele-diretto.” “La corsa verso il nulla” offre stimolanti spunti di riflessione e raccoglie le amare considerazioni di un grande saggio della cultura politica sul lento declino a cui l’Italia e l’Europa sembrano destinate per non aver saputo salvaguardare i valori fondanti di una società realmente liberal-democratica.

Giovanni Sartori, uno dei maggiori politologi italiani, riconosciuto a livello internazionale. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Firenze, dove è poi stato docente di Storia della Filosofia Moderna, Scienza della Politica e Sociologia. Ha ricevuto la carica di Albert Schweitzer Professor Emeritus in the Humanities alla Columbia University (USA) dal 1979 al 1994. Ha ricevuto la laurea honoris causa dall’Università di Genova nel 1992; dall’Università di Georgetown (USA) nel 1994; dall’Università …

Lewis Carroll – Alice’s Adventures in Wonderland

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Alice nel paese delle meraviglie nasce da una persona che é stata l’esatto contrario delle cose che ha scritto.Lewis Carrol balbuziente e nevrotico scriveva litanie e ritornelli ipnotici quasi a volere fermare le sue ossessioni.
È’ stato il piú grande nevrotico della letteratura mondiale.

Alice_Liddell_2Alice Liddell

Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson (Cheshire, 27 gennaio 1832 – Guildford, 14 gennaio 1898), è stato uno scrittore, matematico, fotografo e logico britannico. È celebre soprattutto per i due romanzi Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, opere che sono state apprezzate da una straordinaria varietà di lettori, dai bambini a grandi scienziati e pensatori.

“essuna considerazione potrebbe indurmi a ripetere i miei tre anni … Posso dire onestamente che se fossi stato … risparmiato dai disturbi notturni, sopportare la durezza della vita diurna sarebbe stato, in confronto, un nonnulla”

La natura dei “disturbi notturni” a cui Dodgson allude non è nota, ma si è ipotizzato che si tratti di un delicato riferimento a qualche forma di molestia sessuale. Da un punto di vista scolastico, tuttavia, Charles primeggiava senza alcuna difficoltà. L’insegnante di matematica, in particolare, tale R. B. Mayor, ebbe a dire che non aveva mai avuto un allievo così promettente in tutta la sua carriera.
La visione artistica e filosofica di Dodgson domina il suo approccio alla fotografia. Dal saggio Lewis Carroll, Photographer di Roger Taylor (2002), che contiene tutte le foto di Dodgson ancora in nostro possesso, risulta che oltre la metà dei suoi lavori erano ritratti di bambine. La maggior parte delle ragazze ritratte scrivevano il proprio nome in un angolo della stampa, per cui i loro nomi sono quasi tutti noti. La sua modella preferita era Alexandra Kitchin (“Xie”); Dodgson la ritrasse circa cinquanta volte fra i 5 e i 16 anni. Nel 1880 cercò di ottenere il permesso di fotografare la sedicenne Xie in costume da bagno, senza riuscirvi.
Si pensa che Dodgson abbia distrutto, o restituito alle famiglie, le fotografie di nudo; tuttavia, almeno sei stampe son sopravvissute e quattro di esse sono state date alle stampe. Il fatto che Dodgson fotografasse o disegnasse ragazzine nude ha contribuito alla tesi che fosse un pedofilo (vedi sotto). Uno degli obiettivi evidenti della fotografia di Dodgson è quello di liberarsi del pesante fardello della simbologia vittoriana, ritraendo le sue giovani modelle più come fate, libere creature dei boschi, che come beneducate damigelle della buona società inglese.
Accuse di pedofilia:
La passione di Dodgson per le ragazze e le bambine (e in particolare per Alice Liddell), la sua collezione di foto di bambine di Oscar Rejlander, le foto che lo stesso Dodgson scattò e altri elementi della sua biografia hanno da lungo tempo portato alla nascita di teorie sulla sua presunta pedofilia, sebbene pochissimi siano arrivati a suggerire che Dodgson abbia mai oltrepassato i confini dell’amore platonico per le sue giovani amiche.

L’argomento è controverso. Tra l’altro, le fotografie di bambini nudi non erano rare all’epoca; altri fotografi vittoriani che si sono cimentati in questo tipo di opere sono per esempio Julia Margaret Cameron, Francis Meadow Sutcliffe e Oscar Rejlander. Il cosiddetto “mito di Carroll” (e di Carroll come pedofilo) iniziò, secondo le ricerche condotte da Karoline Leach, con alcune affermazioni che si trovavano nel saggio The Life of Lewis Carroll di Langford Reed (1932). Senza alludere in effetti alla pedofilia, Reed osservò che le amicizie di Carroll con le ragazze terminavano quando queste raggiungevano la pubertà.

