Fornicazione

Fornicammo mentre i fiori si schiudevano 

al mattino e di noi prendemmo piacere,

sì, l’un l’altro. Libero.

Ora la mia mente andava,

seguiva le orme delle cose che pensava.

Una canzoncina ardita mi premeva

le ossa del costato…

e, il desiderio di tenere

le tue tenere dita.

Vorrei tra giaculatorie di versi spirare –

e rosari composti di spicchi d’arancia,

e l’aria del mare,

e l’odore marcio di un vecchio porto,

e come pesce putrefatto putrefare. 

Testo di Manlio Sgalambro – Musica di Franco Battiato

Attraversando il Bardo – Franco Battiato

  
“Tutti, più o meno, siamo prigionieri delle nostre abitudini, paure, illusioni. 
Le sofferenze dovrebbero indurci ad abbandonare l’ego, che chiude la strada del ritorno alla nostra natura divina”.

Noi esseri umani siamo orgogliosi del libero arbitrio e guai a chi mette in discussione questa libertà.

Ma ahimè, non è così.

In realtà, siamo schiavi delle nostre emozioni, che ci determinano, dei desideri che dominano e spesso finiscono in tragedia … bella libertà!

La liberazione, non può avere legami, né attaccamenti.Di notte, quando si sogna, ci sembra tutto vero.

Al risveglio scopriamo che non lo era.

Parlare in modo esplicito di certi argomenti mi sembrava un tradimento e mi lasciava un residuo di pentimento. Invece da un po’ di tempo a questa parte penso che uno debba, con le dovute cautele, manifestare le proprie idee. Se sei un cercatore di verità, devi dire la verità, non puoi fingere. Però, se la verità la dici a uno che non è in grado di recepirla, puoi danneggiarlo. Sono faccende delicate. Siamo esseri abitudinari, amiamo il conosciuto e abbiamo paura dell’ignoto…, ma è proprio l’Ignoto che dovremo raggiungere.” 

Franco Battiato

Attraversando il Bardo – Sguardi sull’Aldilà – ( Libro e Dvd,documentario) Franco Battiato

Il “Bardo” ovvero “Il libro Tibetano dei Morti”,  descrive le esperienze che l’anima vive dopo la morte. 

In particolare quell’intervallo di tempo che l’anima vive passando tra la morte e la rinascita. Questo intervallo è il Bardo.

   I primi 45 giri di Franco Battiato

Attratto fin da adolescente dalla musica interrompe gli studi universitari e verso la metà degli anni sessanta pubblica due singoli pubblicitari per la rivista Nuova Enigmistica Tascabile (NET) che proponeva come allegati dischi di canzoni celebri, interpretati da cantanti poco conosciuti. In queste due occasioni l’artista appare in copertina col nome di battesimo Francesco Battiato. Il primo singolo contiene un brano presentato al Festival di Sanremo 1965 da Beppe Cardile e Anita Harris, L’amore è partito. Il secondo riprende una canzone portata al successo da Alain Barrière: …e più ti amo, tradotta in italiano da Gino Paoli.Il brano verrà riproposto, in una nuova versione, nell’album Fleurs 2, uscito nel 2008.


Insieme al compaesano Gregorio Alicata,  forma nel 1967 un duo, denominato “Gli Ambulanti”. I due artisti si esibiscono davanti alle scuole, con un proprio repertorio di canzoni di protesta, ma tra loro affiorano diverse incomprensioni che portano il duo a sciogliersi e Battiato decide di proseguire singolarmente la carriera di musicista
.Giorgio Gaber procura a Battiato un contratto con la casa discografica Jolly, che inserisce la figura dell’artista nel filone di “protesta”, all’epoca assai in voga e presente in molte produzioni cantautorali. I primi singoli incisi ufficialmente sono ” La torre” e ” Le reazioni”. A questi seguono “Il mondo va così” e “Triste come me”.

