“Come io vedo il mondo” di Albert Einstein( seconda parte)

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Einstein a 14 anni

LIBERTÀ SPIRITUALE DEGLI INDIVIDUI E UNITÀ SOCIALE

Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare liberamente, lo sviluppo della società in senso progressivo sarebbe altrettanto poco immaginabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza l’apporto vivificatore della società.
Una comunità sana rimane perciò legata tanto alla libertà degli individui quanto alla loro unione all’interno di una società. È stato detto, e con molta ragione, che la civiltà greco-europeo-americana, e in particolare il rifiorire della cultura col Rinascimento italiano, che subentrò alla stasi del Medio Evo in Europa, trovò il suo fondamento soprattutto nella libertà e nell’isolamento relativo dell’individuo.
Consideriamo ora la nostra epoca. In quali condizioni si trovano oggi la società e le persone?
In rapporto al passato, la popolazione dei paesi civilizzati è estremamente densa; l’Europa ospita all’incirca una popolazione tre volte superiore a quella di cento anni fa. Ma il numero di uomini dotati di temperamento geniale è diminuito senza proporzione. Soltanto un esiguo numero di uomini, a motivo delle loro facoltà creative, sono noti alle masse come personalità degne di considerazione. L’organizzazione ha in certo qual modo sostituito le qualità del genio nel campo della tecnica e, in misura notevolissima, nel campo scientifico.
La penuria di personalità si fa sentire in modo particolare nel campo dell’arte. La pittura e la musica sono oggi nettamente degenerate e suscitano nel popolo echi assai meno intensi. La politica non manca solo di capi. L’indipendenza intellettuale e il sentimento del diritto si sono profondamente ridotti nella borghesia, sicché l’organizzazione democratica e parlamentare che poggia su quella indipendenza è stata in molti paesi sconvolta; sono sorte dittature e sono state sopportate perché il sentimento della dignità e del diritto non è più sufficientemente vivo.

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DECADIMENTO DELLA DIGNITÀ UMANA

I giornali di un Paese possono portare in sole due settimane la folla cieca e ignorante ad un tale stato di esasperazione e di esaltazione da indurre gli uomini ad indossare l’uniforme militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani.
Il servizio militare obbligatorio mi sembra il sintomo più vergognoso della mancanza di dignità personale di cui soffre oggi la nostra umanità civilizzata. E in relazione a questo stato di cose, non mancano profeti che prevedono prossimo il crollo della nostra civiltà. Ciò nondimeno, io non sono nel novero di questi pessimisti: io credo in un avvenire migliore. (…….continua)

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Dalla raccolta di riflessioni di Albert Einstein scritte dal 1934 fino al 1955, anno della morte dello scienziato,riunite in unica pubblicazione sotto il titolo di “come io vedo il mondo”.(a cura di Ciro A. R. Abilitato)