Al tempo stesso, al “mito di Carroll” si aggiunse l’idea che Dodgson non avesse una reale “vita adulta” e che si trovasse a suo agio solo in un mondo mentale infantile. Quest’ultimo elemento venne in seguito dato quasi per scontato, e il dibattito si concentrò sul fatto se l’ossessione di Carroll per le bambine fosse innocente o morbosa. Morton Cohen, nel suo Lewis Carroll, a Biography (1995), scrive:

« Non possiamo sapere fino a che punto la preferenza di Charles per i bambini nei disegni e nelle fotografie nasconda un desiderio sessuale. Lui stesso sostenne che tale preferenza aveva motivi strettamente estetici. Ma dato il suo attaccamento emotivo ai bambini e il suo apprezzamento estetico per le loro forme, l’affermazione che il suo interesse fosse strettamente estetico è ingenua. Probabilmente sentiva più di quanto volesse ammettere, anche a se stesso. Certamente, cercò sempre di avere un altro adulto presente quando soggetti prepubescenti posavano per lui. »

Secondo Cohen, Dodgson chiedeva sempre alle madri delle bambine di essere presenti quando si accingeva a ritrarre le loro figlie, sebbene anche in questo caso possa porsi il dubbio se questa scelta non fosse un atto di autodisciplina. Quello che anche secondo Cohen è certo è che Dodgson, in qualche modo, ispirava fiducia alle famiglie. L’unico caso noto di attrito fra lui e i genitori delle bambine è quello che avvenne nel 1879, ovvero una “improvvisa rottura dell’amicizia” di Dodgson con la famiglia Mayhew dopo che questi gli ebbero rifiutato il permesso di fotografare nude le loro tre figlie maggiori (6, 11 e 13 anni).

Più recentemente, nel libro In the Shadow of the Dreamchild (1999), Karoline Leach sostiene che il sospetto di pedofilia nei confronti di Carroll sia la conseguenza di una errata interpretazione della morale vittoriana e dei rapporti dell’autore con gli adulti. La Leach porta, tra l’altro, numerose prove che Dodgson abbia avuto molte relazioni con donne adulte, sia sposate sia nubili, come Catherine Lloyd, Constance Burch, Edith Shute e Gertrude Thomson. Il libro della Leach è stato attaccato da molti recensori, tra cui Donald Rackin; molti altri autori, tuttavia, lo considerano un progresso importante nella comprensione della biografia di Carroll.
Origine di Alice nel Paese delle Meraviglie
Il 4 luglio 1862, durante un viaggio in barca a remi sul Tamigi (da Oxford a Godstow), la piccola Alice Liddell di appena dieci anni visse l’episodio centrale della sua vita quando chiese a Charles Dodgson di raccontarle una storia per distrarsi. Mentre il reverendo Robinson Duckworth remava, Charles Dodgson raccontò alla bambina ed alle sue due sorelle, Edith (otto anni) e Lorina (tredici anni), la storia fantastica di una ragazzina chiamata Alice che cadde nella tana di un coniglio. Quando ebbe finito, Alice Liddell gli chiese di scrivere un libro su questa storia, insistendo sempre di più, fino a che lui non l’accontentò. Nel novembre 1864, due anni e mezzo dopo quella richiesta di Alice, completò una versione intitolata Alice’s Adventures under Ground (Le avventure di Alice sotto terra).
Lo offrì ad Alice come regalo di Natale del 1864 e lo fece leggere al suo amico e mentore George MacDonald ed ai suoi figli, che apprezzarono il libro. Su consiglio del suo amico, Charles Dodgson decise di provare a pubblicare il libro. Sviluppò la storia aggiungendo gli episodi del Gatto del Cheshire e del tè dei matti, facendo passare il manoscritto da 18 000 a 35 000 parole. Dodgson realizzò alcune illustrazioni, che però non giudicò adatte, e incaricò John Tenniel, disegnatore allora assai stimato. Il libro uscì nel 1865 col titolo Alice in Wonderland (Alice nel Paese delle Meraviglie) con una tiratura iniziale di 2 000 copie (ma Tenniel rilevò che le stampe non erano della migliore qualità); alcuni mesi dopo il libro venne riedito con una tiratura maggiore. Nel 1871 uscì Through the Looking-Glass, and What Alice Found There (Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò) e nel 1886 il facsimile di Alice’s Adventures under Ground.
Rimangono numerose incertezze circa l’influenza reale di Alice Liddell sui racconti di Charles Dodgson. Ma un elemento lascia pensare che i libri le fossero almeno dedicati. Nel XII ed ultimo capitolo del libro Through the Looking-Glass, and What Alice Found There (Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò) figura un acrostico, poema che, letto dall’alto in basso concentrandosi sulla prima lettera di ogni verso, forma il nome «Alice Pleasance Liddell». 
« A boat beneath a sunny sky,
Lingering onward dreamily
In an evening of July–

Children three that nestle near,
Eager eye and willing ear,
Pleased a simple tale to hear–

Long has paled that sunny sky:
Echoes fade and memories die.
Autumn frosts have slain July.