Il singolo La torre accompagna la prima apparizione televisiva dell’artista, avvenuta il 1º maggio del 1967. Il programma è intitolato Diamoci del tu ed è condotto da Giorgio Gaber in coppia con Caterina Caselli. Nel corso della puntata si esibisce un altro giovane cantautore ancora sconosciuto: Francesco Guccini. E proprio in questa occasione l’artista milanese propone a Battiato di cambiare il nome da Francesco a Franco, proprio per non confondersi con Guccini.«Da quel giorno in poi tutti mi chiamarono Franco – ricorderà il musicista – persino mia madre».Sempre con Gaber collabora alla stesura del brano …e allora dai!, presentata al Festival di Sanremo 1967, e Gulp Gulp, sigla della già citata trasmissione televisiva Diamoci del tu.

Nel 1968 cambia casa discografica, passando alla Philips, con l’intento di abbandonare il genere di protesta per incidere dischi dal sapore romantico, allo scopo di raggiungere un pubblico più vasto e generalista. In questo periodo collabora con il chitarrista Giorgio Logiri (alcune canzoni scritte dai due vengono incise da altri artisti, come ad esempio” A lume di candela”,cantata da Daniela Ghibli). Registra altri due brani che la casa discografica pubblica soltanto nel 1971 (Vento caldo e Marciapiede) 

e ottiene un discreto consenso con ” È l’amore” canzone che diverrà in breve il primo successo commerciale dell’artista con oltre centomila copie vendute.

Nel 1969 il musicista partecipa a un Disco per l’estate con il brano “Bella ragazza” che verrà, in seguito, escluso dalla competizione. 

Sempre nello stesso anno partecipa alla Mostra Internazionale di Musica Leggera presentando il brano “Sembrava una serata come tante”.

“Come si cambia!”

Aria di neve – La canzone dell’amore perduto – Franco Battiato

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Sopra le nuvole c’é il sereno
ma il nostro amore non appartiene al cielo.
Noi siamo qui tra le cose di tutti i giorni
i giorni e i giorni grigi.
Aria di neve sul tuo viso, le mie parole
sono parole amare senza motivo.
Prima o poi tra le nostre mani
più niente resterà.
E’ una vita impossibile
questa vita insieme a te.
Tu non ridi non piangi non parli più
e non sai dirmi perché.
Lungo la strada del nostro amore
ho già inventato mille canzoni nuove per i tuoi occhi.
Più di mille canzoni nuove
che tu non canti mai.

Aria di neve – Sergio Endrigo

Ricordi sbocciavano le viole
con le nostre parole:
“non ci lasceremo mai,
mai e poi mai”
Vorrei dirti, ora, le stesse cose
ma come fan presto, amore,
ad appassire le rose
così per noi.
L’amore che strappa i capelli
é perduto ormai.
Non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti
al sole di un aprile
ormai lontano li rimpiangerai.
Ma sarà la prima
che incontri per strada,
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato,
per un amore nuovo
E sarà la prima che incontri per strada,
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

La canzone dell’amore perduto – Fabrizio De André

Psicomagia – Alejandro Jodorowsky 

“Se sono ciò che ho e perdo ciò che ho, poi chi sono? – Erich Fromm 

Jodorowsky  (La montagna sacra) intervistato da Franco Battiato 


I consigli di  Jodorowsky:

• Aiutate gli altri ad aiutare se stessi. 

 • Vinci le tue  antipatie e vai incontro a chi ti respinge. 

• Non agire in reazione a ciò che dicono bene o  male di te.

• Trasforma il tuo orgoglio in dignità. 

• Trasforma la tua rabbia in creatività. 

• Trasforma la tua avarizia nel rispetto per la bellezza. 

• Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori degli altri.

• Trasforma il tuo odio. in  carità

• Non lodarti ne  insultarti..

• Tratta ciò che non è tuo, come tratti ciò che è tuo.

• Non  lamentarti,ma sviluppa la tua immaginazione. 

• Non dare ordini  solo per il piacere di essere obbeditio. 

• Paga sempre per i servizi che ricevi.. 

• Non fare propaganda del tuo lavoro o delle tue idee. 

• Non tentare di suscitare per  te  emozioni come la pietà, ammirazione, simpatia e complicità. 

• Non tentare di distinguerti solo per la tua apparenza. 

• Non  contraddirti mai, resta in silenzio. 

