Mon amour

Io ti amo, io ti amo,io ti amo ………..

Poi sbagli a dire una parola, a dare un drink

e ti arriva un “Io ti cancello”e la tua anima gemella diventa il persecutore, Il bastardo dentro, il sosia sentimentale.

All’improvviso un” O mi sposi o ti lascio”

Sembra di giocare a guardie e ladri, alla vittima e al carnefice.

Non importa se dal trauma svieni dentro il ristorante, aveva già deciso la risposta,

alla faccia dell’amore.

Perché chiedo dove sei? – Pedro Salinas

Perché chiedo dove sei,

se cieco non sono,

se assente tu non sei?

Se ti vedo

andare e venire,

te, il tuo corpo alto

che termina in voce,

come in fumo la fiamma,

nell’aria, impalpabile.

E ti chiedo se,

e ti chiedo di che sei,

di chi;

ed apri le braccia

e mi mostri

l’alta immagine di te,

e mi dici ch’è mia.

E t’interrogo sempre.

Pedro Salinas

Fabrizio de Andrè – Il chimico

Da chimico un giorno avevo il potere 

di sposare gli elementi e di farli reagire, 

ma gli uomini mai mi riuscì di capire 

perché si combinassero attraverso l’amore. 

Affidando ad un gioco la gioia e il dolore. 

Guardate il sorriso guardate il colore 

come giocan sul viso di chi cerca l’amore: 

ma lo stesso sorriso lo stesso colore 

dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore. 

Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore. 

The Tree Of Life

“The Tree Of Life” un film di Terrence Malick, palma D’Oro al Festival di Cannes 2011 è la storia di una famiglia del Midwest negli anni Cinquanta attraverso lo sguardo del figlio maggiore, Jack, nel suo viaggio personale dall’innocenza dell’infanzia alle disillusioni dell’età adulta che  si sente come un’anima perduta nel mondo.

Il tema fondamentale del film, all’interno del quale il regista texano utilizza ancora una volta la voce fuori campo, diventata un suo segno distintivo è la ricerca del senso della vita. Esso viene affrontato giustapponendo immagini e riprese di accadimenti dello spazio (pianeti, stelle e galassie), scenari naturali incontaminati dall’uomo (deserti, oceani, vulcani persino l’evoluzione della terra primigenia e i dinosauri, che Dio avrebbe fatto estinguere per fare posto all’amato uomo), ricostruzioni dell'”infinitamente piccolo” (immagini al microscopio elettronico di movimenti cellulari) e le vicende della famiglia protagonista.

A detta di taluni critici, l’opera sarebbe confrontabile e affiancabile a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. La verosimiglianza di questo paragone è legata, oltre che all’impiego del tecnico Douglas Trumbull, all’impostazione strutturale e ritmica del film. Entrambi inseriscono una vicenda umana particolare nel quadro della evoluzione dell’Universo. Entrambi si giovano di una fotografia e un impatto visivo notevole e di un commento musicale particolarmente accurato e si caratterizzano per la prevalenza della suggestione visiva e sonora su dialoghi e trama. Mentre tuttavia l’opera di Kubrick appare concentrata sull’aspetto della evoluzione tecnologica, in una prospettiva sostanzialmente materialista se non nichilista, il film di Malick è prevalentemente incentrato sulla dimensione delle emozioni e apertamente orientato a lasciare dischiuse risposte, o quantomeno dubbi, metafisici.
da Wikipedia
“The Tree Of Life”, un film fuori dagli schemi, fatto di emozioni difficile da raccontare  diretto da un regista,Terrence Malick, che tra un film e un altro ha fatto passare anche 20 anni. Solo 7 film in quarant’anni di carriera.

“Amour” un film di Michael Haneke

“Amour” è un film del grande regista Michael Haneke,inizia dalla fine, fine del film e fine di ogni essere umano.I protagonisti Georges (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva) una coppia di ottuagenari sembrano due fantasmi e fin dai primi fotogrammi  chiariscono  che “l’amour” del titolo è quasi inteso in senso sarcastico. Il film lascia un sapore amaro e fa davvero male. 

Anne non parla più ma riesce a gridare  a ripetizione: MALE  

 MALE                    MALE                MALE                     MALE           MALE    



  Haneke racconta un amore senile proseguendo la sua critica a una struttura sociale ipocrita.

Tra i tanti premi ha vinto la Palma d’oro a Cannes 2012 ed il premio Oscar nel 2013 come migliore film in lingua straniera.