Still she haunts me, phantomwise,
Alice moving under skies
Never seen by waking eyes.

Children yet, the tale to hear,
Eager eye and willing ear,
Lovingly shall nestle near.

In a Wonderland they lie,
Dreaming as the days go by,
Dreaming as the summers die:

Ever drifting down the stream–
Lingering in the golden gleam–
Life, what is it but a dream? »

Colpa delle stelle

  
Colpa delle stelle (The Fault in Our Stars) è un film del 2014 diretto da Josh Boone, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di John Green. Hazel Grace Lancaster, una sedicenne affetta da cancro, è obbligata dai genitori a frequentare un gruppo di supporto. Qui incontra e si innamora del diciottenne Augustus Waters, un ex giocatore di basket con una gamba amputata. La passione comune per il romanzo, un’imperiale afflizione li porta ad , dove hanno un burrascoso incontro con l’autore, Peter Van Houten, ormai alcolizzato. Là Augustus rivela a Hazel di essere nel corso di una grave ricaduta diagnosticata da una recente PET. Il film si chiude con la descrizione delle ultime settimane di vita e infine della morte del ragazzo, del dolore di Hazel e delle rispettive famiglie, ma anche con nuovi sviluppi del difficile rapporto dei ragazzi con Van Houten.

Fonte: Wikipedia

Psicomagia – Alejandro Jodorowsky 

“Se sono ciò che ho e perdo ciò che ho, poi chi sono? – Erich Fromm 

Jodorowsky  (La montagna sacra) intervistato da Franco Battiato 


I consigli di  Jodorowsky:

• Aiutate gli altri ad aiutare se stessi. 

 • Vinci le tue  antipatie e vai incontro a chi ti respinge. 

• Non agire in reazione a ciò che dicono bene o  male di te.

• Trasforma il tuo orgoglio in dignità. 

• Trasforma la tua rabbia in creatività. 

• Trasforma la tua avarizia nel rispetto per la bellezza. 

• Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori degli altri.

• Trasforma il tuo odio. in  carità

• Non lodarti ne  insultarti..

• Tratta ciò che non è tuo, come tratti ciò che è tuo.

• Non  lamentarti,ma sviluppa la tua immaginazione. 

• Non dare ordini  solo per il piacere di essere obbeditio. 

• Paga sempre per i servizi che ricevi.. 

• Non fare propaganda del tuo lavoro o delle tue idee. 

• Non tentare di suscitare per  te  emozioni come la pietà, ammirazione, simpatia e complicità. 

• Non tentare di distinguerti solo per la tua apparenza. 

• Non  contraddirti mai, resta in silenzio. 

• Nessun debito, acquista e paga subito. 

• Se  offendi  qualcuno, chiedi  perdono. Se hai offeso pubblicamente scusati in pubblico. 

• Se si accorge di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere per  orgoglio nel tuo errore,  ma desisti immediatamente dal tuo  obiettivo. 

• Non difendere le tue vecchie idee per il semplice fatto che  le hai pensate tu. 

• Non conservare  oggetti inutili. 

• Non vantarti  con le idee degli altri. 

• Non farti foto con persone famose  o celebrità. 

• Non rendere conto a nessuno, devi essere tu il tuo giudice. 

• Non definire te stesso per ciò che  possiedi. 

• Non straparlare di te  e concedeti la possibilità di cambiare. 

• Accetta che  niente è tuo. 

• Quando ti chiedono il parere su qualcosa o qualcuno,parla solo delle loro qualità. 

• Quando ti ammali, invece di odiare questo male , prendilo come insegnamento. 

• Non guardare furtivamente, guarda apertamente. 

• Non dimenticare i morti, ma dagli  un ambiente limitato, per evitare  che loro invadino la tua vita.. 

Dove vivi,  dedica sempre uno spazio come luogo sacro. 

• Quando  esegui un lavoro, non evidenziare i tuoi sforzi. 

• Se decidi di fare un  lavoro per gli altri, fallo con piacere. 

• In caso di dubbio tra fare o non fare,  rischia e fallo. 

• Non tentare di essere tutto per il tuo partner, ammetti che cerca in altri ciò che tu non può dargli.. 

• Quando uno ha il suo pubblico, non  contraddirlo per rubargli l’ascolto.

• Vivi col denaro che ti sei  guadagnato .

• Non vantarti delle avventure amorose. 

