All The Big Tree – Jonsi&Alex

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Un mondo di isole di plastica 

Un immensa “isola di plastica” galleggia nell’oceano Pacifico è un’immensa discarica dal diametro di 2 mila e 500 chilometri con 30 metri di profondita’. C’è ne è un altra anche nell’atlantico. E una da 500 tonnellate anche nel mediterraneo.

Una delle cosiddette isole di plastica è quella del Pacifico, nota anche come grande chiazza di immondizia del Pacifico ed è, leggiamo su Wikipedia, “un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) situato nell’Oceano Pacifico, approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord.”

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La grande chiazza di immondizia del Pacifico, scrive Wisegeek.com, “è considerata da alcuni scienziati una denominazione impropria per indicare l’accumulo di immondizia galleggiante della dimensione del Texas che si trova tra l’Oregon e le isole Hawaii. Comunque la si chiami, l’immondizia rappresenta un disastro ambientale per gli oceani del mondo ed è spesso usato per illustrare il bisogno di politiche di preservazione che tengano in considerazione l’oceano.”
La sua estensione non è nota con precisione: le stime vanno da 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² (cioè da un’area più grande della Penisola Iberica a un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti), ovvero tra lo 0,41% e il 5,6% dell’Oceano Pacifico. Valutazioni ottenute indipendentemente dall’Algalita Marine Research Foundation e dalla Marina degli Stati Uniti determinano l’ammontare complessivo della sola plastica dell’area in un totale di 3 milioni di tonnellate, nell’area potrebbero essere contenuti fino a 100 milioni di tonnellate di detriti.

L’accumulo si è formato a partire dagli anni cinquanta, a causa dell’azione della corrente oceanica chiamata Vortice subtropicale del Nord Pacifico, dotata di un particolare movimento a spirale in senso orario, il centro di tale vortice è una regione relativamente stazionaria dell’Oceano Pacifico, che permette ai rifiuti galleggianti di aggregarsi fra di loro formando una enorme “nube” di spazzatura presente nei primi strati della superficie oceanica.Questo accumulo informalmente viene chiamato con diversi nomi, tra cui Isola orientale di Immondizia’ o Vortice di Pattume del Pacifico.
Una chiazza simile di detriti galleggianti, con densità comparabili, è presente anche nell’Oceano Atlantico (chiamata “North Atlantic garbage patch”).

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Fonte : https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pacific_Trash_Vortex

La sindrome del cuore spezzato 

Il cuore si spezza davvero!
Non si tratta di un termine poetico.Stiamo parlando di un tipo di cardiomiopatia che, secondo i medici, colpisce quasi esclusivamente le donne.
La forma naturale del cuore ci appare approssimativamente come un pugno.
Con “la sindrome del cuore spezzato”, vera deformazione fisica, assume una forma strana, appare fermo, addormentato, tranne la parte superiore che continua a battere.

È una condizione che si associa in genere a un evento di forte stress o traumatico come per esempio un lutto, una separazione o la perdita di un amore.
Questa situazione, in realtà è un meccanismo di difesa del cuore stesso che si vuole proteggere dagli eccessivi scarichi di adrenalina conseguenti all’evento drammatco vissuto.Scientificamente, questa condizione è chiamata “tako-tsubo” o cardiomiopatia da stress.Normalmente,l’azione stimolante dell’adrenalina sul cuore è importante per aiutarci a mandare più ossigeno in tutto il corpo durante situazioni stressanti, ma può essere pericolosa se questoa va avanti troppo a lungo. Nei pazienti con sindrome da cuore infranto, l’adrenalina funziona invece in modo diverso e “spegne” il cuore. Questo sembra proteggere il cuore da una sovrastimolazione. Il pericolo è che questa condizione perduri troppo nel tempo e che la regolazione dell’adrenalina vada fuori controllo.
Secondo i ricercatori, a causa della somiglianza dei sintomi, circa il 2% sospettate di essere vittime di un generico attacco cardiaco, in realtà erano sotto questa condizione che, finalmente, è stata riconosciuta.
I medici fanno notare che il tutto si traduce in uno scompenso cardiaco acuto. In generale, la maggioranza delle persone in questa condizione si riprendono del tutto nel giro di qualche giorno o, al massimo, settimana.

Abbracciala, abbracciali, abbracciati – Lucio Battisti – Mogol

Cosa ti dicevo mai?
A che punto ero?
Ho quasi l’impressione che
– io con te –
perdo il sentiero.
Forse la psicologia
può spiegare questi strani vuoti
della mente mia.
Ora mi ricordo che
parlavo di follia
e del grande amore,
grande bugia.
Che ne pensi dimmi,
di un uomo tanto stupido da crederti “sua”?
Anima
alzati
apriti
abbracciala
abbracciali
abbracciati
Che ora è? E’ tardi ormai.
Mia cara, cara amica
che ne dici se noi
portiamo a termine la nostra
dolcissima fatica.
Allontaniamoci verso
il centro dell’universo.