Io non riesco a scriverne più di tanto ( mia madre 3 anni fà è morta in circostanze analoghe) quindi inserisco una bella  recensione di Marzia Gandolfi nel sito:      http://www.mymovies.it/film/2012/amour/

Anne e Georges hanno tanti anni e un pianoforte per accompagnare il loro tempo, speso in letture e concerti. Insegnanti di musica in pensione, conducono una vita serena, interrotta soltanto dalla visita di un vecchio allievo o della figlia Eva, una musicista che vive all’estero con la famiglia. Un ictus improvvisamente colpisce Anne e collassa la loro vita. Paralizzata e umiliata dall’infarto cerebrale, la donna dipende interamente dal marito, che affronta con coraggio la sua disabilità. Assistito tre volte a settimana da un’infermiera, Georges non smette di amare e di lottare, sopportando le conseguenze affettive ed esistenziali della malattia. Malattia che degenera consumando giorno dopo giorno il corpo di Anne e la sua dignità. Spetterà a Georges accompagnarla al loro ‘ultimo concerto’.

“Diventare vecchi è insopportabile e umiliante” scrive Philip Roth in “Everyman”, uno dei suoi romanzi più dolenti e implacabili intorno alla senilità e alla malattia, argomenti temuti e tenuti ai margini del discorso pubblico. Ci voleva un regista rigoroso come Michael Haneke per contemplarli, mettendo in scena una coppia di ottuagenari che guarda in maniera diretta la propria estinzione. E diretto e frontale è pure lo sguardo di Haneke, che ‘infartuando’ la sua protagonista introduce nella sua vita un senso di precarietà e un destino cinico, che non si accontenta di farti invecchiare, soffrire e morire, prima della tua dipartita si porta via i tuoi amici, quelli che amavi, quelli che conoscevi, quelli che frequentavi, costringendoti all’ennesimo funerale.

Non risparmia niente Haneke allo spettatore, accomodato in sala nell’incipit del film e risvegliato nel progredire dell’affezione dalle “cose ovvie, altrimenti indiscusse”. La vecchiaia è un massacro e la malattia si fa beffa dell’ansia di durare con una precisione assoluta, terrificante, invisibile ma visibile nei suoi effetti. Haneke procede e approfondisce la critica a una struttura sociale ipocrita, che non ha il senso della realtà e del coraggio e persevera nel contemplare la ‘senescenza’ come tempo della pace e stagione dei ricordi sereni. Il male, che nel villaggio dei dannati nella Germania de Il nastro bianco cresceva dentro il corpo della comunità, in Amour consuma adesso il corpo di Anne, ingolfandola fino a ‘spegnerla’. Impietosa e severa, la violenza della malattia è raddoppiata dalla geometrica prigione dei movimenti di macchina e da uno stile di inarrivabile crudeltà. Unica concessione per Haneke è l’amore, l’amore del titolo, consentito insieme alla disperazione, alla rabbia e alla ribellione.

Questa volta non c’è niente da nascondere e l’etica raggelante dell’autore austriaco prevede una via d’uscita dopo aver scavato con le unghie nel dramma sostanziale dell’essere umano, dopo aver centrato la corporeità dell’esperienza della vita. A riempire nell’epilogo il vuoto di Anne e Georges resta soltanto il pieno della Eva di Isabelle Huppert, ultima espressione nel film dell’essere in vita.

 

 

 

 

L’amore è un atto di fede

L’amore non si può dimostrare.
Se vi viene chiesto di dimostrarlo, non cè nessuna cosa che potete fare
senza lasciare il dubbio che stiate fingendo.

                                   — L’amore è un atto di fede.–

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L’amore è tutto
e niente
         Fa crepare di rabbia
fa ridere
fa piangere
          è il W.C degli spermatozoi
è paradiso in terra.
L’amore è tutto
e niente.
        Fa bestemmiare
e pregare
fa diventar poeti

            “pulisce le sconcezze”
dissacra, incanta
urla
         canta
ferisce
            guarisce.

Ipotesi d’Amore – Mino Rimondi

“Il compagno di viaggio deve essere l’amore non il soggetto d’amore”(Replay)

