Atacama

Da Repubblica.it

Colpa del Niño, la Death Valley diventa un parco fiorito di ARTURO COCCHI 

ore 17.22 del 6 marzo 2016

California. Da due settimane il deserto più torrido del pianeta ha cambiato aspetto. Responsabile il fenomeno climatico, che quest’anno ha trasformato in giardino anche Atacama, il luogo più arido di tutti  

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Liberté, Égalité, Fraternité

Libertà, Uguaglianza, Fratellanza è il motto nazionale della Repubblica Francese.

Nella Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino, parte integrante e iniziale della Costituzione Francese dell’anno III (1795), la Fraternité, terzo elemento del motto repubblicano, è definita così: «Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi;

venti del sud

Successivamente, nel libro La Costituzione, o Progetto di Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 vengono ripresi e perfezionati gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza che verranno progressivamente adottati a motto e simbolo.

Poi, le Costituzioni del 1946 e 1958 riconoscono autorevolmente il valore che il triplice motto ha per la storia del Paese d’oltralpe.

venti del nord

Liberté, Égalité, Fraternité rappresentano un valore così grande da travalicare i confini della Francia, sono simboli che hanno portata e rilevanza universali. Questo motto, nato dalla fucina d’idee della rivoluzione francese, è un caposaldo irrinunciabile della moderna cultura dell’Occidente.

«Noi non torniamo indietro» e «via la polizia»: urlano i profughi migranti che si trovano ancora sulla scogliera a Ventimiglia,  irritati dalla presenza della polizia e dei carabinieri.
Vogliono solo passare in Francia per andare nel Nord Europa dove hanno amici e parenti ma  vengono respinti dalla gendarmi Francesi. Sono alcune centinaia,molti sono Eritrei scappano dalle dittature,dalla fame, dalle carestie e dalle guerre.

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Eritrea:Lo stato prigione
Almeno diecimila prigionieri politici. Leva obbligatoria fino a 50 anni per gli uomini e 40 per le donne. Obbligo di versare una percentuale dei guadagni per chi fugge all’estero. Pena: ritorsioni contro le famiglie. E’ l’Eritrea di Isaias Afewerki.
Dal Manifesto.it :
Marco Omizzolo, Roberto Lessio

EDIZIONE DEL
27.11.2014
In Eri­trea da anni domina uno dei regimi più vio­lenti al mondo. Il dit­ta­tore Isa­ias Afewerki, al potere dal 1993, non ha scru­poli con la popo­la­zione locale e con quanti cer­cano di scap­pare dal paese. Chi sta con lui vive, chi lo con­te­sta muore o è costretto a fug­gire. Ricor­dare la vio­lenza di que­sta dit­ta­tura è utile in vista della con­fe­renza mini­ste­riale orga­niz­zata dal vice­mi­ni­stro per gli Affari Esteri Lapo Pistelli per oggi e domani a Roma con lo scopo di lan­ciare il Pro­cesso di Khar­toum: un dia­logo raf­for­zato tra i paesi afri­cani e l’Ue per impe­gnarsi sulla gestione delle migra­zioni. Alla con­fe­renza pren­de­ranno parte i rap­pre­sen­tanti dei paesi di ori­gine e tran­sito della Horn of Africa Migra­tory Route, la prin­ci­pale rotta migra­to­ria verso l’Europa, tra i quali uno del governo eri­treo. In con­co­mi­tanza, il Comi­tato Giu­sti­zia per i nuovi desa­pa­re­ci­dos ha con­vo­cato per domani una con­fe­renza stampa alla Camera dei depu­tati per denun­ciare le morti di migranti nell’area medi­ter­ra­nea, rico­struire la verità, san­zio­nare i respon­sa­bili e ren­dere giu­sti­zia a vit­time e fami­liari. A par­tire da quelle del regime eri­treo. I por­ta­voce del Comi­tato, tra cui Enrico Cala­mai, chie­dono che il Pro­cesso di Khar­toum non impe­di­sca all’Italia di con­dan­nare Afewerki e di soste­nere il popolo eri­treo, vit­tima di una dit­ta­tura che ha can­cel­lato ogni libertà, tutti i diritti civili e poli­tici, qual­siasi ten­ta­tivo di oppo­si­zione.

La mucca siamo noi

“La mucca va munta, dagli l’elenco della mangiatoia.”
Questo dicono nelle intercettazioni i nuovi mercanti di schiavi.
Stiamo parlando di briciole, rispetto alle tante mucche esistenti.
Appalti per i profughi con continue proroghe, più questi disgraziati  stanno nei centri di accoglienza, più gli squali ci guadagnano, si stima oltre 20 mila euro al mese.
La mangiatoia è molto larga. Esiste una rete estesissima, un degrado etico e morale pazzesco nelle istituzioni.
Ogni emergenza diventa una fonte illecita di guadagno, questo paese è specializzato in queste cose.
I profughi li chiamano “ciabattanti”
questo è vero razzismo.
Anche un anno, due anni in attesa dei documenti.
L’Europa ci ha abbandonato. Partono dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Senegal, dalla Costa D’Avorio da mezza Africa, pagano migliaia di Euro per attraversare il deserto poi pagano ancora per salire sui barconi della morte.
“La mucca deve essere continuativamente foraggiata per poter essere continuativamente munta”. Sono le parole con cui Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, spiegava ad alcuni degli indagati coinvolti nell’inchiesta Mafia Capitale il sistema delle mazzette. Tale metafora, si legge nell’ordinanza del gip Flavia Costantini, “è un’eloquente dimostrazione di un rapporto corruttivo continuativo nel tempo”.