• Non vantarti delle tue debolezze. 

• Non visitare mai qualcuno solo per riempire il tuo tempo. 

• Impara a trattare. 

• Se  stai meditando e arriva un diavolo,anche il diavolo si mette a meditare. 

Alejandro Jodorowsky! uno dei più grandi artisti – registi – viventi. Un visionario, che ti spiazza, lasciandoti a bocca aperta.

Alejandro Jodorowsky da ”  Tocopilla ” un piccolo paese del  Cile  all’età di dieci anni, si trasferisce con la famiglia nella capitale Santiago. Qui, anni dopo, inizierà studi universitari di filosofia e psicologia, abbandonandoli poi per seguire le sue naturali inclinazione che lo porteranno lontano dalle istituzioni accademiche ufficiali.

Psicomagia:

Esempi di atti psicomagici: una persona parlava a Jodorowsky dei propri problemi economici, dicendogli che non aveva mai un soldo in tasca. Jodorowsky gli chiese semplicemente di incollare alle proprie scarpe due monete, in maniera tale che camminando si potesse sentire il tintinnio delle monete sulla strada. A un ragazzo, orfano del padre, la cui figura, idealizzata e severa, continuava a inficiarne la vita, chiese di bruciare una foto del padre, gettando le ceneri in un bicchiere di vino, e quindi di berlo.

Maquetación 1
Il gesto psicomagico è finalizzato ad essere comunque costruttivo, e positivo. Il suo, è un tentativo di dare all’arte una dimensione di “guarigione”, non più meramente estetica né invece per fini politicizzati. La sua opera “i vangeli per guarire” è un ulteriore tentativo in tal senso.
Nel libro “La danza della realtà” Jodorowsky racconta di come si rivolse a lui e alla psicomagia per curarsi dalla depressione anche un grande attore italiano. Jodorowsky non dice mai il nome dell’attore, ma è facile vedere la figura di Vittorio Gassman nelle scarne descrizioni disponibili. Gassman si rifiutò di compiere il gesto psicomagico proposto da Jodorowsky (un complesso rituale in cui doveva sgozzare un gallo sulla tomba della madre), dicendogli “ma io non posso. Io sono Vittorio Gassman”. Per Jodorowsky quella fu la vera natura della depressione dell’attore, il dover “portare” un nome come un’etichetta.  Come invertire la rotta delle nostre paure, sciogliere i nodi del malessere, sfondare i muri dell’incubo? Agendo, risponde Alejandrò Jodorowsky. Compiendo un atto paradossale che scuota l’immobilità patologica di cui siamo prigionieri. Un atto dettato dalla voce dell’inconscio e tradotto nella surreale poesia di una quotidianità trasgressiva e onirica.Jodorowsky ascolta, interroga, esplora il labirinto emotivo dei suoi interlocutori e pazienti. Senza interpretare. Senza forzare i significati. Come un regista abituato alle meraviglie e allo stupore del teatro, raccoglie dai gesti sospesi quello che può riavviare l’azione, riaccendere le luci della scena.
Prese le distanze dalla sicumera scientifica della psicanalisi, Jodorowsky propone il semplice abbandono all”‘atto psicomagico”, la confidenza tra la profondità dell’esperienza e la complice, quasi omeopatica, adesione alle forme del proprio male. Guarire è, in questa “terapia panica”, una parola stonata. Imparare a essere felici, no.
Oltre alla nuova prefazione, questa edizione presenta due nuovi capitoli: Lezioni per mutanti. Interviste con Javier Esteban e Corso accelerato di creatività.

Alejandro Jodorowsky nasce il 17 febbraio del 1929 nel nord del Cile, in un piccolo paese Tocopilla   nella Regione di Antofagasta che al  censimento del 2002 possedeva una popolazione di 23.986 abitanti. Regista,scrittore, drammaturgo, e sceneggiatore  per cinema, teatro e fumetti è uno di quei geni  difficile da comrendere. La notorietà di Jodorowsky è dovuta in larga parte ai film da lui diretti, sopratutto “La montagna sacra “film visionario in cui appare anche come interprete, caratterizzato da un provocatorio surrealismo grondante di orrori e magia.
Nel 1979 crea ” Tusk, “, uno strano  lungometraggio girato in India  che narra le disavventure di un simpatico elefante, simbologia  del suo passato.In un episodio  Jodorowsky bambino viene rimproverato duramente dalla nonna per aver fatto un elefantino di escrementi nasali dietro il suo lettino. Il produttore di Tusk fece bancarotta e Jodorowsky passò un periodo decisamente poco felice, arrivando  a chiedere denaro per la lettura dei tarocchi. Del film restano alcuni nastri in lingua  francese, ma non fu mai seriamente distribuito.Le ultime apparizioni risalgono al 2005 un lungometraggio  dove interpreta Ludwig van Beethoven in Musikanten un film di Franco Battiato e successivamente nel 2007 sempre per Battiato torna a recitare in “Niente è come sembra”.