Perdere ogni giorno il treno delle 8:52
sorseggiare il caffè dalla stessa tua tazza
tutti quei segreti che condividevamo e che
pensavamo nessun altro sapesse,
questo è quello che mi manca di te
la nuova strada che l’amore mi ha fatto vedere
la tua timida smorfia quando mi hai chiesto se
mi avrebbe fatto piacere avere le chiavi di casa tua
il modo d’intesa che avevi di accarezzarmi
questo è quello che mi manca di te
mi hai rapito con il tuo sorriso brillante che mi ha entusiasmato
guidare con te nella tua nuova macchina, sentendomi libera
se è vero che l’amore è cieco allora io sono stata cieca volentieri
mi hai fatto sentire che avevamo un futuro,
che potevamo essere e saremmo stati
il modo in cui dicevi che non sarei stata nessuno da sola
la tua abitudine di inzupparti in acqua di colonia troppo costosa
il modo in cui spegnevi la luce quando sapevo che eri a casa
questo è quello che non mi manca di te
scommetto che stai usando la tua solita magia come fosse nuova
guidando così velocemente con una nuova stupida accanto a te
presumibilmente credendo che lei sia l’ultima delle poche fortunate
mi chiedo se lei sa che le stai mentendo come hai fatto con me
il modo in cui dubitavo solo di me stessa quando stavo con te
come se fossi una stupida ad aspettarmi qualcosa anche dalla vita
la tua abilità di mortificarmi di fronte a tutti quelli che conoscevamo
questo è quello che non mi manca di te

What I Miss About You – Katie Melua 

amore 2015

Donna del miracolo
sono ancora qui che attendo
non farmi aspettare ancora
ho bisogno di te.
Ti voglio bella, calda, tenera e dolce

per camminare sotto le stelle
tenendoti alla vita
e sentirti vibrare sotto la mia mano;
per bere dalla tua bocca
parole leggere d’amore;
per ascoltare
le note del mare calmo e del silenzio;
per ridere come fanciulli
per sorridere di un passato effimero
per vedere l’invidia degli altri
che guardano la nostra isola d’amore
— in mezzo alla folla —
mentre torniamo a notte
verso il nostro letto d’estasi.
Ti aspetto, fai presto
o schianto.
Mino Rimondi

Nel 1979  Franceso Alberoni pubblicava “Innamoramento e Amore”, un saggio rivoluzionario di grande successo, mentre nel 2004 con “Sesso e amore” molti concetti esposti nel 1979 vengono riveduti.

“Sesso e amore”:
“Il compagno di viaggio deve essere l’amore non il soggetto d’amore”
L’anima gemella si incontra solo una volta nella vita e spesso non si incontra quasi mai.
L’innamoramento, vero stato euforico, dura sempre circa un anno durante il quale il partner viene idealizato e visto senza inperfezioni, poi finita questa fase si cominciano a vedere i difetti, si accusa il partner di essere cambiato ma in realtà  siamo noi ad essere cambiati.Al nostro tempo i matrimoni in media durano tre anni e la media si abbasserebbe notevolmente contando le convivenze.
“Il compagno di viaggio deve essere l’amore non il soggetto d’amore”
noi cambiamo e cambia il soggetto d’amore.L’amore è storico, ha sempre un inizio e una fine.
In pochissimi casi l’innamoramento si trasforma in amore, avviene solo se  il cambiamento avviene nello stesso momento ,allora capita di vedere coppie che stanno insieme una vita: le così dette anime gemelle.
Negli altri casi si ha a che fare con i sosia karmici, la cosa peggiore che puo’ capitarci d’incontrare, sono simulatori abilissimi delle anime gemelle e possono passare anni prima di venire scoperti ,ma ormai è tardi, hanno fatto danni irreparabili.

Fragile – Fiorella Mannoia

 Fragile – Fiorella Mannoia- testo di Piero Fabrizi (2001)

Mai nessuna meraviglia potrà più toccarmi
mai nessuna comprensione potrà mai guarirmi
mai nessuna punizione sarà più severa
mai nessuna condizione sarà mai più vera
Se il mio cuore avesse fiato correrebbe ancora
e invece resta lacerato dentro una tagliola
quale grado di stupore potrei superare
quale tipo di dolore potrei consumare
Non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
È un altare di ricordi questa stanza nera
sacro luogo di promesse per la vita intera
quanto nitido rancore dovrò cancellare
quale livido silenzio dovrò sopportare
Non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
Non ho più te, sono fragile perché
non ho più te, sono fragile perché
non ho più te
Sono fragile perché sono un nido caduto
sono fragile perché non ho più te
sono fragile perché sono seta nel fuoco
sono fragile perché non ho più te
Non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo
non ho più te, sono sola al mondo
non ho più te, buio più profondo

                                 “Fragile” : cinque minuti di parole che fanno male, in un video inquietante, dove si vede una donna sola, disperata, quasi intrappolata in casa .Il video, così come la canzone, testimonia la voglia di accettarsi così come si è, pur nel dolore che ciò può comportare. Come puoi amarti e volerti bene, se chi ti ama (o meglio ti amava) ti ha abbandonato? 

“Come puoi sentirti soggetto d’amore se alla fine ti trovi a muoverti tra le pareti di una casa con la percezione di essere niente più che un soprammobile”?