• Nessun debito, acquista e paga subito. 

• Se  offendi  qualcuno, chiedi  perdono. Se hai offeso pubblicamente scusati in pubblico. 

• Se si accorge di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere per  orgoglio nel tuo errore,  ma desisti immediatamente dal tuo  obiettivo. 

• Non difendere le tue vecchie idee per il semplice fatto che  le hai pensate tu. 

• Non conservare  oggetti inutili. 

• Non vantarti  con le idee degli altri. 

• Non farti foto con persone famose  o celebrità. 

• Non rendere conto a nessuno, devi essere tu il tuo giudice. 

• Non definire te stesso per ciò che  possiedi. 

• Non straparlare di te  e concedeti la possibilità di cambiare. 

• Accetta che  niente è tuo. 

• Quando ti chiedono il parere su qualcosa o qualcuno,parla solo delle loro qualità. 

• Quando ti ammali, invece di odiare questo male , prendilo come insegnamento. 

• Non guardare furtivamente, guarda apertamente. 

• Non dimenticare i morti, ma dagli  un ambiente limitato, per evitare  che loro invadino la tua vita.. 

Dove vivi,  dedica sempre uno spazio come luogo sacro. 

• Quando  esegui un lavoro, non evidenziare i tuoi sforzi. 

• Se decidi di fare un  lavoro per gli altri, fallo con piacere. 

• In caso di dubbio tra fare o non fare,  rischia e fallo. 

• Non tentare di essere tutto per il tuo partner, ammetti che cerca in altri ciò che tu non può dargli.. 

• Quando uno ha il suo pubblico, non  contraddirlo per rubargli l’ascolto.

• Vivi col denaro che ti sei  guadagnato .

• Non vantarti delle avventure amorose. 

• Non vantarti delle tue debolezze. 

• Non visitare mai qualcuno solo per riempire il tuo tempo. 

• Impara a trattare. 

• Se  stai meditando e arriva un diavolo,anche il diavolo si mette a meditare. 

Alejandro Jodorowsky! uno dei più grandi artisti – registi – viventi. Un visionario, che ti spiazza, lasciandoti a bocca aperta.

Alejandro Jodorowsky da ”  Tocopilla ” un piccolo paese del  Cile  all’età di dieci anni, si trasferisce con la famiglia nella capitale Santiago. Qui, anni dopo, inizierà studi universitari di filosofia e psicologia, abbandonandoli poi per seguire le sue naturali inclinazione che lo porteranno lontano dalle istituzioni accademiche ufficiali.

Psicomagia:

Esempi di atti psicomagici: una persona parlava a Jodorowsky dei propri problemi economici, dicendogli che non aveva mai un soldo in tasca. Jodorowsky gli chiese semplicemente di incollare alle proprie scarpe due monete, in maniera tale che camminando si potesse sentire il tintinnio delle monete sulla strada. A un ragazzo, orfano del padre, la cui figura, idealizzata e severa, continuava a inficiarne la vita, chiese di bruciare una foto del padre, gettando le ceneri in un bicchiere di vino, e quindi di berlo.