Amatissima

“Amatissima”(titolo originale Beloved) è un romanzo della scrittrice afroamericana Toni Morrison, Premio Nobel per la letteratura nel 1993.

Per ascoltare la lettura dal libro clicca qui.
La lettura (podcast sui venti minuti) è a puntate, inizia il giorno 1/06/2015 e prosegue per 15 puntate. (non so di quante puntate si compone)
Un classico “ad alta voce’ sulle frequenze di Radio3: una lettura di dodici tra i più celebri romanzi della letteratura mondiale.

« Non era una storia da tramandare. Si dimenticarono di lei, come si fa con un brutto sogno.»
Il romanzo,  venne pubblicato nel 1987 e vinse il premio Pulitzer nel 1988, prende lo spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto e riportato in un articolo pubblicato nel 1855 che la scrittrice trova nel periodo in cui sta curando l’antologia intitolata “The Black Book” dove sono raccolti i documenti di trecento anni di storia afroamericana e che testimonia, attraverso atti di vendita, fotografie, ritagli di giornale, poesie, canti e quilt, le condizioni della comunità afroamericana e la loro cultura. L’articolo riporta la notizia che una schiava, Margaret Garner, era fuggita dal Kentucky e quando si rende conto che sta per essere ricatturata uccide la figlia perché non passi attraverso gli orrori della schiavitù.
“Amatissima”, come scrive Franca Cavagnoli… è dedicato agli oltre sessanta milioni di schiavi morti durante il Middle Passage, la traversata dell’Atlantico compiuta dalle navi negriere”.
Da: wikipedia.org
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Amatissima

Io chi sono – Franco Battiato 

  

Io chi sono? – Il vuoto- Franco Battiato (2007)

  
Io chi sono? Dialoghi sulla musica e sullo spirito.

Battiato Franco; Bossari Daniele, 2009, Mondadori

Le parole di Franco Battiato, nelle sue canzoni come in questo libro, hanno il raro pregio di trasportare la mente lontano dai luoghi ordinari, trascinarla in voli imprevedibili e ascese velocissime attraverso mondi esotici ed esoterici. “Battiato – Io chi sono?” è un distillato del suo pensiero, un’immersione nell’universo filosofico e spirituale che fa da matrice alle sue canzoni (e ogni volta scoprire l’origine di un verso amato è una vertigine, una piccola illuminazione). Pagina dopo pagina, si incontrano storie e geografie straordinarie, lama tibetani e maestri sufi, passi dei Veda e del Mahabharata, insegnamenti del buddismo e della teosofia. Si discute di musica e di meditazione, di morte e di rinascita, di estasi mistiche e viaggi psichedelici, dei modi per resistere alla “cloaca” del mondo contemporaneo. Daniele Bossari, appassionato come un fan e competente come un esperto, interroga Battiato nello stesso modo in cui un allievo farebbe col suo guru, spinto da quel proverbio giapponese per cui “chiedere è vergogna di un momento, non chiedere è vergogna di una vita”.


Sonno – Louis Zukofsky – Da A –

Louis Zukofsky  è nato a New York  nel 1904, le sue poesie furono pubblicate da Erza Pound in “Exile” e da T.S.Eliot in “Criterion”. La sua fama di poeta, anche per le qualità altamente sperimentali della sua opera, non ha mai raggiunto un livello popolare, ma non c’è un poeta americano che non lo abbia letto.
Grazie alla casa editrice ” Guanda”  è stato pubblicato in Italia.
(Louis Zukofsky, 23 January 1904 – 12 May 1978)

Il tempo non esiste

Unico caso conosciuto al mondo è quello degli Aymara, popolo indigeno del Sudamerica, che vive negli altipiani andini della Bolivia, del Perù e del Cile, possiedono un concetto del tempo reverso, localizzano il passato di fronte a loro e il futuro alle loro spalle. Dimostra il modo in cui la nostra mente integra i concetti astratti di tempo e di rappresentazioni concrete di spazio può essere influenzata da fattori culturali. 

