Bombardate Auschwitz

La questione del rifiuto dei governi alleati di bombardare sia le ferrovie che trasportavano i prigionieri ad Auschwitz sia le installazioni destinate allo sterminio ha suscitato nel dopoguerra grandi polemiche e aspri dibattiti; ancora oggi sull’argomento sono in uscita ben due volumi: Bombardare Auschwitz di Umberto Gentiloni Silveri (Mondadori, pp. 128, euro 17) e Bombardate Auschwitz di Arcangelo Ferri (Il Saggiatore, pp. 184, euro 16). Perché queste linee di comunicazione non furono poste tra gli obiettivi alleati? Perché gli angloamericani non cercarono di fermare così la macchina dello sterminio?La richiesta di bombardare le linee che terminavano nel binario morto di Auschwitz-Birkenau fu rivolta agli alleati dalle istituzioni ebraiche e dal governo polacco in esilio nella primavera-estate del 1944. All’epoca, Auschwitz funzionava a pieno regime ed era rimasto l’unico in funzione dei 5 campi di sterminio iniziali: Belzec era stato chiuso nel 1943, Majdanec stava per essere smantellato in previsione dell’arrivo dell’Armata Rossa, mentre a Treblinka e Sobibor erano state sospese le esecuzioni di massa dopo due tentativi di rivolta. Ad Auschwitz, invece, i treni piombati continuavano a fermarsi, rigettando sempre nuove vittime. Solo a novembre l’attività del campo si sarebbe arrestata, in seguito all’avanzata dell’Armata Rossa che il 27 gennaio avrebbe liberato il campo. Cominciavano allora le marce della morte per spostare i prigionieri verso ovest, nei campi di concentramento in Germania. Cominciava anche la demolizione delle strutture di Auschwitz, per tentare di celarne il funzionamento ai vincitori.Nella primavera del 1944 stava per iniziare la deportazione degli ebrei ungheresi, che fu diretta da Eichmann e si svolse con grande velocità tanto da portare allo sterminio di mezzo milione di ebrei ungheresi in pochi mesi. I treni dei deportati viaggiavano a pieno regime perché lo sterminio fosse completato prima che le truppe russe arrivassero in Polonia. Per fermarlo era essenziale quindi impedire i trasporti. Ma era anche essenziale avvisare gli ebrei ungheresi che la deportazione non era rivolta a un campo di lavoro, ma alle camere a gas. Nessuna di queste due condizioni fu realizzata.

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