Dal”Corriere della sera” (corriere.it)
Mafia Capitale, le nuove telefonate:

«La mucca tu la devi mungere, però gli devi dà da mangià»
La metafora di Buzzi per spiegare il sistema delle tangentiSono ancora una volta le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle quali Salvatore Buzzi racconta il suo ruolo di corruttore a comporre il secondo capitolo di Mafia Capitale, che arriva dritto nel governo di Roma (cinque consiglieri comunali arrestati e altri indagati, insieme a funzionari di vari livelli finiti anch’essi in carcere), della Regione dove pure sarebbero stati siglati “accordi spartitori”, e del sistema di gestione dell’emergenza immigrati.

In una telefonata del 15 ottobre 2014 – un mese e mezzo prima degli arresti del 2 dicembre – il manager delle cooperative parlava con Franco Figurelli, all’epoca appartenente alla segreteria del presidente del consiglio comunale Mirko Coratti, e prendendo spunto dalla richiesta di assunzione per una ragazza avanzata da Figurelli, rendeva chiara la sua filosofia.
Buzzi: “Ahò ma, scusa ma lo sai… la sai la metafora?
Figurelli: “Eh…”.
Buzzi: “La mucca deve mangiare”.
Figurelli: “Ahò, questa metafora io glielo dico sempre al mio amico, mi dice: ‘non mi rompere, perché se questa è la metafora lui ha già, già fatto, quindi non mi rompere’…”.
Buzzi: “Ma… fai fa… fagli un elenco…
Figurelli: “Salvatò…”
Buzzi: “Fagli un elenco della mangiatoia, digli, oh” (ridono)
Figurelli: “Salvatò, te voglio be… già me rompe… dice: ‘E’ possibile che Salvatore a noi ce risponde così?’, ho detto: ‘Ahò, che te devo di’, gli ho detto, ‘questa è la metafora che me dà il cammello e della cosa… quindi che te devo fà?’” (…)
Buzzi: “Sì, ma io investo su di te, lo sai che investo su di te”.
Figurelli “Eh, meno male” (…)
Buzzi: “Ahò, però diglielo: ‘guarda che ha detto Buzzi che qui la mucca l’avemo munta tanto… (sovrapposizione di voci)”.

DA RAI NEWS di Carlotta Macerollo 11 marzo 2015
Fosse una nazione, quella dei profughi sarebbe il 26esimo stato più popoloso al mondo, composto da 51,2 milioni di individui. Poco meno di tutti i cittadini italiani messi insieme. Il loro problema, però, è che una terra da poter chiamare casa non ce l’hanno. O meglio, non più. Secondo l’ultimo rapporto Oxfam “I Paesi degli invisibili”, 51 milioni di persone scappano dai conflitti. Ogni 4 secondi una persona è costretta a fuggire dalla propria casa (oltre 20mila al giorno), andando a ingrossare le tristi fila dei profughi: “Sono più di quanti ne abbia generati la Seconda guerra mondiale e tra questi, 33,3 milioni sono sfollati all’interno del loro stesso paese, 16,7 milioni sono rifugiati all’estero, 1,2 milioni aspettano di ricevere asilo”. La campagna “You save lives” Oxfam lancia insieme all’Unione europea una campagna denominata “You save lives”, accompagnata dall’hashtag #rendilivisibili, per fare il punto sulle gravi crisi umanitarie che si stanno consumando in Siria, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Al-via-You-save-lives-campagna-Ue-Oxfam-insieme-per-dare-voce-ai-51-milioni-di-profughi-nel-mondo-dfbeda8a-82d6-4e89-a48d-cdc840eeb761.html

Siria, 4 anni di guerra
Quattro anni fa la Siria è scivolata in un conflitto sanguinoso, che è costato la vita a più di 200mila persone. Quello che una volta era un Paese a medio reddito oggi è un territorio coperto di rovine, dove più di metà della popolazione necessita di assistenza umanitaria, con 7,6 milioni di sfollati interni e più di 3,8 milioni che hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi, causando una delle peggiori crisi umanitarie del 21esimo secolo. I paesi confinanti con la Siria cercano di far fronte al flusso dei rifugiati. Resi instabili dal peso della crisi, Giordania e Libano hanno aumentato le restrizioni alle frontiere. Il Libano ha la più alta concentrazione pro capite di profughi nel mondo con 1.1 milioni di persone, che rappresentano il 25% della popolazione. Con la guerra che non dà segni di tregua, gli Iraniani che sono riusciti a fuggire nei Paesi confinanti debbono affrontare condizioni sempre più difficili. L’aiuto umanitario internazionale ha rivestito un ruolo vitale nel soddisfarne i bisogni primari come acqua e igiene, cibo e riparo. Tuttavia, le possibilità di sostentamento rimangono limitate; i siriani, che hanno ormai consumato tutti i propri risparmi, non hanno più risorse. Dal momento che la maggioranza dei rifugiati vive in insediamenti informali rifugi provvisori, per cui devono anche pagare un affitto, la loro situazione è disastrosa e hanno bisogno di un sostegno continuo. Il reportage dal campo profughi di Zaatari, in Giordania Qualche volta, un’immagine racconta più di mille parole: l’account Twitter dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) mette a confronto due foto satellitari del campo profughi di Zaatari, in Giordania, una scattata nel 2012 e l’altra nel 2014.
Vedi : http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Al-via-You-save-lives-campagna-Ue-Oxfam-insieme-per-dare-voce-ai-51-milioni-di-profughi-nel-mondo-dfbeda8a-82d6-4e89-a48d-cdc840eeb761.html