“La fine del tempo” di Julian Barbour è  un saggio che arriva al cuore della fisica moderna (il continuo dello spazio-tempo) ma che propone anche una soluzione a uno dei più grandi paradossi della scienza contemporanea:
la distanza tra la fisica classica e la fisica quantistica.Barbour sostiene che l’unificazione della relatività generale di Einstein con la meccanica quantistica può determinare la fine del tempo.
Il tempo non avrà più un ruolo centrale nei fondamenti della fisica.
In questo testo rivoluzionario si aprono squarci affascinanti sui misteri dell’universo:
i mondi multipli, i viaggi nel tempo, l’immortalità e, soprattutto, l’illusione del moto.“…

<<Cos’è il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi mi interroga, non lo so…Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro.>>
Sant’Agostino

“Il tempo non esiste” è la tesi che il fisico inglese, Julan Barbour, ha sostenuto al Festival delle Scienze di Roma il 22 gennaio 2012.Barbour spiega così un universo senza tempo:<< Il passato non è oggettivo: è una cosa che esiste solo nel presente. Tutto quello che pensiamo di sapere sul passato corrisponde ad una memoria che abbiamo qui ed ora>> Come succede in un computer, per di più non è nemmeno un ostacolo il nostro invecchiare con cui ci creiamo il nostro concetto di tempo.
Sempre San Agostino riguardo al tempo scriveva:
« Che cos’è dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so.
Tuttavia affermo con sicurezza di sapere che, se nulla passasse, non vi sarebbe un tempo passato; se nulla si approssimasse non vi sarebbe un tempo futuro se non vi fosse nulla, non vi sarebbe il tempo presente. Ma di quei due tempi, passato e futuro, che senso ha dire che esistono, se il passato non è più e il futuro non è ancora? E in quanto al presente, se fosse sempre presente e non si trasformasse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità… Questo però è chiaro ed evidente: tre sono i tempi, il passato, il presente, il futuro; ma forse si potrebbe propriamente dire: tre sono i tempi, il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro. Infatti questi tre tempi sono in qualche modo nell’animo, né vedo che abbiano altrove realtà: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione diretta, il presente del futuro l’attesa… Il tempo non mi pare dunque altro che una estensione (distensio), e sarebbe strano che non fosse estensione dell’animo stesso>>.
(Agostino d’Ippona, Confessiones XI, 14, 17: 20, 26; 26, 33)

Continua Barbour:
Una interpretazione plausibile e logica, anche se contraria al nostro “buonsenso”è che le particelle non siano soggette al tempo, o in altre parole, per le particelle il tempo non esiste. 



Il concetto del tempo viene concepito dagli esseri umani attraverso la metafora spaziale, gli attribuiamo cioè le caratteristiche lungo, corto, stretto e collocarlo su un asse illusorio.Tendiamo a “posizionare” il passato alle nostre spalle e il futuro d’avanti a noi.

Questa organizzazione cognitiva del tempo è (a parte una sola eccezione di cui parleremo dopo) universale sul pianeta ed è sostenuta dall’orientamento del nostro corpo nello spazio e dalla direzione normale del nostro movimento. Poiché infatti normalmente non camminiamo all’indietro, ma verso un punto davanti a noi, anche la nostra progressione nel tempo viene concettualizzata come movimento in avanti.
Se questo è vero, è possibile che il movimento del nostro corpo sia in grado di influenzare le divagazioni temporali della nostra mente? In altre parole è possibile che spostandosi nello spazio, illusoriamente o concretamente, all’ indietro si evochino più facilmente ricordi remoti, mentre spostandosi in avanti sia più facile pensare al futuro?
Lo psicologo Lynden Miles e i suoi colleghi dell’Università di Aberdeen del Social Cognition Lab hanno provato a scoprirlo reclutando 26 studenti e chiedendo loro di partecipare ad un esperimento progettato “per indagare la vigilanza in un ambiente dinamico”. I partecipanti sono stati invitati a sedersi di fronte a un grande schermo in cui veniva visualizzato un modello animato costituito da circa un migliaio di punti bianchi posizionati in modo casuale su uno sfondo nero. Per un gruppo di partecipanti, i punti si spostavano verso il centro dello schermo per simulare il movimento in avanti. Per gli altri, i punti si spostavano in direzione opposta dando l’impressione di movimento all’indietro.
Ai soggetti è stato poi chiesto di monitorare questi display per rilevare target specifici e, una volta individuati, di fare clic sul pulsante del mouse il più velocemente possibile. In verità i target erano rari (appena sei volte ogni 6 minuti) proprio per rendere il compito noioso e facilitare così la divagazione del pensiero.
Successivamente ai partecipanti è stato chiesto se avevano sperimentato pensieri estranei mentre monitoravano il monitor e, nel caso in cui questo fosse accaduto, di segnalare se questi pensieri riguardassero il passato o il futuro.
Sorprendentemente è stato constatato che la direzione del moto illusorio era in grado di modulare la direzione che la mente compie nei suoi viaggi nel tempo: i partecipanti che avevano osservato il display con movimento apparente all’indietro hanno riferito di aver sognato ad occhi aperti principalmente, o unicamente, ricordi del passato, mentre quelli che avevano osservato il display con il movimento apparente in avanti hanno riferito pensieri legati al futuro.
Se il movimento illusorio ha avuto un effetto così potente, è plausibile immaginare che il movimento reale del corpo nello spazio possa avere influenza ancora maggiore.
Tutto ciò suggerisce che la capacità mentale di “navigare immaginativamente nel tempo” è saldamente radicata in rappresentazioni fisiche dello spazio, e che il rapporto tra spazio e tempo mentale è reciproca e bi-direzionale.

