Fjögur Píanó – Musica by Sigur Rós – film by ALma Har’el–Valtari film Experiment no.3

Fjögur Píanó (Piano a quattro) é un capolavoro di Halma Har’el in cui spicca l’interpretazione di Shia Laboeuf, protagonista della trilogia dei Transformers. Il video si basa sull’impossibilità di uscire da una situazione senza causare del male agli altri e a noi stessi. La musica accompagna visioni dolorose, sinuosi movimenti danzanti dei protagonisti con un pizzico di suggestioni psichedeliche. Da togliere il fiato.

Il filo conduttore di quasi tutti i cortometraggi è la lentezza, e non poteva essere altrimenti vista la materia musicale da maneggiare. “Valtari” è sicuramente il disco meno post-rock e più ambient della produzione degli islandesi, per cui abbinare ai brani qualcosa di troppo movimentato sarebbe stato un controsenso. Assistiamo ad un uso smodato dello slow motion e ai richiami della natura, da sempre prima fonte di suggestione dei Sigur Rós (Jonsi)

 

Mi manchi

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Mi manchi
vorrei solo averti qui
mi è crollato
il mondo addosso quando mi hai detto addio
ma mentre mi ripeto tutto passa
so che sono bugiardo:
non ti dimenticherò mai

Il ricordo della tua voce
mi da i brividi
i tuoi sospiri lontani
li sogno tutte le notti
le tue mani
i tuoi baci
mi sfiorano ancora
ma come un cretino
ho fatto svanire ogni possibilità
Mi manchi…
ho freddo, ma c’è il sole
le parole
per riportarti nel mio cuore
ancora le devono inventare
proverò a crearle io
Mi è tornata la paura
la paranoia di non essere giusto
per avere un po di amore
non vorrei fosse così…
servirebbe un miracolo
la statua mia
che lacrima sangue
allora forse capiresti
che sono sincero
quando ti chiedo perdono
Mi manchi…
guardo la tua foto
per sentirti ancora mia
ma non funziona
anche se sei nei miei pensieri
e nei miei desideri.
TonyM

Per il resto… che bello dormire da soli!

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Foto by TonyM

Battiato:”Io mai innamorato, che bello dormire da soli”.
“La passione è una zavorra. Quanti uomini uccidono perché si sentono rifiutati?.L’arte è cosa sublime. Non possiamo considerare la musica come una colonna sonora per amori spezzati. Un artista che si documenta e legge non fa altro che condividere le sue conoscenze. La musica è una lingua in codice che ha il potere di trasportarti in mondi che non hai mai esplorato. Ma perché mi fa parlare di queste cose? Proprio io che mi vanto di non essere mai stato innamorato?”. Una bella fortuna… “Sì, ma rischio di mettermi in cattiva luce. In realtà sono stato innamorato, a sedici anni:  un altro anno di quei tremblement mi avrebbero ucciso. So cosa vuol dire, ho provato quell’ebbrezza. Ma ora stiamo parlando dell’amore cosciente, quello che arriva dopo. Mai accettata l’idea dell’innamoramento come perpetuazione del malessere, quando nella coppia iniziano i sadismi… È umiliante. No, no, da qui non passa”.

“La passione è una malattia, una zavorra che ci trascina verso il basso. Di amori veramente riusciti, a esser generosi, ce n’è uno su un miliardo. La cronaca ci parla quotidianamente di coglioni che credono di essere i proprietari dei genitali dell’altro. Non è questo che genera il femminicidio cui stiamo assistendo? Quanti uomini uccidono perché si sentono rifiutati? Vogliamo chiamarlo amore? Quell’uno su un miliardo si verifica quando due stature di altissimo livello si incontrano; allora non si litiga per un dentifricio, e il calo del desiderio non è la ragione sufficiente per una separazione. C’è un malinteso intorno all’amore e al sesso. Troppi credono che sia un sentimento che esplode in una forte tensione sessuale e dopo un po’ scema. Ma quella è un’infatuazione, un abbaglio. Anche l’orgasmo è un momento più complesso di una semplice eiaculazione, è la prova generale dell’abbandono del proprio ego.
Ci sono belle canzoni d’amore, non sono mai stato contrario alla musica leggera. Ma non mi hanno influenzato. Queste trappole sono fuori dalla mia dimensione.
A diciannove anni, all’epoca non pensavo ancora di fare il musicista, non avevo quel fuoco. Ne fui ancora più certo dopo aver inciso un brano che si chiamava”E l’amore”, nel 1968, che vendette centomila copie. Non tantissime all’epoca in cui i 45 giri fortunati vendevano milioni, ma sempre una cifra ragguardevole per un debuttante.
Un giorno mi trovavo in Galleria del Corso a Milano una domenica pomeriggio, a distanza di cento metri un gruppo di venti ragazzi cantavano in coro la mia canzone,mi sentii un ladro, mi nascosi. All’epoca non sapevo niente, volevo ancora far successo. Mi mandarono al Disco per l’estate, sentii un senso di straniamento: che ci faccio qui? In mezzo alle Lise dagli occhi blu? Così cambiai direzione. Nel ’69 ero a Londra per acquistare un sintetizzatore Vcs3. Cambiai vita, abbracciai l’avanguardia. Non fu così semplice, uscivo da una profonda crisi esistenziale. Mi consigliarono un psicoanalista. Fu la mia salvezza. Mi spiegò che non era nulla di grave, niente sedute, mi prescrisse dei farmaci. Scendendo le scale dello studio mi dissi: è quello che meriti, cretino, ti sei messo nelle mani di uno che non sa neanche chi sei. Ovviamente non comprai mai quelle pillole. Appallottolai la ricetta e la gettai nella spazzatura. E da selvaggio, in casa, mi distesi sul pavimento. Poco a poco scoprii che potevo indagare l’interiore. Quella sì fu un’esperienza fantastica. Per il resto… che bello dormire da soli!”.