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Il gesto psicomagico è finalizzato ad essere comunque costruttivo, e positivo. Il suo, è un tentativo di dare all’arte una dimensione di “guarigione”, non più meramente estetica né invece per fini politicizzati. La sua opera “i vangeli per guarire” è un ulteriore tentativo in tal senso.
Nel libro “La danza della realtà” Jodorowsky racconta di come si rivolse a lui e alla psicomagia per curarsi dalla depressione anche un grande attore italiano. Jodorowsky non dice mai il nome dell’attore, ma è facile vedere la figura di Vittorio Gassman nelle scarne descrizioni disponibili. Gassman si rifiutò di compiere il gesto psicomagico proposto da Jodorowsky (un complesso rituale in cui doveva sgozzare un gallo sulla tomba della madre), dicendogli “ma io non posso. Io sono Vittorio Gassman”. Per Jodorowsky quella fu la vera natura della depressione dell’attore, il dover “portare” un nome come un’etichetta.  Come invertire la rotta delle nostre paure, sciogliere i nodi del malessere, sfondare i muri dell’incubo? Agendo, risponde Alejandrò Jodorowsky. Compiendo un atto paradossale che scuota l’immobilità patologica di cui siamo prigionieri. Un atto dettato dalla voce dell’inconscio e tradotto nella surreale poesia di una quotidianità trasgressiva e onirica.Jodorowsky ascolta, interroga, esplora il labirinto emotivo dei suoi interlocutori e pazienti. Senza interpretare. Senza forzare i significati. Come un regista abituato alle meraviglie e allo stupore del teatro, raccoglie dai gesti sospesi quello che può riavviare l’azione, riaccendere le luci della scena.
Prese le distanze dalla sicumera scientifica della psicanalisi, Jodorowsky propone il semplice abbandono all”‘atto psicomagico”, la confidenza tra la profondità dell’esperienza e la complice, quasi omeopatica, adesione alle forme del proprio male. Guarire è, in questa “terapia panica”, una parola stonata. Imparare a essere felici, no.
Oltre alla nuova prefazione, questa edizione presenta due nuovi capitoli: Lezioni per mutanti. Interviste con Javier Esteban e Corso accelerato di creatività.

Alejandro Jodorowsky nasce il 17 febbraio del 1929 nel nord del Cile, in un piccolo paese Tocopilla   nella Regione di Antofagasta che al  censimento del 2002 possedeva una popolazione di 23.986 abitanti. Regista,scrittore, drammaturgo, e sceneggiatore  per cinema, teatro e fumetti è uno di quei geni  difficile da comrendere. La notorietà di Jodorowsky è dovuta in larga parte ai film da lui diretti, sopratutto “La montagna sacra “film visionario in cui appare anche come interprete, caratterizzato da un provocatorio surrealismo grondante di orrori e magia.
Nel 1979 crea ” Tusk, “, uno strano  lungometraggio girato in India  che narra le disavventure di un simpatico elefante, simbologia  del suo passato.In un episodio  Jodorowsky bambino viene rimproverato duramente dalla nonna per aver fatto un elefantino di escrementi nasali dietro il suo lettino. Il produttore di Tusk fece bancarotta e Jodorowsky passò un periodo decisamente poco felice, arrivando  a chiedere denaro per la lettura dei tarocchi. Del film restano alcuni nastri in lingua  francese, ma non fu mai seriamente distribuito.Le ultime apparizioni risalgono al 2005 un lungometraggio  dove interpreta Ludwig van Beethoven in Musikanten un film di Franco Battiato e successivamente nel 2007 sempre per Battiato torna a recitare in “Niente è come sembra”.

Gesualdo da Venosa – Battiato – Sgalambro

“Gesualdo da Venosa” è una delle più belle musiche di Franco Battiato, tratto dal  album”L’ombrello e la macchina da cucire”(1995) i testi li ha lasciati fare quasi tutti a Manlio Sgalambro, solo lui poteva inserire in un testo “Teorema adiabatico!” e lasciare intatta la magia di questa musica.

Testi di Manlio Sgalambro e Franco Battiato, musiche di Franco Battiato.
Tracce:
L’ombrello e la macchina da cucire – 4.20
Breve invito a rinviare il suicidio – 4.19
Piccolo pub – 4.03
Fornicazione – 4.19
Gesualdo da Venosa – 4.08
Moto browniano – 4.43
Tao – 4.01
Un vecchio cameriere – 4.11
L’esistenza di Dio – 7.38

Io, contemporaneo della fine del mondo
non vedo il bagliore,
né il buio che segue,
né lo schianto,
né il piagnisteo
ma la verità
da miliardi di anni
farsi lampo.
Concerto n° 4 in do minore
per archi di Baldassarre Galuppi
(te, piccolo, minutissimo
mazzetto di fiori di campo).
La settima frase di Ornithology,
lultima, prima della cadenza e dal da capo
via, il noto balzo da uccello, sullultima nota
di Charlie…
(Pensiero causale –
Imperativo categorico –
Ferma distinzione delluomo dallanimale
Teorema adiabatico!)
I madrigali di Gesualdo, principe di Venosa,
musicista assassino della sposa –
cosa importa?
Scocca la sua nota,
dolce come rosa.