Lo ricerca sul popolo Aymara è apparsa  su Cognitive Science qualche anno fa ed è stata condotta dalla professoressa di linguistica alla Berkeley Eve Sweetser e da Rafael Nunez, professore associato di scienze cognitive e direttore del Embodied Cognition Laboratory alla University of California di San Diego.
Il linguaggio degli Aymara era stato scoperto dagli occidentali già dai primi giorni della conquista spagnola. Un gesuita scriveva già nel 1600 che la lingua Aymara era particolarmente pregna di idee astratte e nel diciannovesimo secolo essa fu rinominata “linguaggio di Adamo”.
Più recentemente Umberto Eco ha lodato la sua capacità di produrre neologismi e ci sono stati anche dei tentativi di applicare la cosiddetta “logica andina”- che aggiunge una terza opzione al solito sistema binario di vero/falso e di si/no- alle applicazioni informatiche.
Per effettuare la ricerca Nunez ha raccolto 20 ore di conversazione con 30 adulti Aymara del nord del Cile. Fra i volontari erano compresi monolingua Aymara, monolingua spagnoli, e una buona parte di bilingue, le cui competenze linguistiche sono varie ed includono il creolo spagnolo/Aymara chiamato Andino Castellano. Le interviste, videoregistrate, sono state disegnate appositamente per includere discussioni naturali di eventi del passato e del futuro.
L’ipotesi del concetto reverso del tempo si fonda sia su evidenze linguistiche che gestuali.
La lingua aymara sceglie la parola “nayra” (occhio, fronte, lato) per indicare il passato e la parola “ghipa” (dietro, alle spalle) per indicare il futuro. Per esempio l’espressione “nayra mara” che significa “lo scorso anno” è letteralmente “l’anno di fronte”
Ma l’analisi linguistica non è sufficiente.
Anche in inglese si può usare la parola “ahead” per indicare un punto più vicino nel tempo. Dicendo: “We are at 20 minutes ahead of 1 p.m.” (Siamo 20 minuti davanti all’una) intendiamo “adesso sono le 12.40 p.m”. Basandosi solo su questa evidenza linguistica un linguista marziano potrebbe giustificatamene pensare che gli inglesi, come gli Aymara, pongono il passato di fronte a sé.
Ci sono in inglese (e in italiano) delle espressioni ambigue come “Wednesday’s meeting was moved forward two days.” (L’incontro di mercoledì è stato spostato di due giorni).
Significa che il nuovo incontro cadrà di lunedì o di venerdì? Metà degli inglesi a cui lo chiederete risponderà “lunedì”, e l’altra metà “venerdì”. E questo dipende da dove essi si immaginano nel moto relativo attraverso il tempo o se immaginano che sia il tempo stesso a muoversi. Entrambe queste idee sono perfettamente accettabili in inglese e in italiano e anche grammaticalmente corrette, come è illustrato dalle frasi “stiamo andando verso la fine dell’anno” contro “la fine dell’anno sta arrivando”.
E’ quindi soprattutto l’analisi della gestualità che conferma che gli Aymara hanno un concetto reverso del tempo: essi indicano lo spazio dietro di loro quando parlano del futuro, puntando il pollice o portando la mano dietro le loro spalle, e indicano lo spazio di fronte a loro quando parlano del passato, estendendo mani e braccia vicini al corpo per il presente e il passato recente, e facendo un’estensione in avanti molto maggiore per il passato remoto.
In altre parole essi usano gesti identici a quelli che ci sono familiari, ma esattamente nel senso opposto.
Perché questo accada non è chiaro. Una possibilità, secondo gli autori dello studio, potrebbe risiedere nel fatto che gli Aymara danno un grosso significato al fatto che un evento o un’ azione sia stata vista o no dal parlante. Una semplice affermazione come “Nel 1942 Colombo attraversò l’oceano” non è possibile in Aymara, la frase dovrebbe necessariamente specificare se il parlante abbia personalmente assistito a questo evento o se riporti qualcosa di detto da altri.
In una cultura che privilegia la distinzione fra visto/non visto e conosciuto/non conosciuto acquisisce forse un senso il posto del passato di fronte al soggetto, nel campo del visto, e lo sconosciuto e l’inconoscibile futuro dietro alle spalle.

Sebbene questa possa essere una spiegazione, e in linea con l’osservazione che spesso gli Aymara si rifiutano di parlare del futuro perché ritengono che su di esso si possa dire niente o molto poco di utile, non appare comunque sufficiente.

Ad ogni modo questa maniera di pensare al tempo sta scomparendo. I soggetti più giovani, che sono fluenti anche in spagnolo tendono a gesticolare in maniera “normale”, come se avessero riorientato il loro modo di pensare.
Non è lontano il giorno in cui, come il resto del globo, anche gli Aymara volteranno le spalle al loro passato e guarderanno avanti verso il futuro.
Peccato.
(Paper | Miles, L. K., et al (2010). The Meandering Mind: Vection and Mental Time Travel via Neurophilosophy Fonte | UCDS News via MindHacks)
Quello che teorizzò e quanto sostengono diversi scienziati è che quello che noi chiamiamo “TEMPO” in realtà è la misura del tempo mentre il tempo come soggetto non ha le propietà delle altre tre dimensioni. La cosa che noi chiamiamo tempo è nata un attimo prima del Bing Bang, quindi ha un inizio e probabilmente una fine. Cosa c’era prima del Bing Bang non lo sa nemmeno Stephen Hawking il più grande fisico di tutti i tempi. 

 

La gente buona va nel paradiso delle oche.

Essere buoni non basta.

La gente buona va nel paradiso delle oche.

È per delusione d’amore o per paura che assistiamo a un rattrappirsi della solidarietà e dell’amore?
Bastano accoglienza e fiducia con le persone in difficoltà? O è necessario porre anche qualche confine?
Dove trovare l’energia per attivare l’energia del pensare positivo?
Con don Gino Rigodi, fondatore di Comunità Nuova, entriamo in un percorso di emozioni forti, in un percorso di fede,di preghiera, anche quella antropologica, del non credente e di energia che solo il pensiero positivo consente

 Dire che la bontà è una competenza è come dire che la stupidità è una competenza.O lo sono entrambe o non lo sono nessuna delle due.La competenza si acquisisce con la formazione. E la formazione è tale quando non è ripetizione acritica di modelli. La competenza da acquisire è sul “come” è fatto l’altro.Le parole difficili non mi vengono e ho difficoltà a non agire. Questa è una piega nevrotica dovuta forse alla quantità di richieste che ho e che mi rimandano pl’idea di essere un’icona.Un tempo ciò mi lusingava. Oggi mi sento imbarazzato e affaticato, ma anche responsabile di fronte alla necessità di un mondo migliore. È come se avessi un dovere da compiere.Incontro persone che sembrano “sfasciate”. Eppure l’esperienza mi ha insegnato che i giovani hanno sempre molte e inaspettate energie. Anche in presenza di un degrado dei servizi, di una caduta in picchiata dei centri di aiuto, possiamo sempre trovare persone capaci di offrire performance eccellenti. Esistono anche strategie formative che, attraverso l’offerta del “male minore”, tendono a realizzare il “bene maggiore”.Ad esempio, ricordo che Marco, arrivato al carcere minorile pieno di rabbia, aveva opposto alle psicologhe e agli educatori il suo rifiuto. In quanto cappellano del carcere avevo allora assunto un atteggiamento strategico di completa indifferenza, fino a quando arrivò l’occasione di diminuire le distanze. E l’occasione fu la presenza di Jovanotti in Istituto e la necessità di un ragazzo che sapesse suonare la chitarra. La catarsi è accompagnare i giovani a esprimere un desiderio, magari attraverso un linguaggio a loro più affine come, ad esempio, la musica.Marco allora si sentì esaltato e valorizzato, ascoltato nelle sue opinioni e trattato da adulto. Iniziò così un rapporto che dura da trent’anni. Rapporto che partì da qualcosa da fare, dall’affidare una responsabilità, da un messaggio di fiducia. Oltre ai consigli occorre però anche offrire risorse per rendere concreti i desideri e le promesse. In relazione alla mia esperienza, trovo bello potermi misurare con le durezze e, insieme, con le belle intelligenze. 

Energia del pensiero positivo. Spunti emersi nel dialogo con Don Gino Rigoldi

15 Marzo 2008

  

Don Gino Rigoldi, da trent’anni cappellano del Carcere Minorile ‘C. Beccaria’, è presidente di ‘Comunità Nuova’, ente impegnato a salvare i giovani drogati senza famiglia e appena usciti dal carcere minorile. In questo libro racconta le storie di bambini che vivono per le strade e affronta il problema della prostituzione minorile, della droga, della criminalità e della violenza giovanile. ‘I più violenti sono i giovani italiani’ afferma don Rigoldi, ‘non gli stranieri’.