“Nascere e morire”,il  resto è sogno, interrotto da qualche insignificante sprazzo di veglia.
Manlio Sgalambro
(Lentini, 9 dicembre 1924 – Catania, 6 marzo 2014) è stato un filosofo, saggista, poeta e cantautore italiano.

La sua opera filosofica è stata definita di orientamento nichilista, definizione più volte respinta da Sgalambro stesso e si può piuttosto definire un’originale sintesi tra l’anti-idealismo di Arthur Schopenhauer  il materialismo e pessimismo di Giuseppe Rensi.
Sgalambro è noto al grande pubblico principalmente per la collaborazione con il cantautore Franco Battiato.

Io chi sono – Franco Battiato 

  

Io chi sono? – Il vuoto- Franco Battiato (2007)

  
Io chi sono? Dialoghi sulla musica e sullo spirito.

Battiato Franco; Bossari Daniele, 2009, Mondadori

Le parole di Franco Battiato, nelle sue canzoni come in questo libro, hanno il raro pregio di trasportare la mente lontano dai luoghi ordinari, trascinarla in voli imprevedibili e ascese velocissime attraverso mondi esotici ed esoterici. “Battiato – Io chi sono?” è un distillato del suo pensiero, un’immersione nell’universo filosofico e spirituale che fa da matrice alle sue canzoni (e ogni volta scoprire l’origine di un verso amato è una vertigine, una piccola illuminazione). Pagina dopo pagina, si incontrano storie e geografie straordinarie, lama tibetani e maestri sufi, passi dei Veda e del Mahabharata, insegnamenti del buddismo e della teosofia. Si discute di musica e di meditazione, di morte e di rinascita, di estasi mistiche e viaggi psichedelici, dei modi per resistere alla “cloaca” del mondo contemporaneo. Daniele Bossari, appassionato come un fan e competente come un esperto, interroga Battiato nello stesso modo in cui un allievo farebbe col suo guru, spinto da quel proverbio giapponese per cui “chiedere è vergogna di un momento, non chiedere è vergogna di una vita”.


La canzone dei vecchi amanti – Jacques Brel

Certo ci fu qualche tempesta

anni d’amore alla follia.

Mille volte tu dicesti basta

mille volte io me ne andai via.

Ed ogni mobile ricorda

in questa stanza senza culla

i lampi dei vecchi contrasti

non c’era più una cosa giusta

avevi perso il tuo calore

ed io la febbre di conquista.

Mio amore mio dolce meraviglioso amore

dall’alba chiara finché il giorno muore

ti amo ancora sai ti amo.

So tutto delle tue magie

e tu della mia intimità

sapevo delle tue bugie

tu delle mie tristi viltà.

So che hai avuto degli amanti

bisogna pur passare il tempo

bisogna pur che il corpo esulti

ma c’é voluto del talento

per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.

Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore

dall’alba chiara finché il giorno muore

ti amo ancora sai ti amo.

Il tempo passa e ci scoraggia

tormenti sulla nostra via

ma dimmi c’é peggior insidia

che amarsi con monotonia.

Adesso piangi molto dopo

io mi dispero con ritardo

non abbiamo più misteri

si lascia meno fare al caso

scendiamo a patti con la terra

però é la stessa dolce guerra.

Mon amour

mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour

de l’aube claire jusqu’à la fin du jour

je t’aime encore, tu sais, je t’ame

          La canzone dei vecchi amanti

La chanson des vieux amants – Jacques Brel

 

 

 

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Un Altra Vita

Certe notti per dormire mi metto a leggere

e invece avrei bisogno di attimi di silenzio. 

Certe volte anche con te, sai che ti voglio bene

mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione.

Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca

mi innervosiscono i semafori e gli stop

e la sera ritorno con malesseri speciali.

non servono tranquillanti o terapie

ci vuole un’altra vita.

Su divani, abbandonati a telecomandi in mano

storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono.

Sulle strade la terza linea del metrò che avanza

e macchine parcheggiate in tripla fila

e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.

Non servono più eccitanti o ideologie

ci vuole un’altra vita.

Franco Battiato – Un altra vita